Palestre e fiere in riapertura ma del gioco d’azzardo non si sà nulla

gioco azzardo vuole ripartire con palestre e fiere

Non si può essere che contenti di tutto questo vociare relativo alle diverse aperture anche per le attività “non essenziali” perché, evidentemente, significa che “eppur si muove” l’industria di tutto il Mondo anche se con le restrizioni imposte ancora dal Coronavirus e dalle sue amiche varianti che in ogni Paese hanno impatto diverso. C’è chi è più avanti come il Regno Unito e chi ancora sta facendo programmi seppur più concreti (od almeno sembra) e nei quali gradatamente i vari settori cominciano a muoversi tra strategie e programmazioni che possano rendere questa riapertura produttiva a livello economico. Quello che è sicuramente certo è che la ripartenza dell’economia aiuterà i vari addetti ai lavori a riappropriarsi della propria utenza e tenderà a rendere meno “pretenziose” (anche se nel giusto) le richieste delle varie imprese relativamente ai sostegni istituzionali che, comunque, non stanno piacendo a nessuno ed appaiono addirittura insufficienti nel loro ammontare e proporzione.

Nel nostro Paese si sta assistendo alla programmazione non facile delle riaperture, con discussioni e pareri diversi dei vari Ministri interessati ed ancora con qualche paura che staziona in chi tali decisioni deve assumere perché il calcolo delle vittime appare ancora alto: mentre la somministrazione dei vaccini continua a creare problematiche ed a provocare informazioni discordanti che non possono rendere sereno il clima politico, sanitario e sociale. Ognuno si sente in obbligo di dire la sua, mentre forse i cittadini desidererebbero ricevere “un’unica esposizione della situazione vaccinale” e non tante campane. Magari un discorso esposto dal Governo centrale o dal Ministro della Salute che fughi le paure che ogni giorno si affacciano sul cammino dell’inoculazione dei vaccini e sulla loro sicurezza: cosa che maggiormente impensierisce sia chi un certo vaccino lo ha già fatto e chi invece lo dovrà fare. Ma la “bella abitudine” di avere esperti, virologi, direttori sanitari, politici pronti a pontificare non muta.

Costoro spiegano, o meglio tentano di spiegare a volte anche spettacolarizzandolo, il proprio punto di vista anche se l’esperienza vissuta avrebbe dovuto insegnare che tante parole fanno solo confusione e, sopratutto, non rassicurano. Intanto, è già da qualche giorno che l’Esecutivo ed il nostro Premier sono impegnati nello stabilire il futuro del Paese e le riaperture delle diverse attività: dalle scuole ai cinema e teatri, ai ristoranti alle palestre. Si sta concretizzando il calendario delle riaperture ma nessuno ancora parla del settore dei giochi e dei migliori casino, con le sue attività “non essenziali e di rischio medio/alto” chiuse dallo scorso ottobre. Invece, dopo le varie assicurazioni di alcuni politici ci si poteva aspettare sinceramente qualcosa di più, anche se si era già esposta l’idea che il gioco pubblico sarebbe stato uno degli ultimi comparti a riaprire i battenti, come è accaduto nell’estate 2020. Ma appare evidente che l’esperienza epidemiologica non ha acquisito in praticità ed il divertimento e l’intrattenimento ludico dovranno ancora attendere.

Ormai, il gioco si è pure rassegnato a questa sorta di ostracismo, magari oggi anche non proprio voluto, ma che ha il medesimo risultato perseguito dal vecchio Esecutivo: il gioco pubblico terrestre non si schioda dalla chiusura senza attuali progetti di ripartenza. Come si potrebbe sentire il comparto? Beh, dopo il trattamento nel periodo pandemico non c’è nulla di nuovo o di diverso tra il vecchio ed il nuovo Esecutivo se non il passo in avanti da parte dell’intero settore di essere stati almeno ascoltati dall’attuale squadra di Governo anche se il risultato è identicamente negativo per tutte le attività del comparto. Nel frattempo, si è preso nota che in più occasione il Premier Draghi ha sottolineato che le aperture vengono progettato con “rischio moderato” perché si vorrebbe far ripartire definitivamente il Paese e farlo uscire dalla pandemìa. Però, forse per riaprire il gioco d’azzardo pubblico evidentemente si applica il principio del rischio eccessivo poiché non è stata spesa neppure una parola per il settore ludico.

Infatti, si è parlato di cinema e teatri, luoghi di cultura e cibo per la mente: mentre di divertimento e di intrattenimento neppure un sussurro nella mappa delle riaperture. Eppure le persone avrebbero anche voglia di divertirsi con il gioco, lo ricercano e vanno persino a confrontarsi con l’unico che trovano disponibile h/24: purtroppo, il gioco illegale. Anche questo sembra essere stato sottovalutato: però, gli operatori del gioco sperano di fare capolino tra le decisioni del Premier e della sua squadra e di non essere obbligati alla chiusura sino all’estate. Sarebbe davvero aggiungere danni al danno ingente che tutta la filiera del gioco, scommesse sugli sport comprese, ha subito dall’inizio dell’emergenza sanitaria sino ad oggi. Ma, purtroppo, al momento nell’elenco delle attività che riapriranno dal 26 aprile, sempre con protocolli stretti e con estrema attenzione alla salute, e che sono state previste nell’arco di due mesi, di quelle del mondo dei giochi non vi è proprio alcuna traccia.

Saranno consentiti gli spostamenti tra Regioni a “colorazione gialla” od anche tra Regioni di colorazione “diversa” a mezzo di un futuribile “pass”. Dal 26 aprile a tutto maggio si potrà pranzare o cenare nei luoghi all’aperto per poi raggiungere l’ottimale di pranzare anche al chiuso nel mese di giugno: mentre per consentire ai giocatori affezionati di riabbracciare i propri punti ludici non esiste la programmazione. E ciò nonostante il CTS abbia approvato l’aumento del pubblico negli spettacoli al chiuso, aumentato quelli all’aperto: mentre entrare in una sala da gioco, seppur applicando il “severo protocollo personale del settore”, non sarà possibile od almeno non se ne è parlato. Non ci si aspettava forse nulla di diverso, purtroppo, perché la sensazione che si ricava anche da questo Esecutivo è che il gioco “si ascolta a parole” che non vengono seguite da fatti concreti. Quindi, ancora oggi di cosa stiamo parlando? Di un settore che rappresenta lo Stato per l’offerta del gioco pubblico e del poker, ma che lo stesso Stato non difende, non tutela e non sostiene economicamente: la disillusione è tanta anche se si vuole nascondere. Ma davvero ci si troverà ancora nella situazione di vedere tutto il gioco legale chiuso e quello illecito “rigorosamente” sempre disponibile ed aperto?

Data Pubblicazione: 6 Maggio 2021 ore 18:00

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