Anche nel DL rilancio non si aiuta il mondo del gioco d’azzardo

nessun aiuto al gioco azzardo dal dl rilancio

Durante questo tremendo periodo di emergenza sanitaria, si è assistito a tanto e confuso “fare” dell’Esecutivo che ha dovuto, in ogni caso, fronteggiare una situazione senz’altro atipica e che ha spiazzato tutti i Governi e non solo quello del nostro Paese. Però, bisogna anche sottolineare che mentre si è tentato nelle varie fasi di lockdown e di riapertura di aiutare le imprese a ripartire con una serie infinita di decreti contenenti disposizioni sulle diverse risorse di sostegno, non si è visto alcun intervento concreto per quello che riguarda il gioco pubblico , compresi i siti legali di casino in Italia, ed il sostegno alle imprese del settore. Salvo lo spostamento dei vari versamenti dovuti allo Stato relativi alla raccolta che ovviamente non essendoci non poteva essere versata nelle casse erariali: versamenti che più o meno si dovranno effettuare “dopo le vacanze” in settembre sempre sperando che la riapertura delle attività ludiche coincida anche con la loro ripartenza economica, cosa che ancora risulta alquanto dubbia.

I vari interventi dell’Esecutivo, come la cassa integrazione ed i finanziamenti alle imprese, hanno subito ritardi inverosimili quando si possano considerare effettivamente arrivati, ma non a tutti ed a tutt’oggi: così il gioco pubblico, tanto per cambiare, “sta tirando avanti da sé” affrontando anche le spese per l’adeguamento delle attività ai protocolli richiesti dal Governo per poter alzare le saracinesche ed essere in regola per la sicurezza sanitaria. Ma come se tutto questo atteggiamento istituzionale nei confronti del settore dei giochi non fosse sufficiente a discriminare l’intera filiera si deve, purtroppo, notare che anche nel Dl Rilancio il Governo ha deciso di escludere il settore ludico che è comunque da considerare il terzo settore industriale italiano. E nonostante questo decreto sia stato emesso proprio per sostenere le imprese e le famiglie in difficoltà a seguito dell’emergenza sanitaria ed economica, delle attività di gioco proprio non se ne parla.

Questo si ripete sempre in tutti i decreti di questo particolare periodo, ma in questo Dl Rilancio si sente proprio la poca considerazione che l’Esecutivo riserva al settore dei giochi, nonostante quest’ultimo abbia continuato a versare, quando possibile, gli stipendi ai propri dipendenti e si sia accollate le consuete spese aziendali che non sono state sospese durante il lungo lockdown cui il gioco pubblico è stato inopinatamente sottoposto. Questa estromissione del gioco nel Dl Rilancio significa che l’Esecutivo si è “volutamente dimenticato” di migliaia di piccole e medie imprese del comparto del gioco che, inutile forse continuare a sottolinearlo, procura allo Stato un gettito di circa 10 miliardi di euro l’anno: e questo potrebbe anche “valere” una sorta di rispetto istituzionale che manca assolutamente, special modo da parte di uno specfico schieramento dell’attuale Governo. Così, oltre a non poter ricevere risorse di alcun tipo per le proprie aziende, il gioco pubblico deve anche subire un’ulteriore tassazione dello 0,5% sulle scommesse per alimentare il famigerato “fondo salva-sport” particolarmente dedicato alle “povere” società di calcio.

Con questo intervento sembra proprio di “sparare sulla Croce Rossa”, come si suol dire: prendere danaro ad un comparto che è al collasso, fermo da più di tre mesi, e senza alcun sostegno istituzionale. Ma bisogna prendere atto di questo comportamento dell’Esecutivo e cercare di andare avanti anche se la “cosa” senz’altro disturba, e parecchio! Sicuramente non essere inseriti nel Dl Rilancio significa oltre tutto non tenere in alcuna considerazione la filiera del gioco e delle scommesse con i sui 150mila lavoratori: insieme di imprese e di persone che hanno legato il proprio lavoro, presente e si spera futuro, ad un settore legale, disciplinato e rappresentativo dello Stato che, però, nel tempo subisce una sorta di smantellamento sotterraneo ad opera di alcuni partiti di potere che non si curano del destino né delle aziende né dei rispettivi lavoratori. Una situazione che farebbe “cadere le braccia” a chiunque, ma non al mondo del gioco che è tenace, e purtroppo abituato a lottare strenuamente per portare avanti la legalità sul territorio e difendere le proprie attività.

Quindi, di nuovo, l’Esecutivo mette i bastoni tra le ruote del percorso delle attività ludiche, non sostenendole ma lasciando il settore in balìa delle circostanze che questa crisi economica senza precedenti andrà a far conoscere al nostro Paese. Insomma, il gioco pubblico ancora oggi senza un riordino nazionale del settore, promesso già un paio di anni fa e che continua a non vedere la luce, sarà costretto a vivere in una situazione incerta a livello economico che costringerà tante imprese, purtroppo, a chiudere i battenti ed a licenziare i propri dipendenti. Apparentemente questo è in netto contrasto con la politica di ripresa e rinascita economica del Sistema Italia, rinascita che evidentemente secondo l’Esecutivo non comprende il mondo del gioco: quasi si volesse cogliere l’occasione dell’emergenza sanitaria ed economica per cercare di eliminare questo settore ludico dal territorio, una volta per tutte. Ma cosa avrà mai fatto il gioco pubblico per meritare un simile atteggiamento istituzionale nei suoi confronti?

I vari concessionari se lo chiedono senz’altro quando vedono i cassetti vuoti, l’illegalità nel gioco che prospera e che fa concorrenza sleale al gioco pubblico e vedono che le tasse invece aumentano per le imprese legali che agiscono per autorizzazioni pagate profumatamente. Mentre devono assistere al timore della gente che si “aggira” accompagnata da guanti e mascherine in una nuova vita, con nuove forme di sicurezza e con tanti protocolli da seguire, ma senza partecipare con il cuore e “come faceva prima” al divertimento, al gioco, all’intrattenimento. Il Governo, oggi, con il Dl Rilancio che a parole comprende sostegno a tutte le persone in difficoltà, così come a tutte le imprese (di qualsiasi settore, od almeno così si lascia intendere) ha escluso ancora una volta “la sua riserva di Stato”: non una parola, un riferimento specifico al settore ludico al quale i vari Esecutivi si sono sempre rivolti per sanare i propri “buchi di bilancio”. Quindi, dove abita la riconoscenza, od almeno il rispetto di tutte queste imprese che hanno fatto così tanto a livello economico ed occupazionale per il nostro Paese?

Luglio 24, 2020: •
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