Per migliore il gioco si deve ripartire dal 2017

migliorare il gioco ripartendo da intesa del 2017

Non si riesce a tenere in debito conto quante volte nel nostro scrivere sul mondo del gioco si sia fatto un riferimento accorato all’Intesa sottoscritta in Conferenza Unificata del 2017 tra Stato, Regioni ed Enti Locali: sicuramente non perché si sia paranoici, ma semplicemente perché quell’accordo contemplava la soluzione di quasi tutte le problematiche complesse del gioco pubblico e delle piattaforme casino legali di allora, oggi senza dubbio cambiate ed aumentate, e quindi con quell’accordo si andava ad accontentare quasi tutti i suoi protagonisti.

È indiscutibile che il gioco nell’arco di cinque anni si sia evoluto, si sia tecnologicamente aggiornato ai tempi, così come è cambiato il rapporto gioco-giocatore ed addirittura il modo di usare il prodotto gioco e, quindi, anche divertirsi e come percepire l’intrattenimento.

Non vi è la possibilità di una diversa interpretazione del pensiero che il periodo pandemico sia stato indiscutibilmente il motivo di buona parte di questi cambiamenti, come lo è stato per farci percepire le priorità della vita quotidiana.

Ma per tornare a quell’Intesa si deve considerare che alcuni dei suoi punti, che possono essere anche chiamati “punti cardine” potrebbero venire usati, ovviamente riveduti e corretti, dal nuovo Governo per creare il riordino nazionale del gioco ed applicati per cercare di facilitare l’Esecutivo di nuova composizione in un compito decisamente gravoso.

Ma compito decisamente importante per l’intera industria del gioco pubblico, ed in modo particolare essenziale per la tutela della legalità e del territorio che in questi ultimi tempi, purtroppo, lasciano un po’ a desiderare.

In tutta la campagna elettorale, che definire becera sembra di usare un eufemismo poiché non si è mai assistito ad una battaglia politica così poco elegante e diffamatoria, si è sentito parlare anche del gioco d’azzardo pubblico e della sua riforma anche se altri argomenti hanno “tenuto banco” e sono stati abilmente cavalcati dalla politica poiché sono senza alcun dubbio più gravosi per la cittadinanza e per l’economia del Paese.

Comunque, dato che durante questa campagna elettorale ci si è basati su innumerevoli promesse già in partenza irraggiungibili, ci si deve aggiungere anche quelle espresse per il riordino nazionale del gioco che tutti continuano a sottolineare come imprescindibile e che ancora oggi, a distanza di anni, non si è mai concretizzato.

E si spera che questa… sia la volta buona anche se le riserve sono d’obbligo anche perché per assolverle prima bisognerà vedere la composizione del Governo: se sarà schierato per il comparto del gioco o totalmente avversa. Però, purtroppo, lo spazio per quest’ultima possibilità esiste, come è sempre esistito e contro il quale il settore ludico ha sempre dovuto combattere.

Proprio per l’esistenza “storica” dell’incapacità quasi cronica dei Governi che si sono succeduti dal 2017 di portare a termine il riordino nazionale del mondo dei giochi e delle scommesse sportive oppure di un Testo Unico sul Gioco “ci piace” sperare che se si farà “qualcosa” si possa prendere spunto dall’Intesa di allora che aveva toccato tutti i “punti dolenti” che già in quel tempo avevano creato problematiche di rilievo per le aziende che intendevano operare nel business del gioco.

D’altra parte, già la Conferenza Unificata del 2017 aveva dovuto rendersi conto che il riordino, o l’Intesa, o l’accordo tra i protagonisti del gioco era indispensabile per dare certezze e prospettive di sviluppo per il settore che sempre già da allora doveva sopravvivere mediante interventi istituzionali “episodici” che facevano vivere il gioco nell’assoluta incertezza: oltre tutto interventi che spesso erano in contraddizione tra loro, tranne quando si è inteso intervenire da parte dello Stato centrale per l’aumento della tassazione sugli apparecchi di gioco, momenti nei quali si trovavano d’accordo tutti gli schieramenti.

Quindi, che dire? Il settore ludico, compreso il poker su internet, dal 2017 in poi ha continuato a navigare a vista cercando di stare a galla e puntare la prua verso lidi sicuri che non è mai riuscito a raggiungere proprio perché “ci sono sempre stati forti venti contro” che impedivano di tenere una rotta sostenibile ed un’andatura serena che potesse consentire alle imprese di gioco un tranquillo navigare…

Ed ecco spiegato il motivo per cui il gioco è così “affezionato” all’Intesa del 2017: dava certezze, possibilità di avere introiti certi ed attivare programmi e vita tranquilla che è ciò di cui le imprese hanno assoluta necessità sia per sé stesse che per i propri lavoratori: ed in aggiunta serve ricordare sempre che le attività di gioco sono legali e sicure e rappresentano lo Stato a mezzo delle concessioni che lo stesso attribuisce facendo diventare queste attività “Riserve di Stato” che dovrebbero ricevere rispetto assoluto e non essere prese di mira dalle Leggi Regionali “capestro” sul gioco che hanno invece messo in atto tutto il contrario.

Di fatto, questo conflitto tra lo Stato e le Regioni ed i Comuni è pesato a livello economico sul settore che oggi si trova disagiato ed in uno stato “pre-fallimentare” mettendo le sue imprese a rischio di chiusura con la conseguenza ovvia del problema occupazionale.

D’altra parte le imprese di gioco, come in tutti i settori, non possono continuare a mantenere i dipendenti se il “cassetto alla sera non è soddisfacente”!

Così, si spera che la prossima Legislatura prenda in esame davvero di provvedere al riordino del gioco possibilmente riprendendo in esame la più volte richiamata Intesa del 2017, ovviamente riveduta ed aggiornata ai tempi attuali ricordando che tale accordo pur essendo stato sottoscritto, non si è mai tradotto in Legge “soltanto” a causa della solita crisi di Governo: insomma, in pratica la storia si sta ripetendo.

Oggi, infatti, si parlava di mettere in campo la Legge Delega sul Gioco che avrebbe lasciato la porta aperta al riordino nazionale dell’intero settore e che si “stoppa” ancora una volta per una crisi di Governo. Per il gioco pubblico sembra davvero una presa in giro: ma il dato di fatto è che ancora una volta il settore deve rimanere in attesa chissà per quanto tempo ancora per arrivare ad un intervento istituzionale sperando che non si tratti di un intervento “episodico” e non definitivo e nazionale.

Si continua a sperare per non morire definitivamente.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 4 Ottobre 2022 ore 09:00
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