Gli operatori di gioco d’azzardo devono comprendere i giocatori

operatori del gioco devono assolutamente conoscere i propri giocatori

Il mondo dei giochi, compresi i casino italiani autorizzati, sta cambiando pelle o, meglio, sta cercando di mettere in atto tutte quelle opzioni che ormai lo seguono da qualche anno e che, sino ad oggi, non è riuscito realmente a concretizzare: magari, si vuole cogliere l’occasione dell’uscita dall’emergenza sanitaria per poter proporre una nuova immagine delle sue attività, considerando anche che la chiusura imposta per così tanto tempo, forse ha fatto “dimenticare” cosa rappresenta in realtà il gioco pubblico. La testa dei protagonisti del gioco, è ricolma di strategie per quanto riguarda le riaperture che piano piano vanno sviluppandosi su tutto il territorio che sta avvicinandosi alla “zona bianca globale” e, così, ADM e gli addetti ai lavori, supportati dalle associazioni di categoria, fanno importanti riflessioni su come il gioco si proporrà al suo nuovo popolo di giocatori: sopratutto quello che servirà nel prossimo futuro allo stesso settore per essere meglio considerato agli occhi sia dell’opinione pubblica che della stessa utenza.

Più volte, recentemente, è stato affrontato l’argomento estremamente importante della formazione di chi gestisce un punto di gioco d’azzardo: serve una qualifica ed una professionalità non più di mero esercente che guarda soltanto al “cassetto” a fine giornata, ma deve rappresentare un gestore-professionista che “deve vedere lungo” sulle persone che frequentano la sua sala. Grande o piccola che sia, bene organizzata per contrastare il virus, con apparecchiature distanziate e sanificate, utenti con mascherina e contingentati: ma sopratutto con utenti “sotto controllo” che non devono assolutamente imboccare la strada del gioco problematico. Questo è il vero fulcro del problema attorno al quale si stanno allargando le discussioni recenti: a nessun gestore di gioco piace avere nella propria sala persone soggette al gioco problematico o compulsivo che un gioco poco responsabile purtroppo può comportare. Ma per avere un gestore professionale ed attento devono essere effettuati i famigerati corsi di formazione obbligatoria già decisi qualche tempo fa, ma non proseguiti ed organizzati in modo continuativo e su tutto il territorio.

Oltre tutto, corsi ai quali gli operatori vogliono sicuramente aderire poiché porterebbero a migliorare senz’altro la loro situazione professionale ed aumenterebbero “l’accettazione del settore ludico” da parte di più persone. Ciò metterebbe anche un freno all’idea negativa del mondo dei giochi che appartiene ad una parte dell’opinione pubblica e sopratutto della politica che negli ultimi due anni ha dato del filo da torcere a tutto il settore ludico, e delle scommesse sportive, ancor prima del Coronavirus, epidemia che ha ridotto il gioco legale “ai minimi termini economici”. Senza farsi opprimere da ciò che è accaduto durante il periodo pandemico, però, bisogna portare avanti quei progetti importanti che possono far cambiare passo al gioco d’azzardo (legale): ed appunto tra questi progetti bisogna far avanzare speditamente il programma della formazione degli addetti agli esercizi del gioco, sistematicamente ignorato, ma che obbiettivamente oggi non lo può più essere se si vuole “andare verso un gioco sostenibile”.

Esercenti e titolari (od anche i preposti) devono avere una formazione come avviene per la somministrazione delle bevande: ovviamente, inserendo diversi livelli di specializzazione, o di corsi, che tengano conto degli aspetti gestionali, tecnici sino arrivare all’aspetto sanitario e di comunicazione e ciò se si vuole contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, deriva da combattere con forza. C’è chi si ricorda che il Legislatore aveva già affrontato questo tema al momento della formazione della rete degli apparecchi di gioco, proponendo appunto una specifica formazione degli operatori del ramo new slot, ed in collaborazione con una federazione di categoria anche dei corsi specifici che, però, non sono mai stati attivati seriamente. Insieme a questo progetto da sviluppare con attenzione, un’altra riforma che il settore ludico deve compiere è quella della comunicazione del gioco pubblico proprio per arrivare, come descritto nelle righe precedenti, a cambiare la percezione che si continua ad avere di questo preciso settore.

Serve una nuova “veste di pensiero” che deve essere più evoluta e responsabile nel modo di far conoscere il gioco, un diverso approccio che faccia anche conoscere il risvolto sociale del mondo ludico, sopratutto facendo conoscere i dati che davvero rappresentano il gioco nei confronti in particolar modo dell’occupazione, e quindi il numero imponente dei lavoratori che il settore impiega tra diretti ed indiretti, delle professioni che il gioco e il poker è riuscito a creare dando ampio spazio ai giovani che sono particolarmente orientati verso un mondo tecnologico sempre in evoluzione, un mondo creativo che lascia spaziare in tante direzioni: dalla musica, alla grafica e sempre all’innovazione. Sopratutto, serve far osservare che tanti problemi che il gioco legale si trova ad affrontare discendono da “distorsioni o percezioni” relative allo stesso comparto che sono diventate di dominio dell’opinione pubblica e di parte della politica: sbagliatissimo! Ed in modo particolare quando si parla di gioco d’azzardo, termine purtroppo legato a concetti ideologici ed oggi alquanto obsoleti.

A chi non piacerebbe che il nostro italico gioco arrivasse ad essere considerato ed apprezzato come avviene nel Regno Unito? Dove il settore ha valenza sociale e le risorse vengono impiegate nell’interesse dei cittadini e dello sport: cosa che qui nel nostro Paese sembra assai lontano come pensiero, anzi. Certa politica ancora oggi, e nonostante ogni sforzo messo in campo dagli addetti ai lavori, continua a trattare chi si occupa di gioco, anche di app di casino, con troppa intolleranza: non si tocchi poi l’argomento degli Istituti Bancari che anche durante la pandemìa si sono comportati con alcune imprese di gioco in modo assurdo arroccandosi su un’interpretazione “tendenziosa” delle Linee Guida Europee che consiglierebbero a tali Istituti di non entrare in rapporti con aziende che abbiano a che fare con il gioco d’azzardo, settore evidentemente considerato ad alto rischio. Ultimo argomento che si dovrebbe “allargare” è quello del gettito erariale da “condividere” con gli Enti Locali che forse metterebbero fine alla sanguinosa ricerca delle teste di chi opera nel gioco, ostacolandolo in ogni modo e con qualsiasi norma possa venire in mente: un tipico esempio sono i luoghi sensibili il cui elenco è divenuto improponibile quanto la sua assurdità.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 25 Giugno 2021 ore 12:39
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