Non si deve più crocifiggere il gioco d’azzardo legale

basta considerare il gioco come un male assoluto

Quando si parla di ipocrisia e di falso moralismo il pensiero di chi scrive istintivamente va a qualche anno fa quando il Governo di Conte ha fatto applicare il provvedimento più totalitario e proibizionistico che si possa ricordare: il divieto totale della pubblicità ai giochi che ha ottenuto, e non a nostro parere ma secondo quello di esperti in materia, soltanto un disagio economico quasi insormontabile per le aziende che operano nel gioco ed un certo disappunto pratico per i giocatori che si sono trovati a non riuscire più a comprendere quale fosse il gioco pubblico, e quindi legale e lecito, da quello che invece non lo è e quindi illegale.

Così ecco spiegato il motivo per il quale si spera che con l’inizio di questa 19a Legislatura che ha appena dischiuso gli occhi sulla situazione del Paese si possano constatare dei veri cambiamenti anche nei rapporti tra Stato centrale e settore ludico che, oltre tutto, rappresenta la legalità sul territorio e la tutela della salute dei cittadini essendo “Riserva di Stato”.

Posta sul piatto la speranza serve però guardarsi attorno attentamente e constatare quale è la situazione attuale del gioco con cui si dovrebbe confrontare il nuovo Esecutivo e studiare quale nuova “posizione” lo stesso debba perseguire per ripristinare un rapporto sano e trasparente tra lo Stato, che ha creato il gioco pubblico, e le attività che dovrebbero essere un punto di riferimento per il cittadino-giocatore che merita di essere “accudito, seguito ed accontentato” da un settore che offre il prodotto statale con i suoi concessionari.

Deve decisamente cambiare un rapporto così congestionato e poco chiaro tra le due realtà ed essere reimpostato come un rapporto di sinergia, di collaborazione, di rispetto e di tutela che lo Stato centrale ha il dovere di avere con chi lo rappresenta.

E questo rapporto deve estraniare il falso moralismo e l’ipocrisia che da tanti anni lo percorre e che con i Governi precedenti a quello di Mario Draghi, che stava cercando di instaurare un nuovo rapporto con il settore ludico, sono andati via via deteriorandosi.

Rapporti pessimi che sono sfociati in un lassismo ed un’indifferenza che potrebbero considerarsi davvero un insulto ad un settore che porta nelle casse erariali, agendo per conto dello Stato, cifre non indifferenti che vengono fagocitate per sopperire ai bilanci dello stesso Stato: soltanto in quel momento il gioco pubblico diventa “bravo, bello e buono” del quale non si può fare a meno… e se questa non è ipocrisia come la si potrebbe chiamare?

Per quello che riguarda invece la falsa moralità si vuole lasciar spaziare la fantasia di chi ancora ci legge per fare un confronto tra la moralità che lo Stato pretende dai suoi diversi settori ed il comportamento che ha mantenuto anche durante tutto il periodo pandemico ignorando completamente di sostenere, ma con ristori non irrisori, ma con qualcosa di tangibile l’intero sistema gioco.

Qualcosa che non è mai arrivato alle attività di gioco se non in una “minimissima” parte ed anche per tale atteggiamento non ci sarebbe quasi nulla da aggiungere e si vuole passare oltre.

Dunque, si vuole sfatare anche quel dire pressoché comune che il gioco sia un settore “immorale ed approfittatore delle debolezze altrui” che però lo Stato centrale non ha mai controbattuto e che anzi ha lasciato diventare una sorta di “mantra” appartenente ad un certo Movimento politico.

Stato che non si è mai schierato apertamente nei confronti delle “sue Riserve” anche sottolineando che il gioco è sempre esistito e sempre esisterà e che si dovrebbe smettere di approcciarlo in modo troppo paternalistico come se gli italiani maggiorenni giocatori dovessero essere trattati come ragazzini che non sanno cosa incontrano quando si avvicinano al gioco d’azzardo.

Oltre tutto permettendo restrizioni imposte dalle istituzioni de-localizzate, campagne moralistiche ad oltranza e permettendo che “il gioco fosse quasi messo fuori gioco” dai suoi territori di competenza svuotandoli della legalità che tali attività rappresentano e svuotando le realtà dalla presenza del gioco legale.

E questo come si potrebbe chiamare? Forse disinteresse o noncuranza?

E si spera che almeno la 19a Legislatura metta fine a questa latitanza di interventi da parte dello Stato centrale che così facendo, purtroppo, dà una grossa mano alla criminalità che gestisce, ed anche molto bene, il gioco d’azzardo su tutto il territorio: tra l’altro mettendo in grossa difficoltà il gioco legale che si trova con questa concorrenza sleale che non ha alcuna restrizione e nessun obbligo nei confronti dei giocatori, a volte ignari persino di giocare in un punto illegale.

È proprio in forza di questa riflessione che si spera che la nuova Legislatura di impegni a portare a compimento la riforma dell’intero settore ludico che il Governo precedente sembrava volere, e si sottolinea “volere”, portare a suo compimento.

Infatti, dalle promesse che durante l’anno erano arrivate agli addetti ai lavori ma anche da parte del sottosegretario Freni sembrava proprio che la Legge Delega sul Gioco avesse già fatto una buona parte di percorso. Poi, sono intervenuti altri eventi imponderabili come la guerra in Ucraina e quello ponderabile della crisi di Governo.

Così, l’intera industria del gioco si trova oggi a dover fare i conti con una situazione economica davvero disagiata, con gli operatori che vedono tutto nero per il futuro poiché a causa del mancato riordino non si potranno fare i bandi di gara per le nuove concessioni e mancheranno quegli investimenti, anche internazionali, che se ci fosse una regolamentazione “adeguata” avrebbero il suo corso estremamente positivo per l’economia sia del settore che del Paese.

E di fronte a ciò si spera che la nuova Legislatura non applichi anch’essa il “comportamento dello struzzo” e faccia finta che il gioco pubblico funziona e che non c’è bisogno d’altro come praticamente si è fatto sinora non ritenendo indispensabile intervenire in un settore che da tempo è tenuto in ostaggio dalla Questione Territoriale che se nessuno vuole affrontare continuerà a mietere vittime nel mondo dei giochi.

A questo punto invece che mettere la testa sotto la sabbia cosa farà il nuovo Esecutivo?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

Giornalista

Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 7 Novembre 2022 ore 12:10
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