Ormai ogni Regione ha una propria legge sul Gioco

regioni italiane regolamenti per il gioco

Quello della “questione territoriale” è, indubbiamente, un discorso vecchio! Se ne parla (e purtroppo solo quello) da qualche anno ormai e vi sono stati tanti “tentativi di intervento” non da ultimo quello della Conferenza Unificata che avrebbe dovuto “far vedere chiaro” sulla problematica ed, invece, ha solo attribuito ancora più poteri forti agli Enti Locali ed alle Regioni che continuano a “spadroneggiare” come e quando vogliono senza che il Governo centrale intervenga in alcun modo, ammesso poi che abbia voglia di farlo. Quindi, le imprese di gioco, e le migliori piattaforme di casino online italiane, devono ancora oggi continuare a confrontarsi con questa “problematica territoriale” che non lascia quasi più spazio alle attività ludiche insieme agli aumenti della tassazione, bandi rinviati ed indubbiamente con una riduzione delle possibilità commerciali sui mercati. Purtroppo, si è arrivati al punto che ogni Regione ha una “sua propria legge sui giochi” tendenzialmente proibizionistica dove in alcuni territori più che in altri, si stanno imponendo limiti talmente ristretti che rasentano l’espulsione delle attività ludiche. Insomma, al di là delle innumerevoli restrizioni imposte al mondo dei giochi, la “questione territoriale” è ancora ciò che rappresenta un nodo veramente cruciale che bisognerebbe necessariamente “sciogliere”.

Chi sta seguendo un poco il percorso del gioco pubblico, si ricorderà che la questione territoriale è partita circa otto anni fa dalla Provincia di Bolzano dove si era riscontrata la prima opposizione totale all’immissione del gioco pubblico su quel territorio, e si era arrivati oggi quasi a bandirlo e metterlo ai margini di quel mercato: tutto in maniera più che decisa e ferma. Da allora la soluzione territoriale, sia di Bolzano che del resto di Italia, non sembra “esattamente a portata di mano”, sopratutto dopo la pronuncia degli scorsi giorni del Consiglio di Stato relativa alla Legge appunto della Provincia di Bolzano. Infatti, nonostante si sia provveduto alla presentazione di una più che ampia documentazione scientifica che attesta l’assoluta inefficacia dei vari distanziometri e delle limitazioni degli orari di accensione degli apparecchi di gioco e delle slot machine rispetto all’obbiettivo del contrasto al gioco problematico, i Tribunali si discostano assolutamente da queste ricerche e da questi risultati. Così come ha fatto nello specifico il Consiglio di Stato.

Si è ritenuto che “benché estremamente ristretto”, lo spazio residuo sul territorio sia sufficiente per il gioco pubblico e si è ritenuto non sussistere “l’effetto espulsivo”. I ricorrenti in quella zona avevano sempre parlato di divieto sostanzialmente totale, cioè in alcuni casi del 99% ed in altri del 96%, ma il Giudice che ha emesso la pronuncia, non ha ritenuto di tener conto di queste reali percentuali di divieto ed ha, invece, valutato”positivamente” i risultati del Consulente Tecnico che si è espresso con un 95% per quanto riguarda il divieto sul territorio, anziché nel 99% indicato dai ricorrenti. Come se la percentuale del 95% del territorio sul quale esiste il divieto di esistenza del gioco pubblico non possa paragonarsi ad un “effetto espulsivo”! Tale “percentuale” oltre tutto è anche accompagnata dalle restrizioni sulle installazioni degli apparecchi, sull’apertura ed il mantenimento delle sale da gioco, nonché dalla disciplina degli orari di accensione e spegnimento che i vari Comuni esercitano.

Ma siccome quando si parla di gioco pubblico “non è mai abbastanza”, ecco che dopo la pronuncia del Consiglio di Stato è arrivato un altro verdetto “negativo”, questa volta del Tar di Milano, relativo agli orari di esercizio: sentenza che, se possibile, rende ancora più scuro lo scenario per il mondo del gioco pubblico, chiudendo così una settimana veramente pessima per il settore ludico. La sentenza, pur tenendo conto della documentazione prodotta a sostegno della carenza dei risultati nei confronti del gioco problematico, conclude nel rigettare il ricorso per il controllo degli orari di accensione e spegnimento, sostenendo che con la sospensione dell’erogazione del gioco, si ottiene l’effetto di “ridurre le patologie legate al gioco”. Quindi, si è di fronte ad una sentenza emessa con motivazione legata solo al “comune sentire” e mettendo in pratica un altro “potenziale assurdo normativo”: ma, evidentemente, non secondo i Giudici del Tar di Milano che si sono così espressi. Che dire: due sentenze e due “mazzate” per il mondo dei giochi ed oltre tutto due pronunce che rimetteranno in auge di nuovo la “questione territoriale” ed i poteri degli Enti Locali e delle Regioni e delle Province.

Non si può dire che questi verdetti lascino il gioco tranquillo: tutt’altro. Qualora fosse apparentemente dimenticata per qualche istante questa nota questione, riaffiora sempre sino a quando le istituzioni decentralizzate avranno questo immenso potere che è stato loro attribuito dall’accordo uscito dalla famigerata Conferenza Unificata, sottoscritta da tutti i partecipanti, messa in atto solo per quel che “conveniva alle Regioni ed ai comuni” ed, oltretutto, poi disconosciuta. Un grandissimo pasticcio di cui si stanno ancora pagando le conseguenze anche perché il Governo del Cambiamento non sembra voler prendere in mano questa “patata bollente” della riforma del gioco pubblico. Continua ad annunciarla, e non da ultimo nell’emanazione del Decreto Dignità che con il provvedimento di divieto della pubblicità che include sta creando non pochi problemi al settore e tanti ancora ne creerà a venire.

Ma un riordino nazionale, indiscutibilmente, sta diventando imprescindibile: forse, però, questa necessità la sentono solo le imprese di gioco ed i suoi operatori. D’altra parte la filiera del gioco continua a richiedere l’intervento da parte dell’Esecutivo Giallo-Verde per arrivare alla riforma, gli operatori continuano a manifestare con le associazioni di categoria che li assistono per essere ascoltati e per sottoporre al Governo l’impossibilità di continuare a sopravvivere commercialmente, le imprese vorrebbero un incontro con l’istituzione centrale per discutere sulla continua tassazione cui vengono sottoposte, tante risorse vorrebbero essere sicure del proprio futuro: ma tutto tace. Sia l’Esecutivo che in modo particolare il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico: quindi, cosa bisognerebbe fare? Nessuno sa dare un vero e proprio indirizzo per risolvere la questione: che sia territoriale od altro poco importa perché ad una soluzione bisognerebbe arrivare.

Data Pubblicazione: 28 Marzo 2019 ore 12:00

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