Ancora oggi si accomunano le parole gioco d’azzardo e proibizionismo

accomunare gioco azzardo e proibizionismo

Non si comprende, o forse invece è proprio comprensibile, che il gioco, ed anche i siti top di casino in Italia, in questo lunghissimo periodo di lockdown stia tirando fuori “ogni stato d’animo” che l’ha colpito sia attualmente che negli ultimi anni trascorsi: però, quello che risulta, purtroppo, è che gli atteggiamenti di oggi nei confronti del gioco d’azzardo sono gli stessi di tanti anni fa. Il che logicamente lascia un po’ sbalordite le imprese destinatarie di questi comportamenti che fanno ritornare nel passato quando il gioco era “materia complicata ”, non era lecito e veniva gestito dalla criminalità organizzata. Non è cambiato nulla poiché tuttora il gioco pubblico viene tiranneggiato e valutato con rischio medio/alto, non si consente di riaprire le sue attività, e praticamente “se ne proibisce l’uso” agli aficionados quasi costringendo i giocatori a rivolgersi all’unico gioco fisico disponibile, quello illegale. Oppure c’è anche la scelta del gioco online che, infatti, ha subito una notevole impennata, ma che indubbiamente non regala le stesse sensazioni emotive del gioco terrestre.

Purtroppo, è magicamente riapparso il gioco illecito su tutto il territorio, approfittando appunto della chiusura di quello legale ed ecco perché si dice che si è ritornati indietro: proprio per la riapparizione di quel gioco d’azzardo che un tempo aveva creato così tante problematiche che allora avevano spinto lo Stato a legalizzare il settore ed a presentare i propri prodotti leciti al pubblico. Poi, nei lunghi anni trascorsi tranquillamente, e con tanti introiti per le casse erariali, si è arrivati al punto che il fenomeno gioco si era troppo esteso e stava entrando con prepotenza nella quotidianità e così si è pensato di fare marcia indietro. Sono cominciate le battaglie contro il settore, l’insofferenza degli Enti Locali, tanti ricorsi ai vari TAR, sino ad arrivare tra tante difficoltà al Decreto Dignità con il divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Altro terremoto nel mondo dei giochi causa di non pochi problemi di ristrutturazione dell’organizzazione delle imprese del settore ludico.

Da qui e da questo decreto piuttosto “totalitario” si è quasi ritornati al vecchio proibizionismo con tante tensioni. Però, tutto questo atteggiamento delle istituzioni aveva fatto percepire all’opinione pubblica che il gioco d’azzardo, e le scommesse sugli sport internazionali, era pericoloso, da tenere alla larga e che provocava derive non controllabili, ma sopratutto che questo fenomeno-gioco andava fermato in qualche modo. Non si era riflettuto né sul fatto che il gioco d’azzardo “piace” a tante persone, e sicuramente non in modo problematico ma come divertimento, né delle ingenti risorse che ne derivavano per le casse erariali e non si stava a guardare neppure al problema dell’occupazione. Tanti posti di lavoro in meno che sarebbero derivati dalla chiusura delle attività di gioco che non risultavano a norma in relazione alle varie Leggi Regionali che nel frattempo erano spuntate come funghi a contrasto del mondo ludico. E non solo: proibendo il gioco non si ottiene di eliminarlo, ma addirittura forse si aumenta la sua ricerca come spesso accade quando si impone la proibizione di una qualsiasi cosa.

Il gioco se ben regolamentato può essere utile, non rappresenta una minaccia e non serve essere proibizionisti a tutti i costi perché altrimenti si ottiene esattamente il contrario: e poi non si deve dimenticare che esistono vari tipi di gioco d’azzardo e di casino con bonus, e non tutti sono “rischiosi”. Ma oggi il gioco pubblico è composto da tantissime piccole e medie imprese gestite da operatori che hanno fatto del gioco il proprio lavoro, impegnandosi legalmente nel rappresentare i suoi prodotti ed offrendoli a chi li ricerca per divertirsi: non c’è nulla di perverso, di illegale, di immorale. Alla gente piace giocare da che mondo è mondo e ci si trova di fronte ad un settore che offre questo servizio, paragonabile a qualsiasi altro settore di servizi. Ma se questo discorso oggi risulta sufficientemente chiaro all’opinione pubblica, non lo è alle istituzioni che continuano a “perseguitare” il gioco impedendo alle sue imprese di continuare il proprio cammino commerciale con normative così restrittive, coercitive e proibizionistiche a volte obbligandole addirittura a chiudere i battenti ed espellendole dai territori di competenza.

Ovviamente, con tutte le gravi conseguenze che ne possono derivare. Ma per togliersi da questo “impaccio” come si può trovare il giusto equilibrio tra la libertà di impresa, il gioco e la tutela delle persone fragili che possono essere coinvolte in qualche deriva che si può incontrare se non si approccia il gioco in modo responsabile? Infatti, non ci si può nascondere dicendo che il gioco d’azzardo, casino live compresi, non ha “lati oscuri”. Serve consapevolezza di quello che si può incontrare quando ci si avvicina al gioco sperando che questo possa risolvere i propri problemi esistenziali ed economici e non come ad un divertimento ed intrattenimento. Ma da questo a sostenere che il gioco d’azzardo sia la piaga del nostro secolo sembra che di acqua sotto i ponti ne debba scorrere parecchia: ma per eliminare queste problematiche, in ogni caso, non si può pensare di proibire totalmente il gioco, la sua pubblicità e far sparire dal territorio la presenza del gioco legale, rappresentato dai suoi concessionari e gestori. Risulta essere un discorso controproducente, assurdo, ed anche ipocrita.

Infatti, si deve considerare che pre-Coronavirus lo Stato sul mondo dei giochi ci ha sempre guadagnato, e pure bene, ed ha sempre provveduto anche a super-tassare questo settore tanto da farlo arrivare per questo motivo in pole position su tutti gli altri Stati Europei. Ma non serve proibire e demonizzare: serve una buona e ben articolata regolamentazione, che tuteli particolarmente i giocatori fragili, ed un’ottima ed uguale distribuzione su tutto il territorio, ma servono anche più severe sanzioni per il gioco illegale e per il poker senza licenza. Quindi, sopratutto oggi, si deve definitivamente abbandonare l’idea, qualora esista, di proibire o far sparire il gioco perché si deve sottolineare che la maggior parte delle persone sanno gestire in modo adeguato il gioco: anche se qualche schieramento politico si è fatto paladino dell’abolizionismo del settore. E proprio a queste persone si dovrebbe ricordare che la storia ci insegna che il proibizionismo non ha mai prodotto alcun risultato educativo o sociale, anzi.

Data Pubblicazione: 23 Maggio 2021 ore 18:00

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