Anti-Riciclaggio: Gioco d’azzardo categoria a rischio

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Il fatto che il gioco d’azzardo, compresi i migliori casino on line italiani, sia stato inserito dalle norme dell’Unione Europea sull’anti-riciclaggio nelle categorie a rischio non è cosa che è accaduta oggi nell’emergenza sanitaria e nella pandemìa: infatti è cosa, purtroppo, vecchia e che ha inserito il settore ludico in questa valutazione non facendo però distinzione, sulla carta, fra legale ed illegale. Si parla del settore gioco d’azzardo in generale: ma se si volesse essere precisi i controlli anti-riciclaggio andrebbero fatti, e ci pare ovvio, sulle aziende singole e sicuramente non certo su di un intero settore. Quindi, già con questo argomento ci potrebbero essere diverse interpretazioni, diciamo soggettive od alternative, che potrebbero senz’altro far nascere qualche perplessità che viene accompagnata dalla responsabilità penale delle Banche che, in tutta sincerità, non la vogliono proprio. E ciò lo si evince appunto dai comportamenti che gli Istituti di Credito intrattengono (e che proprio non vorrebbero intrattenere) con le imprese che operano nel settore del gioco d’azzardo.

Tutte le diverse attività che gestiscono quantità rilevanti di danaro contante, come le Case da Gioco per fare un esempio, vengono segnalate dal sistema anti-riciclaggio e l’imprenditore di volta in volta deve “giustificare” alla Banca tale segnalazione, cosa che risulta decisamente sgradita alla stessa Banca. Proprio per questo motivo, e per non trovarsi ad avallare movimenti di danaro od operazioni che potrebbero nel futuro creare preoccupazioni, preferiscono evitare qualsiasi responsabilità ed “il problema all’origine”, eliminando i rapporti con il mondo del gioco. In questo modo, in effetti, evitano di sentirsi eventualmente chiamati a rispondere di alcunché e così non si assumono alcuna responsabilità appellandosi, ormai è diventata una “moda” per gli Istituti di Credito, al famigerato “codice etico” che è una scusa più che palese. Purtroppo, è una scusa che dura da parecchio e che sempre di più mette a disagio “economico” gli addetti ai lavori del gioco d’azzardo.

Soltanto che questi imprenditori non riescono a farsi “sentire”, e tanto meno a far rispettare la loro qualifica di imprese legali rappresentanti dello Stato, cosa che pare interessi ben poco alle Banche. Ma proprio perché si tratta di aziende perfettamente legali, che lavorano in concessione, non possono non avere un conto corrente bancario per sviluppare la loro attività: quindi, sembrerebbe inevitabile che questo problema si andasse a risolvere da parte del Governo centrale andando a sedersi ad un tavolo con l’ABI. Ma in caso contrario cosa dovrebbero fare le imprese che si occupano di gioco? A chi dovrebbero mai rivolgersi per la gestione delle loro aziende legali? E sembra addirittura assurdo che questo argomento, ormai “tremendamente vecchio”, non sia già stato preso in considerazione da parte dell’Esecutivo, considerando che non è la prima volta che viene riferito alle istituzioni che, tanto per cambiare, hanno fatto orecchie da mercante come spesso accade quando è il comparto del gioco e delle scommesse sportive che “sussurra” qualcosa.

Anche se è “veramente triste” da accettare da parte di chi ha investito parecchio danaro in concessioni statali proprio per occuparsi del business del gioco, cosa che sembrava di un certo “valore morale” e che oggi viene considerato meno di nulla! Sono più ascoltati estetisti e parrucchieri piuttosto che il settore dell’intrattenimento e del gioco. Evidentemente purtroppo, non sono neppure ascoltati gli appelli delle associazioni di categoria: neppure quelli di SAPAR che da tempo si adopera lungo tutto il territorio per proteggere le imprese di gioco dalle vessazioni sempre più pesanti che si mettono in atto nei confronti del settore e non solo da parte degli Istituti di Credito. Certamente non è un problema marginale e dovrebbe avere senz’altro maggior attenzione: per criticare il comportamento delle Banche è intervenuto anche l’Eurispes che giudica il loro atteggiamento come “abusi contrari all’interesse collettivo” ed anche il Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che ha manifestato più volte l’intenzione di analizzare le motivazioni che sono alla base di questo tipo di “resistenza creditizia” messa in campo dagli istituti bancari.

Eppure il “fare ed il dire” di ADM è rilevante e generalmente ascoltato, essendo un organo importante quasi integrante al mondo del gioco e del poker online. E non solo: vi è anche un atteggiamento ostativo al settore ludico laddove sono state bocciate proposte politiche indirizzate a questa materia, come per esempio, un emendamento al Bilancio presentato per rendere nulle le clausole dei contratti bancari che vanno ad escludere appunto le imprese che operano nel gioco e sopratutto con le apparecchiature da intrattenimento. Oppure lo “stop” ad un’interrogazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui si richiedevano chiarimenti proprio in merito alle decisioni di recesso assunte da alcune Banche dai conti correnti nei confronti delle imprese ludiche. Inutile riferire che non è stata offerta risposta alcuna: il che trattandosi di gioco non è sicuramente una novità però bisogna anche dire che recentemente le Banche hanno avuto atteggiamenti ancora “peggiori” nei confronti dei correntisti, ma non solo per quelli del gioco d’azzardo.

Ci riferisce espressamente alla “bellissima trovata” che nessun cittadino (od impresa) può sforare dal conto corrente neppure per 100 euro, altrimenti viene segnalato al CRIF e con questa manovra non c’è più possibilità di avere accesso ad alcun credito, di alcun tipo: e se sembra giusto che in questo momento indubbiamente particolare a livello economico dove esistono purtroppo tantissime persone che hanno perso il posto di lavoro, sia la via più giusta per “aiutare la cittadinanza” a superare i momenti difficili… E poi che non si dica che non sia vero il principio che le Banche concedono finanziamenti a chi ha già danaro reale e sicuramente non a chi ne ha bisogno: sarà pure una voce “comune” ma rispecchia chiaramente la realtà. E chi lavora nel gioco, poiché capita anche ai dipendenti del settore di confrontarsi con la chiusura dei loro conti correnti perché risultano correntisti non affidabili, ed ovviamente anche le imprese del settore ne sanno veramente qualcosa provato proprio sulla propria pelle.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 5 Febbraio 2021 ore 18:00
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