Regioni italiane: Insieme contro il gioco d’azzardo illegale

per la prima volta le regioni italiane si stanno unendo per combattere il gioco azzardo illegale

E pensare che le Regioni tra loro non sono spesso in accordo, anzi molte volte si danno addirittura battaglia per i motivi più svariati! E, quindi, anche se forse può sembrare parecchio strano, ma in fondo il mondo del gioco e dei migliori casino italiani ci ha insegnato che proprio in quel mondo succede di tutto, due realtà territoriali da sempre contro il gioco d’azzardo si uniscono per contrastare l’usura che troppo spesso è connessa con il gioco d’azzardo stesso.

Quindi, la Regione Lombardia e la Regione Emilia-Romagna si trovano ad abbracciare insieme un percorso per contrastare le attività criminali, ed in particolar modo le mafie, che come già si conosce hanno da sempre un occhio preferenziale per questi due mondi che aiutano le organizzazioni criminali a riciclare il danaro “guadagnato” con le proprie azioni illecite.

Altra cosa che si sa è che, purtroppo, l’illegalità nel gioco è cresciuta a dismisura durante l’emergenza pandemica, cosa che certamente ha sollecitato l’attenzione dello stesso settore ludico.

E non solo sono state attenzionate da questo degrado imponente anche ADM, ovviamente le Forze dell’Ordine ed anche le Amministrazioni Regionali che dovrebbero preservare i propri territori da questo dilagare che, senza ombra di dubbio, non va bene né al sociale né al territorio.

Così, considerato che l’unione fa la forza, le due istituzioni de-localizzate si sono unite per rendere sempre più concreta l’attuazione del Testo Unico sulla legalità del 2016 che comprende interventi per la prevenzione dell’usura connessa appunto al gioco d’azzardo problematico, la formazione nelle scuole e nella pubblica amministrazione, le iniziative a sostegno dell’accesso al credito per le famiglie e le imprese, il recupero dei beni confiscati alle mafie.

Come si può ben notare questo Testo è ad ampio raggio ed ha tenuto banco in un incontro che si è tenuto a Bologna nei giorni scorsi tra una delegazione della Commissione Affari Istituzionali, la Commissione speciale Antimafia del Consiglio Regionale della Lombardia ed una delegazione della Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e legalità dell’Emilia Romagna.

L’importante obbiettivo, per entrambi i territori, è sottolineare l’importanza della democrazia pensando alla formazione dei giovani e degli studenti ai quali vanno consegnate le possibilità di conoscere e rifiutare la cultura mafiosa.

Senza dubbio, far conoscere e far acquisire la cultura della legalità è un impegno ed una responsabilità che deve essere condivisa tra le istituzioni, l’amministrazione e le associazioni in modo da poter rafforzare un percorso di prevenzione che vada a toccare tutti i singoli affinché si conosca, ed a fondo per quanto possibile, la criminalità e specificatamente le organizzazioni di carattere mafioso.

Così, unendo “le forze” su quanto è stato già fatto dalle due Regioni e dalle esperienze acquisite nonché confrontandosi sui programmi futuri a tutela del relativo sociale e del territorio si potranno scambiare informazioni ed anche le iniziative positive che sono state messe in campo in modo che entrambe le realtà “imparino” ed acquisiscano qualcosa dalle esperienze reciproche.

Esperienze provate sulla propria pelle e che sono state vissute seppur magari con alcune differenze ma con un obbiettivo finale identico per entrambe: sbaragliare le mafie, l’usura, l’illegalità tutte di certo pericolose per l’economia dei territori poiché proprio nel periodo pandemico l’illegalità e l’usura in particolare sono riuscite ad intrufolarsi nell’economia legale dei territori.

Questo incontro ha messo sul piatto la voglia di entrambi i territori di collaborare attivamente per proseguire e rafforzare l’impegno contro la criminalità mafiosa che riesce ad instillare nelle realtà “che tocca” un sistema criminale estremamente pericoloso per coloro che ne vengono coinvolti.

Che siano cittadini normali che sono debilitati economicamente dalle conseguenze della pandemìa e che si vedono costretti a ricorrere all’usura entrando in una spirale senza fine, oppure che siano imprese che sempre per lo stesso motivo non riescono più a gestire la propria azienda e neppure a fronteggiare le quotidianità aziendali con i relativi oneri.

Così che devono ricorrere all’usura allorquando gli Istituti di credito hanno “chiuso i rubinetti” per qualsiasi tipo di finanziamento: e qui ci si riferisce particolarmente alle attività di gioco di entrambi i territori che hanno subito questo particolare “affronto” da parte di alcune banche e che hanno “di fatto costretto” gli operatori a rivolgersi a “prestiti alternativi” ad usura e questo le Banche l’avranno in ogni caso sulla coscienza, ammesso che ne abbiano una che non hanno certo evidenziato al mondo dei giochi durante l’emergenza pandemica.

In ogni caso, entrambe le Regioni concordano sull’importanza del già citato Testo Unico della legalità che deve essere il fulcro della volontà di far entrare in sinergia la legalità con la partecipazione in tante iniziative e tanti progetti che sono portati avanti.

Come, per esempio “La settimana della legalità” che viene seguita da un grande pubblico ogni anno e che riesce a spingere in avanti la volontà di affrontare le tante battaglie che i territori sono costretti a combattere.

La mafia, l’usura, l’illegalità nel gioco si insinuano ovunque, addirittura nel gioco legale: pur mantenendo l’immagine di facciata del gioco pubblico ed anche mantenendo il gestore “ufficiale”, arrivano a gestirlo all’interno con tutti i diversi movimenti ed interventi mafiosi del caso.

Ciò è estremamente pericoloso perché non mette in condizione i giocatori di riuscire a riconoscere un punto di gioco legale da uno che decisamente non lo è. Infine, in questo incontro si è parlato anche del tanto lavoro e del tanto sforzo che si impiega nelle attività di recupero dei beni confiscati alle mafie: i progetti per la formazione nelle scuole e la comunità si uniscono anche in questo percorso che non si deve nascondere è alquanto “ripido” e complicato da portare alla fine.

Ma senza dubbio è un percorso pregevole per i relativi territori, poiché tanti di questi beni sequestrati possono essere rimessi in ordine e destinati al sociale che ne ha sempre bisogno: infatti le due Regioni hanno un territorio “impegnativo” e bisognoso di qualsiasi sostegno, da “qualunque parte venga”, anche dai beni sequestrati alle mafie.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 8 Luglio 2022 ore 18:00
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