Nella provincia di Trento e nel Lazio nuove leggi sul gioco

in arrivo cambiamenti alle leggi sul gioco nella provincia di trento e nella regione lazio

Non si può certo negare che gli operatori del gioco ed i siti migliori di gioco online che hanno (almeno per il momento) un’attività ludica della Provincia di Trento o nella Regione Lazio stiano seduti sui “carboni ardenti” e che stiano scrutando ogni giorno il cielo per vedere qualche segnale propiziatorio relativo all’arrivo del riordino nazionale del gioco. Nuova normativa che ponga fine alle loro incertezze e che consenta, con l’annullamento proprio di tali Leggi Regionali e Provinciali, di riconsegnare alle “Riserve di Stato” la loro posizione di rappresentanti della legalità: leggi che dal mese di agosto segneranno qualora le attività riuscissero a rimanere aperte fino a quella data sul territorio, la fine delle loro imprese. Cosa che di fatto, ed inevitabilmente, metterebbe per la strada un certo numero di lavoratori che sino ad oggi avevano avuto una tranquillità lavorativa sicura e ben remunerata. Ecco spiegato il motivo per cui oggi in queste righe si vuole curiosare sui diversi territori per vedere e “sentire” le sensazioni di un comparto che, inutile ricordarlo, è in assoluta fibrillazione.

Si vuole partire dalla Regione Lazio, per rispetto poiché vi risiede Roma Capitale, dove da parte della politica si solleva un’ulteriore richiesta per il riordino del gioco anche per porre fine da un lato alla Questione Territoriale, ma anche alla distinzione “definitiva” tra gioco d’azzardo e quello di intrattenimento. Comparto quest’ultimo che ultimamente è stato movimentato da un immenso polverone a seguito dell’ormai nota questione delle Sale Lan e dei biliardini che mai come in questo periodo hanno riconquistato gli onori della cronaca ed oltre tutto sostenuti, e strenuamente difesi, anche dalla politica che in relazione al mondo dei giochi in linea di massima si rifiuta “proprio di mettere il becco”. Ma non in questa situazione dove è stata messa sotto accusa l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per i suoi “dissennati” accessi e successivi sequestri presso attività situate nella realtà bergamasca: invece, si vuole parlare non di questo argomento, ma di altro e “soltanto” della richiesta urgente di una Legge Quadro nazionale.

Legge sul gioco che includa, ovviamente, anche la normativa regionale che pone troppi limiti, e sopratutto troppi cosiddetti “luoghi sensibili” (a volte anche davvero insensati) in vicinanza dei quali non viene concessa alcuna presenza di un qualsivoglia apparecchio di gioco. Il distanziometro della Regione Lazio è di 500 metri entro i quali si vogliono tenere al sicuro le persone sensibili ed influenzabili che non devono entrare assolutamente in contatto con il gioco, anche se da più parti ormai tantissimi esperti in materia hanno ufficialmente dichiarato che non è certo il distanziometro che può eliminare o contrastare la “voglia di gioco”. Dunque, nella Regione Lazio si auspica una nuova normativa decisamente più precisa e trasparente di quella attuale che, sopratutto, metta in condizione il giocatore di poter scegliere quale sia il prodotto con il quale si sta confrontando: prima di tutto riconoscere se sia legale o non lo sia affatto e, poi, se si tratti di un gioco d’azzardo od un gioco di puro intrattenimento.

Sembra retorico questo discorso ma si sono rilevati parecchi casi di “confusione” che hanno messo in difficoltà il giocatore, magari quello neofita che si avvicina al gioco per la prima volta, anche con una certa circospezione, ma che non viene però aiutato dalla carenza di chiarezza. Da tenere presente che in questa realtà territoriale la Legge Regionale farà scattare le sue “norme capestro” il 28 agosto prossimo: conseguenza di ciò la possibile chiusura di tantissime aziende, licenziamento di circa 6.500 soggetti tra lavoratori e lavoratrici, mentre altre seimila persone rischierebbero il posto di lavoro per effetto della riduzione degli incassi dei bar e dei tabaccai. Questa normativa, emessa per prevenire il disturbo da gioco d’azzardo, riguarda esclusivamente il gioco terrestre mentre quello online che negli ultimi tre anni, dal 2019 al 2021, è passato da una raccolta di 26 miliardi a quella di circa 54 non ha una normativa proporzionata ai tempi attuali: e nell’online come ben si sa non c’è alcun specifico controllo e quindi nessuna tutela per i giocatori problematici.

Tutelare i giocatori a rischio, ma tutelare anche i giovani, è un obbligo dello Stato e davanti a questo il Governo centrale non può sicuramente continuare “a chiamarsi fuori”. Ora, dalla Regione Lazio “ci piace” passare alla Provincia di Trento dove la Legge relativa all’applicazione del distanziometro entrerà in vigore il 12 agosto prossimo: negli ultimi mesi non si è parlato troppo dell’attuazione della Legge sul Gioco in quella realtà territoriale, ma se non interverrà qualcosa di eclatante, oppure qualche proroga alla quale il gioco è purtroppo aduso, il preventivato distanziometro entrerà in vigore per le sale dedicate poste nelle vicinanze dei luoghi sensibili, come già accaduto due anni fa nei locali generalisti. Il risultato pratico sarà che in tutta la Provincia chiuderanno più di 30 sale con il conseguente licenziamento dei lavoratori al quale andranno a sommarsi gli addetti all’indotto che gravita attorno al gioco. E questo è lo scenario che si presenta in caso di attuazione di tale Legge Provinciale.

Sarà l’argomento di un incontro che avverrà nei prossimi giorni davanti ai membri della quarta commissione del Consiglio provinciale che ascolterà un’esposizione della situazione attuale delle attività di gioco su quel territorio da parte dell’Associazione di categoria SAPAR. Si tratta di un incontro di interesse rilevante che segue una dichiarazione dell’Assessore al Commercio della Provincia Autonoma di Trento che ha annunciato l’intenzione di modificare la legge provinciale vigente: cosa peraltro eclatante considerata la posizione “quasi proibizionistica” interpretata da sempre dalla Provincia nei confronti del mondo dei giochi. A meno che questa modifica non sia da interpretarsi in modo ancor più restrittivo di quello già esistente oggi, il che sarebbe un disastro totale per le attività che ancora hanno i battenti aperti. In realtà, tale modifica dovrebbe riferirsi all’elenco (inverosimile) dei luoghi sensibili laddove l’assessore aveva dichiarato che “non si può considerare un capitello come luogo di culto per bloccare l’apertura di una sala da gioco”!

Pubblicazione: 21 Luglio 2022 ore 18:00

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