I timori del gioco d’azzardo per il prossimo futuro

ripartenza e futuro del gioco azzardo dopo coronavirus

Senza dubbio la ripartenza economica del Sistema Italia non sta consegnando i risultati sperati dal nostro Esecutivo che coltivava nell’animo con i suoi svariati interventi (a volte inutili od insoddisfacenti) che i mercati si muovessero e che gli acquisti potessero ricominciare a “girare”, seppur lentamente. Purtroppo, anche se è presto per fare i conti, tutto si sta rimettendo in moto ma troppo lentamente per dare appunto quei segnali che tutti aspettavano, special modo quelle aziende che hanno dovuto investire per uniformarsi ai protocolli richiesti per la riapertura. Interventi a volte complicati e costosi che sono andati a sommarsi alle perdite dovute ai mesi di lockdown che non ha “favorito” nessuno. Tra quei settori che sono tuttora sul “chi vive”, si trova il mondo del gioco pubblico la cui mancata ripartenza sta preoccupando tutti gli operatori che ripongono le loro speranze nell’avverarsi della promessa del riordino nazionale del settore che, almeno, toglierebbe qualche “antica problematica” come la Questione territoriale che da anni si è messa di traverso osteggiando le attività ludiche.

É passato solo un mese dalla riapertura totale dei giochi e dei siti italiani legali di casino, e visto il contraccolpo economico che la pandemìa ha imposto alle attività commerciali, e non solo a quelle, serve avere pazienza: ma l’industria del gioco è timorosa e preoccupata e non si può sicuramente darle tolto. Il mercato, purtroppo, si sta riavviando con troppa lentezza e ciò impone di guardare al futuro in modo guardingo: sperando, poi, che a settembre non sia ancora peggio, considerando che le vacanze trasmettono buon umore e “spingono” verso i consumi. Oggi la raccolta del gioco segnala una percentuale che varia da un -20 ad un -35% e non si aggiunge altro poiché già questo segnale non è dei migliori. Ma tutto sommato, se si vuole continuare a vedere il bicchiere mezzo pieno, si rispecchiano le percentuali di altri settori e lo scenario a questo punto appare “uniforme” nelle perdite: anche se non è una grande soddisfazione! Oltre tutto, il gioco pubblico deve fare anche i conti con la sua “ripartenza totale” che non si è verificata in tutte le Regioni alla stessa data.

Infatti, alcune regioni come il Lazio ed il Trentino hanno aperto le attività ludiche quasi un mese dopo tutti gli altri territori. Ma oggi lo scenario dei giochi appare indubbiamente ancora compromesso nonostante l’accesso ai punti di gioco abbia consegnato dei risultati positivi rispetto alle aspettative “tetre” di tanti operatori che non si aspettavano che il popolo di giocatori fosse così attivo, come in realtà si è rilevato. Di certo, anche nel gioco come in tante altre attività, alla ripartenza c’era timore nei confronti dell’accesso in locali pubblici e per affrontare le prescrizioni ed i protocolli imposti dall’emergenza sanitaria. Queste difficoltà continuano e proprio su queste si concentrano le riflessioni degli operatori del gioco d’azzardo che stanno pagando un conto piuttosto salato alla pandemìa, in modo particolare coloro che si occupano delle apparecchiature da intrattenimento. Apparecchi che rappresentano la presenza più rappresentativa del gioco pubblico: infatti, la raccolta relativa alla prima quindicina di agosto, è alquanto lontana da quella del 2019, situazione inevitabile con la chiusura così prolungata imposta al gioco legale.

E non si può neppure evitare di sottolineare che mentre il gioco pubblico è stato ostinatamente chiuso per più di tre mesi, il gioco illegale inspiegabilmente rimaneva aperto e fruiva degli incassi che erano destinati al gioco legale! E non ci si capacita come sia riuscito a farlo… tranquillamente. Oltre al danno quindi, anche la beffa! Ma per non pensare al passato recente ed ai mancati guadagni bisogna registrare qualche segnale di ripresa rispetto al mese di luglio scorso, con un piccolo incremento di circa l’8% anche se questo forse è da attribuirsi alla ripartenza generale del mondo dei giochi. E senza dimenticare che a parte la pandemìa il gioco legale, alla riapertura delle attività, deve continuare a confrontarsi con le norme regionali che hanno ridotto il payout sugli apparecchi di gioco e l’introduzione della tessera sanitaria per le Vlt, ed anche per le slot machine, che hanno avuto il loro ruolo nel parziale stop all’uso di tali apparecchiature, o quanto meno ne hanno ridimensionato fortemente l’uso. .

La vera preoccupazione per il settore ludico, però, sono i tantissimi locali ancora chiusi da nord a sud dello Stivale, ed ovviamente non solo nel gioco pubblico: infatti per molte realtà commerciali è stato considerato sconveniente riaprire i battenti di fronte ai costi che si devono affrontare per mettere le imprese a norma con i protocolli istituzionali richiesti. Per tante piccole aziende di gioco questo impegno, di fronte alla ridotta affluenza dei nuovi giocatori, non giustifica l’impegno economico e sono costrette a rimanere chiuse od addirittura a terminare la loro attività con la conseguenza del licenziamento degli eventuali lavoratori: altro problema che turba notevolmente gli addetti ai lavori considerando che non a tutti è arrivata la cassa integrazione richiesta allo Stato centrale e mai pervenuta agli interessati. Fermo restando, poi, che tale sostegno è a scadenza e comunque circoscritto a determinate strutture nelle quali chissà perché quelle del gioco ne escono sempre penalizzate.

Ma alla riapertura le imprese di gioco dovrebbero attenersi al distanziamento sociale e per rispettarlo devono tenere accesi meno apparecchi ovviamente con mancati introiti: meno “macchinette”, meno giocatori, meno incassi. Se poi si vuole allargare il discorso agli apparecchi di puro intrattenimento, si nota che hanno una situazione ancora peggiore: nonostante le sale giochi e le sale scommesse siano state autorizzate alla riapertura dall’inizio di giugno, sopratutto nelle località balneari, alcuni dei grandi gruppi hanno deciso di non riaprire: la limitazione della capacità di ingresso dei visitatori, così come il distanziamento, hanno fatto valutare anti-economica la riapertura. Ed anche per coloro che hanno avuto “l’ardire di affrontare la riapertura” gli incassi sono stati valutati con una percentuale del -50% rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. Ed infine dove si possono collocare i timori sollevati dalla chiusura delle discoteche che fanno presagire un nuovo lockdown? Gli operatori non possono evitare di pensare anche a questo di fronte agli investimenti che si dovrebbero affrontare per rialzare la saracinesca.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 1 Settembre 2020 ore 17:26
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