Una grande rivoluzione al gioco italiano è in arrivo

rivoluzione in arrivo per il mondo del gioco

Ancor prima di stendere queste righe si presuppone che la risposta a questa domanda rimarrà inevasa! Anche se si sta continuando a sottolineare, recentemente, che “eppur si muove”… cioè che nel mondo dei giochi e dei casino on line qualcosa sta cambiando e, sopratutto, muovendo: e si sta anche sollecitando l’intervento dell’attuale Esecutivo Giallo-Verde per la riforma del settore ludico, così come promesso nel Decreto Dignità, nella parte che riguardava i giochi, ma i cui termini sono abbondantemente scaduti. Quindi, probabilmente, per questa ultima mancanza “governativa” ritorna di attualità la riforma dell’offerta di gioco che la precedente legislatura aveva raggiunto nel 2017: un’intesa scaturita dalla Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali che, però, “non era stata seguita” dal relativo decreto attuativo. E ci si domanda dove realmente “sia mai finito” questo accordo sottoscritto dallo Stato e da tutte le Regioni, anche se queste ultime ne hanno poi disconosciuto la firma, portando sgradevolmente in essere un’ondata scriteriata di ordinanze restrittive che hanno portato il settore dei giochi nella condizione attuale di disagio.

Ancora oggi ci si domanda per quali motivi, allora, non sia stato mai adottato alcun provvedimento esecutivo di tale intesa e perché, pure, non sia stato fatto attualmente dall’Esecutivo Giallo-Verde. Ed, inoltre, se quest’ultimo si sia reso conto che le Autonomie territoriali che, come detto, avevano sottoscritto l’intesa, l’abbiano in pratica disconosciuta e non abbiano ritenuto di adeguarsi ai contenuti che erano stati così faticosamente raggiunti e condivisi in Conferenza Unificata. Questo appare veramente grave perché quelle “operazioni di accordo” erano state lunghe, difficoltose, battagliate: e con i risultati odierni che il gioco pubblico sta subendo sarebbe proprio il caso di “riprendere in mano la situazione”, principalmente per evitare eccessive concentrazioni di gioco in alcune aree del territorio e condizioni invece di assenza di servizio pubblico in altre, ma anche per controllare il numero degli operatori e la conseguente libertà di mercato.

Queste osservazioni si fanno ancora più “vive e vegete” se si guarda all’assegnazione dei 15mila “diritti scommesse” ed il relativo bando che è stato preso in esame dal Consiglio di Stato che si è espresso in modo molto crudo nei confronti del Ministero dell’Economia e Finanze che ne aveva richiesto il parere. Appunto il CdS aveva sottolineato che l’atteggiamento degli Enti Locali con l’introduzione dei vari “distanziometri” e delle “fasce orarie di accensione” non era stato tenuto nel debito conto nella stesura degli stessi bandi di gara per le scommesse. Parere alquanto dettagliato, severo, e sostanzialmente negativo dei famosi già richiamati bandi per le scommesse, in quanto il CdS rilevava che “non si comprende come i diecimila negozi ed i quattromila punti gioco previsti nella procedura di gara possano riuscire ad atterrare sul territorio”.

Non si capisce, in effetti, come la rete di questi punti possa fare a seguire un criterio distributivo ed in quale modo, sopratutto, al fine di evitare le eccessive concentrazioni in talune aree e come, infine, nei documenti da allegare alla gara, manchi una qualsiasi seppur piccola indicazione che possa orientare le scelte e la distribuzione di tali punti di gioco. In aggiunta, poi, il CdS sottolineava che la progettazione della rete territoriale non fa parte dell’offerta tecnica che viene rinviata alla fase successiva alla “aggiudicazione” dell’eventuale punto di vendita… Il che risulta ancor più assurdo: ovviamente, si ritiene da parte del Consiglio di Stato che tutto questo (bandi di gara) non abbia tenuto in considerazione la situazione attuale del territorio, ma neppure quella più diretta dello stesso settore del gioco pubblico: e non è tutto qui.

Sempre nel parere del CdS si considera che non sia previsto in questo benedetto bando di gara per le scommesse alcun obbligo dei candidati di fornire qualsiasi elenco della rete di vendita territoriale: come si evidenziano, peraltro, anche dubbi sull’obbligo dei concessionari di attivare solo il 30% dei diritti acquisiti. Ciò deriverebbe dalla considerazione che, probabilmente, i concessionari andrebbero a trovare difficoltà nell’aprire i punti di gioco, considerando le leggi regionali vigenti in materia su tutto il territorio nazionale. Appare evidente al CdS che i bandi pongano tante ed evidenti perplessità per poter assicurare adeguati (e sperati) introiti per l’Erario.

E dopo quanto espresso dal Consiglio di Stato, si fa ancora più pregnante la latitanza del decreto attuativo dell’intesa della Conferenza Unificata, poiché tale documento avrebbe posto dei “paletti” molto seri sulla distribuzione del gioco sul territorio ed avrebbe impedito, sicuramente, il degenerarsi del “fare degli Enti Locali e delle Regioni” che si sono palesemente messe di traverso per lo sviluppo delle attività ludiche in tutta la Penisola, da nord a sud. Il decreto attuativo avrebbe dovuto essere emanato: ma il fatto grave è che ciò non sia ancora avvenuto ed è veramente inspiegabile. Il Consiglio di Stato sosterrebbe e suggerirebbe la necessità di procedere, anche in assenza dello stesso decreto ministeriale di recepimento, a quanto espresso nelle linee guida per il riordino della normativa sul gioco ed, in particolare, per arrivare alla definizione di un sistema nazionale di regole relative alla distribuzione territoriale dei punti di gioco: e tutto in modo equo ed omogeneo a livello nazionale.

Non si può sapere se il sottosegretario ai giochi prenderà in considerazione il “tracciato” di tale intesa quando “prenderà in mano la patata bollente” del riordino del settore ludico: si spera soltanto che lo faccia considerando che in quel momento sembrava un tracciato ben studiato e condiviso. Gli Enti Locali e le Regioni, che in quell’accordo hanno visto accrescere il loro potere, se ne dispiaceranno senz’altro, poiché da quella sottoscrizione in poi hanno “spadroneggiato” vistosamente con le loro Leggi sul Gioco: si spera che una nuova edizione dell’accordo non sia ancora così favorevole alle stesse istituzioni locali, in dispregio degli interessi di tutta l’industria del gioco. Ma si è certi, vista la predisposizione positiva che il sottosegretario Villarosa ha manifestato, che verrà messo in campo un riordino equo, sostenibile e nell’interesse di tutti: almeno questa è la speranza, con o senza decreto attuativo dell’intesa uscita dalla Conferenza Unificata.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 27 Maggio 2019 ore 12:00
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