Regno Unito: Nel gioco d’azzardo sempre il numero uno

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Senza dubbio è difficile trovare ancora qualcuno che non sappia che il “problema” principale del gioco d’azzardo pubblico e dei casino online sia il “distacco” che esiste (special modo ultimamente con l’attuale Esecutivo Giallo-Verde) tra lo stesso gioco e la politica: infatti, se così non fosse, si sarebbe già arrivati al riordino del gioco ed alla fine di queste estenuanti battaglie che vengono sferrate nei confronti delle attività ludiche e che stanno mettendo in pericolo tutta la filiera italica del gioco. Quindi, serve guardare al di là dei nostri confini per “imparare” come si può gestire un rapporto ed un confronto con l’obbiettivo comune di avere un gioco pubblico migliore, sostenibile e che dia “frutti” per tutti i protagonisti: e dove guardare se non al Regno Unito? Paese considerato una sorta di “simbolo perfetto della gestione” dei rapporti tra istituzioni e settore ludico che ne fa l’esempio che tanti Stati dovrebbero seguire per ottenere risultati simili a quelli raggiunti in Gran Bretagna.

É evidente quanto sia difficile la sfida principale per l’industria del gioco, a livello globale: la necessità di colmare la distanza che separa la politica e l’opinione pubblica dalla realtà del comparto del gioco. A livello planetario è evidente che non sia più il tempo di porsi la domanda se sia o meno opportuno avere un’offerta di “gioco di Stato”, poiché non c’è possibilità di fraintendere che quest’ultima sia il miglior antidoto al mercato illecito, ma anche una pingue fonte di guadagno per l’intero Paese (ed anche per il nostro). É certamente l’unico ostacolo per arrivare ad un risultato “completo” e per avere un’offerta sostenibile anche rispetto alla percezione che del gioco hanno i cittadini che compongono lo Stato. L’ex Premier inglese Tony Blair era riuscito molto bene in questo: era riuscito a spiegare alla cittadinanza l’importanza di una riforma del gioco ed anche dell’esistenza di un’offerta legale di gioco, salvo purtroppo, poi, veder venir meno questa percezione probabilmente a causa dell’eccesso di promozione eseguita dagli addetti ai lavori.

Esattamente come è accaduto nel nostro Paese con le troppe promozioni di gioco che “piovevano da ogni dove” e su ogni strumento tecnologico disponibile: quindi, sia nel nostro Paese che nel Regno Unito, le istituzioni si devono impegnare insieme all’industria del settore a tornare a lavorare uniti per riuscire ad invertire di nuovo la rotta. E come sembra il Regno Unito stia mettendo in atto e confermato dalle reazioni e dai gesti di responsabilità da parte di tutta l’industria del gioco. Noi, sul nostro italico territorio, siamo ancora “all’anno zero” per quanto riguarda il gioco pubblico, almeno sotto taluni aspetti e la distanza da colmare appare decisamente infinita se non quasi irraggiungibile. Si sta ancora lottando non tanto sul problema di percezione del gioco da parte dell’opinione pubblica, ma sulla consapevolezza generale dell’importanza di avere, e mantenere, l’offerta lecita di gioco gestita e controllata dallo Stato: esistono troppe spinte proibizionistiche, pressanti e consistenti anche nella stessa compagine di Governo od in Parlamento.

Anche l’italica industria, però, è da colpevolizzare in quanto ha lavorato troppo sulla promozione dei prodotti e poco sulla comunicazione di impresa per migliorare la propria reputazione, sovvertendo la percezione sbagliata che l’opinione pubblica continua ad avere. Ha lasciato che gli aspetti negativi che il gioco d’azzardo, in ogni caso, racchiude in sé prevalessero sulle varie virtù che caratterizzano questo comparto, ma che vengono ignorate quasi completamente dalla maggioranza dei cittadini. Dal Regno Unito, quindi, si dovrebbe prendere insegnamento sulla gestione del gioco pubblico: Paese che continua ad essere il punto di riferimento per il gaming, a livello globale, e non solo dal punto di vista dello sviluppo del mercato, ma anche sotto il profilo della regolamentazione e dell’approccio con cui politica ed istituzioni governano il settore. Senza dimenticare che l’industria del gioco nel Regno Unito dimostra un livello di maturità superiore rispetto a quanto si può riscontrare in altri Paesi, compreso ovviamente il nostro.

La dimostrazione ulteriore dell’importanza delle decisioni del Regno Unito si concretizza con l’iniziativa promossa dalla Howard League per la riforma penale: un’organizzazione di beneficenza legalmente riconosciuta ed anche la più antica organizzazione di riforma penale al mondo, che annuncia il lancio di una Commissione speciale dedicata al crimine ed al gioco d’azzardo problematico, la prima focalizzata in questo intento. Ed iniziativa finalizzata ad indagare sugli eventuali e possibili rapporti tra questi due fenomeni ed a grandi linee quello che sta facendo la nostra Commissione Antimafia. La Commissione del Regno Unito esaminerà le forze che influenzano le pratiche ludiche compresa la legislazione, la politica ed i media e si impegnerà a lavorare con l’industria e con i leader politici durante questo importante lavoro: c’è profonda preoccupazione per l’attività relativa al gioco patologico che risulta oggi in crescita.

Cercare di stabilire dove e quali siano i collegamenti e quale impatto gli stessi abbiano sulle comunità, è importante e sarebbe indispensabile comprendere quali misure e quali strategie potrebbero adottarsi per ridurre la criminalità e rendere le persone più sicure. Ma, nel frattempo, l’industria del gioco non è rimasta ferma a guardare, si è prontamente attivata a mezzo dei proprietari delle principali società di gaming britanniche come William Hill, Coral Ladbroke, Betfair Paddy Power, Skybet e Bet 365. Tutti insieme hanno deciso di proporre, in modo spontaneo, di aumentare gli importi che vengono investiti ogni anno per contribuire ad affrontare il problema del disturbo da gioco d’azzardo. Hanno chiesto al Governo di ratificare l’aumento della tassazione già esistente, portandola dallo 0,1% attuale all’1% per i prossimi cinque anni, in modo da poter raccogliere maggiori quattrini da destinare agli Enti che si occupano del recupero dei giocatori. E non solo: le stesse imprese di gioco hanno anche dichiarato di voler aumentare la quantità dei messaggi sul gioco sicuro e la revisione dei “toni e dei contenuti” delle loro campagne pubblicitarie. É evidente che l’offerta spontanea degli operatori vuole rappresentane uno sforzo concreto compiuto dall’industria per migliorare la propria immagine e per mantenere i propri giocatori “al sicuro”.

Luglio 5, 2019: •
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