Ritardi nella nomina al commissario del Casino di Campione

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La situazione del Casino di Campione d’Italia, compreso anche il suo casino su internet, aveva suscitato, nei mesi scorsi, profondo interesse sia per la circostanza del fallimento della Casa da Gioco tricolore, sia per quello che riguardava il destino delle risorse che vi erano collegate: si trattava di un numero considerevole di dipendenti e la loro sorte non poteva lasciare indifferenti neppure le istituzioni. Purtroppo, tutta questa situazione si trascina da parecchio ed ancora non è stato nominato il commissario straordinario per il Casinò e qui si vuole cercare di spiegare il perché di questo ritardo che non fa altro che esacerbare il cuore ed il futuro dei diretti protagonisti coinvolti, certamente loro malgrado, in una situazione che non è da imputare ai medesimi, ma bensì alla gestione di quella struttura ludica. Il compito e l’obbiettivo finale del Commissario dovrà essere quello di occuparsi, come previsto dal decreto fiscale e pure dalla Legge di Bilancio per il 2019, di trovare soluzioni normative per la riapertura della Casa da Gioco campionese, dopo che con sentenza del Tribunale di Como nello scorso luglio ne è stato decretato il fallimento per insolvenza della società di gestione.

Come è già stato evidenziato negli articoli “di allora”, il fallimento di un Casinò terrestre italiano è avvenimento inusitato ed ha fatto scorrere fiumi di parole e dissertazioni diverse, ma la realtà più difficile da affrontare è proprio la sua riapertura e la salvaguardia dei posti di lavoro che, assai probabilmente, non potrà avverarsi. La nomina del Commissario da parte del Premier Conte, a richiesta del Ministro dell’Interno Salvini d’intesa con il collega all’Economia, Giovanni Tria ed insieme al Ministro del Lavoro e delle Attività Produttive Di Maio, avrebbe dovuto avvenire entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto fiscale: entro il 19 gennaio scorso, termine abbondantemente trascorso senza alcun esito seppur dopo tanti “diversi e falsi annunci”. Tanto ritardo, però, potrebbe avere delle giustificazioni che si evidenziano in tre situazioni: il nome della persona destinata a questo compito, la decisione sulla gestione, se pubblica o privata, l’attesa della sentenza.

Per quanto riguarda il nome deputato a questo compito si può dire che una figura disposta ad assumere questo delicatissimo incarico, a titolo gratuito, non è stata ancora individuata. É certamente un compito difficile dal quale dovrà poi discendere la decisione se e come riaprire il Casinò: quindi, valutazioni di tipo giuridico e tecnico, ma anche opportunità politiche ed indirizzi strategici dai quali dovrebbe dipendere la decisione se la gestione futura dovrà essere pubblica o privata. Tra i due schieramenti del Governo Giallo-Verde non sembra esserci accordo: infatti, il M5S propenderebbe per una nuova società totalmente pubblica, mentre la Lega guarda favorevolmente ad una gestione privata. E può avere la sua rilevanza anche l’attesa per la sentenza della Corte di Appello di Milano, sui reclami presentati dalla stessa Casa da Gioco tricolore, il Comune di Campione d’Italia e la Banca Popolare di Sondrio contro la sentenza del Tribunale di Como. Si dovrebbe essere vicini all’emanazione di questo verdetto che potrebbe capovolgere lo scenario che oggi si rappresenta, rimettendo in vita la “vecchia società dichiarata fallita”.

Ed è troppo ovvio pensare che questa ipotesi “faciliterebbe”, e non poco, il compito del Commissario Straordinario. Senza dimenticare anche che la Legge di Bilancio 2019 ha ampliato notevolmente l’area di intervento dello stesso Commissario, prevedendo che possa elaborare un programma di risanamento “dell’attuale gestore”. Certo, questa ipotesi sarebbe un viaggio nella fantascienza: è risultato nonostante le prime valutazioni conducessero ad un patrimonio della Casa da Gioco tutt’altro che inconsistente ma che se paragonato alla mole di debiti della “vecchia gestione” sembrerebbe sciogliersi “come neve al sole”! Ma da questo a recepire il perché del ritardo nella nomina ce ne passa: forse prima dovranno dipanare la diatriba i due schieramenti che gestiscono le vite dell’italico popolo e trovare un accordo sulla eventuale “nuova gestione” del Casinò campionese. Nel frattempo le risorse che gravitavano sulla Casa da Gioco “sono sempre sul chi va là” per conoscere il proprio futuro, magari non quello immediato che stanno fronteggiando indubbiamente con timore, ma il futuro prossimo che non si presenta certamente “radioso”!

Le cose che riguardano lo Stato sono sempre oltre modo complicate e difficili da attuare: forse, troppi personaggi coinvolti, troppi interessi, ma anche l’immagine che si può percepire da parte di chi guarda questa situazione dall’esterno e perché no anche dall’estero. Chi scrive non ne è certissimo, ma senza dubbio il fallimento di una Casa da Gioco non è cosa che ricorre quotidianamente ed ha suscitato “un gran polverone”: tutti cercano di dire la loro ma anche di capire come si sia potuto arrivare ad un punto di tale gravità considerando, si ribadisce, che vengono coinvolte persone, famiglie, interessi, futuro e tutto questo non può lasciare indifferenti ed insensibili. L’unico che rimane apparentemente non coinvolto è proprio chi ne è maggiormente coinvolto: lo Stato che deve prendere in mano la situazione e cercare di risolverla. Ma forse si è alle solite: si tratta del mondo del gioco d’azzardo e quindi… si lasciano passare mesi (e si spera non anni) e si cominceranno a trovare scuse per spostare sempre di più i tempi prima di decidere.

Evidentemente, come già più volte sottolineato, le problematiche (tutte) che riguardano il settore ludico rivestono poco interesse per l’Esecutivo Giallo-Verde che prima deve risolvere altri importanti problemi senza dubbio, più pregnanti di quello del gioco, ma che sopratutto dovrebbe trovare una linea d’accordo con sé stesso. I due schieramenti hanno alcune volte (ed anche spesso) idee assolutamente divergenti ed anche diverse modalità per affrontare le cose e si spera che l’inesperienza che è venuta fuori nei primi mesi di “gestione del nostro Paese” non faccia commettere “errori fatali” a chi non si potrebbe permettere di farne, ma che probabilmente sarà scusato dall’opinione pubblica proprio per questa sua inesperienza… ma fino ad un certo punto.

Febbraio 26, 2019: •
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