Piemonte: Il proibizionismo che fa male al gioco

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Spesso, recentemente, ci si trova a parlare del Piemonte e della sua economia guardando in modo particolare al settore che ci interessa più da vicino, quello dei giochi e dei casino migliori, che a seguito della Legge Regionale di quel territorio sta vivendo una situazione a dir poco “di pericolo commerciale” e di crisi dell’intera filiera. Ci si è dimenticati, però, di sottolineare che il Presidente di quella Regione aveva provveduto a sottoscrivere l’accordo tra Stato Regioni ed Enti Locali, intervenuto in Conferenza Unificata nel settembre 2017, e dal quale si dovrebbe partire per mettere in campo alcune considerazioni fatte questa volta dalle associazioni di settore: infatti, Sapar, As.Tro, AssoSicon, Federbingo ed Ascob sono chiamati a “tirare le somme” di ciò che sta succedendo in Piemonte alle imprese di gioco ed ai suoi operatori. Un altro punto fermo dal quale partire per riferire i “pensieri e le parole” di chi tutela le imprese del mondo del gioco pubblico è quello che il proibizionismo, laddove è stato applicato nel modo più stretto, non fa certamente bene a nessuno e “qualche esperienza” portata a termine negli anni “lontani” per quello che riguarda l’alcol dovrebbe essere un monito.

Purtroppo, ormai, un danno notevole all’economia ed all’imprenditoria sana e legale del territorio piemontese è stato fatto e oggi si vedranno gli effetti più drammatici di questa situazione per la quale la Regione non ha fatto, per il momento, alcun passo indietro, anzi. Un’altra cosa da far emergere è che le organizzazioni che tutelano le imprese di gioco sono certe che tutti gli operatori del settore sapranno reinventarsi in qualche modo anche per salvare quei migliaia di posti di lavoro che, in caso contrario, si troveranno a breve senza alcun reddito: e questa, senza dubbio, è la parte peggiore di questo disastro economico. Tutto questo atteggiamento negativo da parte dei consiglieri regionali piemontesi sarà un sicuro bersaglio delle prossime scelte elettorali poiché il gioco non si può certamente dimenticare dei danni che un certo tipo di atteggiamento politico ha procurato: quindi, anche taluni consiglieri regionali dovranno prepararsi a reinventarsi.

E questo soltanto perché questi ultimi non si sono preoccupati dei risultati e dei gravi danni che il “loro decidere” ha procurato all’industria piemontese del gioco ed hanno dimostrato un’assoluta mancanza di volontà di comprendere un settore sicuramente complicato e di interpretare quelli che sono i numeri reali di questo benedetto settore ludico: ciò porterà senza ombra di dubbio ad una “reazione elettorale” non piacevole che sarà interpretata con il voto (negativo) dei gestori, esercenti ed imprese insieme ai loro dipendenti. Si presuppone che questo porti ad una debacle senza precedenti: cosa che i consiglieri regionali piemontesi dovrebbero temere, altrimenti si dimostrerebbero ancor di più irresponsabili. Sono riflessioni “pesanti” che si uniscono ai dati, seppur parziali, circa le stime delle ricadute occupazionali nel settore dei giochi. Al momento, sono state censite solo 680 sale giochi di varia tipologia con apparecchi di intrattenimento, ma non è facile oggi quantificare quelle che saranno costrette, purtroppo, a chiudere i battenti.

E questo perché la maggior parte di queste stazionano ad una distanza inferiore dai luoghi sensibili relativamente a quella prescritta dalla Legge Regionale. Sempre per dovere di cronaca, bisogna comunicare a mezzo delle riflessioni dell’associazione As.Tro che dalla messa in campo della Legge del 2016 il volume del gioco legale si è ridotto di più di mezzo miliardo di euro: si è passati ad un volume di 5,1 miliardi del 2016 ad una stima di 4,6 miliardi di euro nel 2018. Un’ulteriore considerazione potrebbe essere, però, che la spesa complessiva del gioco in Piemonte aveva iniziato a calare ancor prima che venisse applicato il famoso distanziometro: mentre non si hanno notizie precise su miglioramenti a livello di salute e non ci sono dati che possano dimostrare un calo del numero di persone afflitte dal gioco problematico sul territorio piemontese. Vi è, invece, notizia che sono stati effettuati parecchi sequestri di apparecchi illegali in tutta la Regione e questa spesa non è conteggiata da parte dei Monopoli di Stato, ovviamente.

Le riflessioni continuano, e si ripetono quasi come un mantra: si spera che le Regioni si “fermino” con le loro rispettive Leggi e che attendano la riforma nazionale prima di mettere in atto, anche in luoghi diversi dalla Regione Piemonte, provvedimenti estremamente dannosi per l’economia territoriale e che si vadano a prorogare i termini a scadenza: riforma nazionale che renda omogenea l’applicazione delle norme, come peraltro era stato deciso in Conferenza Unificata. Purtroppo, tale accordo sembra “caduto nel dimenticatoio”, ma che è stato sottoscritto da tutte le Regioni italiche. In questa “ridda” di riflessioni, bisogna spendere una parola anche per le agenzie di scommesse, altro segmento del gioco di cui si sta parlando tanto a seguito del bando che le riguarda e del parere richiesto al Consiglio di Stato sulla stessa gara. Il Presidente di AssoSicon, Sindacato delle concessionarie di betting, dichiara che le sale che dovranno chiudere sarà superiore al 50% dell’attuale rete, con il conseguente problema occupazionale.

Anche questo segmento subirà ingenti danni e l’argomento dovrà essere affrontato dalla prossima giunta regionale: sperando che le promesse, che in campagna elettorale si sprecano, non rimangano poi tali poiché è importante che la politica prenda coscienza dell’impatto produttivo economico e dei posti di lavoro che andranno persi sul territorio piemontese. Certamente ognuno, e particolarmente la politica, dovrebbe assumersi la propria responsabilità. Purtroppo, quando lo Stato non è in grado di contrastare alcuni fenomeni con la cultura si avventura in divieti che vanno a sfociare nel proibizionismo: il paradosso che più colpisce è che la stessa politica vieta o limita la raccolta del gioco legale, ne critica in fondo l’impianto regolatorio che, però, si rifiuta di riordinare e riformare, ma non può prescindere dal suo gettito erariale al quale ricorre sempre, in qualsiasi momento vi sia un “problema di quadratura di bilancio statale” e continua ad aumentare la tassazione sui giochi, come se lo stesso gioco fosse il suo “bersaglio preferito”.

Maggio 30, 2019: •
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