Quando si parla di gioco sembra che tutto sia piu complicato

tutte le volte che si parla del mondo del gioco le cose si complicano e non sono chiare

A volte appare che in qualsiasi direzione ci si giri e si guardi quando si parla di gioco e di migliori casino italiani sembra tutto più complicato di ciò che avviene in altri settori. Tanto pandemonio suscitato da ADM per i suoi accessi ed i suoi sequestri effettuati nelle Sale Lan che hanno riempito colonne di giornale e trasmissioni televisive ed il risultato è stato estremamente timido: un accordo tra ADM ed il CONI relativo all’uso di apparecchi di intrattenimento senza vincita in danaro presso strutture sportive.

Quindi si ribadisce “Molto rumore per nulla”: un accordo che porta un’ulteriore burocratizzazione della quale il comparto avrebbe fatto volentieri a meno sull’utilizzo di giochi di intrattenimento a fini sportivi, per esempio come gli e-Sports di cui tanto si è parlato recentemente.

Regole amministrative per apparecchi di puro intrattenimento che fanno riferimento ad una autocertificazione da parte degli operatori del comparto sulla rispondenza degli stessi apparecchi alle norme previste.

Tra l’altro oggi si poteva davvero tenere conto e valutare l’eliminazione della verifica tecnica che obbliga a procedere, con spese a carico degli operatori, alla omologa degli apparecchi a mezzo di società di certificazione identificati da ADM: e ciò per ogni modello di apparecchio che può spaziare dal calcio-balilla, biliardi, giochi arcade ed altro e che siano apparecchi che non si possano ricondurre al gioco d’azzardo.

Argomento e principio che tutto il comparto del gioco senza vincita porta avanti ormai da tempo: il puro intrattenimento non può e non deve essere ricondotto, come purtroppo spesso accade, al gioco d’azzardo dal quale vengono sempre prese le distanze.

C’è da sottolineare che nonostante questa presa di posizione, troppo spesso l’amusement viene accostato ed equiparato con la normativa che si riferisce al gioco d’azzardo, cosa che sicuramente “non aiuta” ad avere le idee chiare: anzi, le complica ulteriormente qualora ve ne fosse bisogno.

Ma per ritornare all’intesa sottoscritta tra ADM e CONI si specifica che per i tesserati appartenenti a società sportive affiliate alle Federazioni che lo stesso CONI riconosce, gli apparecchi di intrattenimento possono essere assimilati a strumenti od a campi di gioco e, quindi, destinati ad attività sportiva dilettantistica.

Al di là degli apparecchi certificati per fini sportivi, ogni ulteriore comma 7 installato presso i locali delle associazioni sportive dilettantistiche è da considerarsi un apparecchio di intrattenimento che deve sottostare agli adempimenti previsti dall’art.110, comma 7 del TULPS ed alle regole tecniche ed amministrative dettate da ADM.

E con questo si pensare di avere fatto chiarezza? Il comparto dell’amusement pensa proprio di no e si augura che il Regolatore e la politica finalmente intervengano per mettere un punto fermo sulla normativa modificandola in modo trasparente: perché di fatto ancora non lo è e, quindi, potranno ancora esservi contestazioni in varie sedi per la sua interpretazione.

Tanto per cambiare, si potrebbe aggiungere: possibile che con il mondo del gioco, tutto incluso, non si riescano a studiare norme precise e dettagliate? Anche se sicuramente il gioco è un settore complicato poiché comprende tante varianti e tanti tipi di apparecchi, però non può essere impossibile arrivare a distinguere la normativa tra il gioco con vincita e quello del puro intrattenimento!

Sono diametralmente opposti anche se entrambi orientati al divertimento certamente, ma con obbiettivi sostanzialmente diversi: sembra che non si riescano a disegnare i confini effettivi di uno o dell’altro comparto.

Ancora peggio quando si pensa che il puro intrattenimento sia un veicolo diretto che accompagna i giovani ed i giovanissimi ad avvicinarsi ai pericoli del gioco d’azzardo “dei grandi”: ciò continuerà a creare seri problemi e costringerà le aziende a limitare le proprie offerte del puro intrattenimento rispetto alle imprese che operano nel resto del mondo dove l’amusement è meglio tutelato e rappresentato.

Oggi in Italia all’amusement si applicano solitamente le norme relative al settore del gioco d’azzardo legale e questo non è più possibile proprio per la poca chiarezza delle norme che si riferiscono al comparto di puro intrattenimento ed è per questo che si richiede una regolamentazione specifica.

Ogni filiera di gioco deve avere le proprie norme e le proprie regole e gli adempimenti da effettuare, altrimenti non se ne viene fuori e ci saranno sempre incomprensioni, ricorsi, pareri giudicanti che si richiedono con un dispendio di forze economiche inutili sia per gli addetti ai lavori che per i vari Tribunali ai quali ci si deve rivolgere per avere “certezze”.

Ciò accade sia che si offrano prodotti per fini ludici o per fini sportivi come accade nelle Sale Lan, associazioni sportive od altri tipi di locale. Sembra davvero arrivata l’ora per questo “passo istituzionale”: dividere i due comparti con norme indirizzate ad ognuno di essi, così si toglierebbero davvero tante problematiche che continuano ad accavallarsi ed a far discutere.

Purtroppo, “ci sta” anche un’ultima osservazione: sia il comparto dell’amusement che le associazioni di categoria appaiono troppo molli nell’opporsi al Regolatore: appena si ottiene qualcosina si “lascia la presa”.

Ci si “accontenta” e non si portano avanti le richieste con fermezza perché soltanto così, e forse neppure basta, il comparto otterrà qualcosa. L’amusement deve dimostrarsi più “caparbio”: in fondo è un comparto che è in grado di offrire risorse, occupa tanti lavoratori e dovrebbe essere ascoltato maggiormente.

Basta che qualcuno parli però, altrimenti rimarranno inascoltati anche per quel che riguarda la complessità delle certificazioni per i comma 7.

Infatti ADM aveva fatto presente che proprio i comma 7 potevano ritenersi macchine potenzialmente sfruttabili per il gioco illegale e per questo aveva disposto una nuova certificazione di idoneità, ovviamente con spese a carico degli operatori.

Ed è evidente che ciò sia un problema serio che però persino ADM non riesce ad affrontare appieno: non riesce a dimostrare quali macchine possano considerarsi “furbe” ed offrire il gioco illegale.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 13 Giugno 2022 ore 18:00
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