In tutta Europa si vuole il riordino del gioco d’azzardo

anche molti paesi europei chiedono il riordino del gioco azzardo

Può essere che un “polverone europeo di riforma del mondo dei giochi e dei top casino” si sia alzato per una risposta data dalla Commissione Europea ad un cittadino spagnolo che richiedeva “all’Autorità Nazionale per il gioco” un intervento a contrasto del gioco problematico a livello giovanile e quanto fosse importante che il gioco avesse delle regole più precise: risposta che demandava agli Stati Membri dell’Unione Europea ogni responsabilità ed ogni decisione che riguarda la gestione del gioco.

Non è la prima volta che la Commissione Europea “si lava le mani” per quanto riguarda il gioco, sottolineando che le Linee Guida o le “raccomandazioni” sono una cosa, mentre intervenire sulle Leggi sul Gioco esistenti nei vari Stati Membri è assolutamente un’altra (e non di competenza della Commissione Europea).

Infatti, anche al momento del provvedimento emesso dal Governo Italiano relativo al divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, la Commissione Europea sottopose le sue “raccomandazioni” circa l’inopportunità di vietare la pubblicità.

E ciò poiché la stessa pubblicità era lo strumento per il giocatore per poter comprendere se stava giocando con una piattaforma legale oppure di “altro tipo”: raccomandazioni che dal Governo di allora, come ben sanno gli operatori del gioco italici, non sono state seguite, cosa che ha causato parecchi danni e che ancora oggi si dibatte.

Al punto che è stato richiesto al Governo centrale di sospendere tale divieto almeno per un anno in modo che i settori coinvolti potessero riprendersi economicamente dal disastro provocato anche dall’emergenza pandemica.

Il problema di rimettere il gioco d’azzardo sui giusti binari tenendo sempre presente la tutela dei giocatori, in modo particolare di coloro che risultano essere fragili o facilmente influenzabili, sembra quindi essere non solo italiano.

Dunque, apparentemente, dopo un decennio dove il gioco legale è comparso seppur non in modo omogeneo, quasi ovunque si sente “aria di cambiamento” e necessità di un aggiornamento delle Leggi di ogni Stato in proporzione all’avanzare dei tempi ed all’innovazione tecnologica che imperversa nel mondo ludico.

Senza dimenticare le esigenze nate in conseguenza della pandemìa. All’italico gioco pubblico piace non essere il solo ad avere criticità nella sua gestione, ma da solo deve affrontare l’ennesima proroga tecnica delle concessioni e sempre da solo si ritrova a cercare un valido confronto con la politica per il riordino nazionale del settore.

Due problematiche che sembrano essere arrivate all’attenzione anche del neo-sottosegretario Federico Freni che ha auspicato che si debbano accelerare i tempi per “una regolamentazione stabile ed omogenea affidabile” del mondo ludico: sensibilità che tutto il comparto dei giochi ha apprezzato, ma che si aspetta venga dato seguito con i fatti e che non rimangano soltanto parole o promesse.

Ma come si prospettava nelle righe iniziali, l’esigenza di maggiore chiarezza per quanto riguarda il gioco legale tocca altri Stati, come l’Olanda, dove dal 1° ottobre si è aperto il nuovo mercato del gioco online ed è entrato in funzione il registro centrale di esclusione dei giochi pure per le sale giochi ed i casinò terrestri.

Pure il Regno Unito, che per quanto riguarda la gestione del gioco è sempre stata un esempio per le altre realtà, è alle prese con l’aggiornamento del Gambling Act del 2005, provvedimento che senz’altro ha movimentato, ed anche tanto, quel mercato con obbiettivi economici “importanti” essendo stato stilato già tanti anni fa in modo oltremodo permissivo da risultare oggi addirittura “troppo eccessivo” e degno di “rivisitazione normativa”.

Considerato che il Gambling Act risulta “a maglie troppo larghe” nelle sue imposizioni, si è deciso di revisionarlo basandosi su alcuni punti come la protezione e la sicurezza dei giocatori per quanto riguarda lo spazio online, la pubblicità con una previsione di uno stop agli annunci sui tabelloni a bordo campo e degli stop televisivi durante le partite, il divieto di sponsorizzazione sulle maglie dei calciatori da parte dei bookmaker ed altri interventi nel comparto delle scommesse che nel Regno Unito sono particolarmente “ricercate e frequentate”.

D’altra parte, si sa che gli inglesi scommettono veramente su “qualsiasi cosa od evento”.

E proprio per questo, forse il Governo del Regno Unito vuole riesaminare anche i poteri della Gambling Commission per vedere se sono sufficienti per affrontare la lotta contro l’illegalità, che preoccupa anche su quel territorio, ma anche per fronteggiare i reclami ed i ricorsi dei consumatori, i limiti di età ed i controlli sulle risorse finanziarie dei giocatori anche sui siti mobile tramite applicazioni.

Anche la Francia ha i suoi problemi con il gioco e la sua pubblicità: infatti l’ANJ, Autorità nazionale del settore, a settembre, ha promosso una consultazione pubblica sulle pratiche pubblicitarie degli addetti ai lavori del gioco, proprio a seguito di quanto avvenuto durante i Campionati Europei di calcio e per rivedere le norme in vigore ormai da dieci anni.

La sintesi dei dati raccolti dalla consultazione consentiranno di formare nuove linee guida relative alla pubblicità al gioco con nuove misure per far rispettare il concetto di gioco ricreativo, a difesa dei giovani giocatori e delle persone vulnerabili.

La Spagna, invece, è già intervenuta, alla fine dello scorso mese di agosto, con un divieto simile a quello italiano per la pubblicità del gioco con vincita in danaro, sopratutto per quello che riguarda le scommesse, comparto per tutte le realtà sempre “complicato e scomodo” da gestire.

Così i marchi degli operatori di gioco non potranno più comparire sulle divise sportive, gli spot verranno vietati in radio ed in TV al di fuori della striscia compresa tra l’1 e le 5 del mattino: infine, non si potranno più usare i personaggi famosi come sponsor e saranno vietati i cosiddetti “bonus che non si possono rifiutare” e che traggono in inganno sopratutto i giocatori più giovani.

Un “divieto interessante”, che verrà immesso nelle nuove regole del gioco è quello delle carte di credito ai giocatori “compulsivi” ed a coloro che hanno comportamenti di gioco “a rischio”, ma anche la previsione per gli scommettitori di stabilire un importo massimo da scommettere ed il limite massimo di tempo di gioco.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 19 Novembre 2021 ore 11:45
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