Solitudine: Esiste un videogame che può aiutare

videogame aiuta a combattere la solitudine

Anche il gioco, non quindi i migliori casino online, vuole dare il suo contributo per uno dei problemi più sentiti dalla nostra società attuale: la solitudine. Certamente, non ha alcun tipo di pretesa “sanitaria”, ma può essere uno strumento per “ammorbidire” qualche momento della vita quotidiana con il suo “Sea of Solitude” che è appunto focalizzato sull’essenza della solitudine e “con la sua storia” cerca di toccare le corde emozionali dei videogiocatori essendo un riflesso della “reale realtà”. Infatti, pare che il suo creatore abbia studiato questo videogioco in un momento alquanto particolare della sua vita: forse, sta avendo un grande successo poiché rispecchia le esigenze, le emozioni e le situazioni che il suo stesso creatore “sentiva di voler trasmettere”. Si può dire, senza ombra di dubbio, che questo prodotto sia un videogame biografico, considerando che l’autore soffriva di questo malessere ed ha voluto condividere le sue sensazioni con chi ha dovuto affrontare il peso della solitudine: questo videogame è anche il simbolo di ciò che è potuto diventare un gioco.

Grazie all’introduzione di tecnologie sempre più all’avanguardia, ha potuto usufruire di un potenziale tecnico veramente importante: cosa che oggi ha fatto arrivare il videogame ad essere un mezzo per raccontare anche storie particolari, per riflettere persino su temi universali, estremamente attuali. Per fare un esempio pratico, senza voler entrare in discorsi troppo “scientifici”, si vuole fare riferimento a The Town of Light, oppure Helblade o Senua’s Sacrifice, che hanno affrontato la malattia mentale. Last Day of June, That Dragon, Cancer oppure Journey o Brothers e Tale of Two Brothers che hanno scelto di concentrarsi su tematiche più personali come l’elaborazione di un lutto. Per finire con The Last of Us oppure God of War che hanno costruito la forza della loro storia sul rapporto difficile tra padre-figlio e sulla mancanza di comunicazione. Tante tematiche differenti che, però, sono riuscite a “sollevare l’animo e la mente” di tante persone cui il destino aveva presentato situazioni difficili da gestire e complicate da metabolizzare.

Con tutta questa premessa non si vuole certo dire che il videogame sia una “medicina” e che possa risolvere così importanti difficoltà ma, semplicemente, vuole essere uno strumento al quale ci si può “appoggiare” in alcuni momenti della vita e by-passare almeno per un po’ tristezza e solitudine. A conferma di questo percorso alquanto inedito intrapreso dai videogame in questi tempi, si vuole tornare a “raccontare” di Sea of Solitude, rivelato per la prima volta nel 2015, ma presentato nel dettaglio recentemente alla conferenza di Electronic Arts alla Fiera Californiana: è un progetto sviluppato da uno studio indipendente e riflette su di una condizione oggi molto comune come la solitudine. D’altra parte il suo acronimo è dopo tutto SoS e, quindi, è nato come una vera e propria richiesta di aiuto. Il gioco è stato concepito in un difficile momento di vita personale del creatore, anzi della creatrice, che è stata inghiottita in un profondo isolamento e che, nel presentare la sua “opera”, ha laconicamente sottolineato, commossa, che “Quando gli umani si sentono soli, si trasformano in mostri”…

Quindi, Sea of Solitudine non è solo un gioco: segnala una sorta di nuova rotta che intraprendono i videogiochi moderni. Ciò si dovrebbe tenere a mente quanto si intravede ancora oggi in questa forma di intrattenimento sospetto oppure negatività: è impossibile non riconoscere il cambiamento di questo prodotto nel suo mezzo espressivo. Ormai il videogame ha iniziato un viaggio che non ci si aspettava, esplorando percorsi e questioni che non si pensava potessero essere affrontati con un gioco, ma con il desiderio di rendere determinate esperienze coinvolgenti e forse farle recepire in modo più diretto e realistico. Sea of Solitude è un nuovo tassello con cui l’industria dei videogiochi si sta evolvendo e stabilendo (o ristabilendo) le proprie fondamenta, nel tentativo di conquistarsi un posto tra le “diverse forme di arte” che oggi, con l’evoluzione tecnologica che si incontra anche in questo particolare segmento di gioco, forse ha diritto di occupare.

Ecco il perché si vuole raccontare la trama del gioco in modo che ognuno possa trarne il proprio insegnamento e le proprie riflessioni. É un’avventura interpretata da una giovane donna, Kay, costretta a combattere quotidianamente una lotta interiore con il suo senso di abbandono. Kay scopre di essersi trasformata, suo malgrado, in un mostro e costretta a vagare su una piccolissima imbarcazione alla deriva di un mondo fantastico sommerso da acqua e popolato da creature strane. La metamorfosi del personaggio in mostro, secondo la creatrice, è il riflesso del suo tormentato stato interiore ed un tragico conflitto che Kay sta vivendo nella sua vita reale. Affronta questo viaggio in una specie di universo parallelo nel tentativo di incontrare altri mostri, ovviamente anch’essi una volta umani: gli unici capaci di poterle restituire le sue originali sembianze. É evidente che l’obbiettivo che si pone questo videogame è ambizioso ed è rappresentato dal grande desiderio di esplorare una tematica molto intima e particolarmente attuale.

Una riflessione che scaturisce dalla “lettura di questo videogame” è che in un mondo sempre più connesso grazie ai social network il senso di abbandono e la solitudine sono due sentimenti che prevalgono comunque e che, ormai, sono una triste costante. Il messaggio che vuole comunicare Sea of Solitudine è senza dubbio positivo, almeno nelle intenzioni: propone un percorso interiore e metafisico, rappresentando la forte determinazione di voler uscire da questa particolare condizione personale. Il videogioco potrebbe avere le fattezze del tipico “viaggio dell’eroe”, colui che parte dal fondo per risalire la china: intrattiene piacevolmente il giocatore e lo fa partecipe di un’esperienza che lo coinvolge non solo da un punto di vista interattivo, ma sopratutto emotivo. Cosa che dovrebbe vivere chiunque, poiché in fondo ognuno di noi ha sempre, durante la vita quotidiana, alcuni momenti di solitudine anche senza che ciò rappresenti un problema, ma sul quale si dovrebbe riflettere prima che lo diventi. Il videogioco può, senza ombra di dubbio, aiutare a sentirsi meno soli, ma sopratutto a conoscere meglio sé stessi.

Luglio 3, 2019: •
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