Le scelte ideologiche dello Stato nei confronti del Gioco

stato e gioco non scatta amore

Prima o poi qualcuno delle istituzioni si degnerà di confidare, lealmente, quale sia il reale motivo per il quale da un lato il mondo del gioco pubblico e dei migliori siti casino viene “considerato” immorale, superfluo e nocivo, dato il forte impatto economico ed occupazionale che negli ultimi anni è sempre riuscito a concretizzare, e dall’altro perché nessuno si interessi della sua fine che si delinea alquanto vicina. Così, purtroppo, non vengono presi dall’Esecutivo Giallo-Rosso provvedimenti ed iniziative sostanziali, come il riordino nazionale del settore, affinché lo stesso continui a rappresentare la legalità del prodotto di Stato sul territorio. É una incongruenza assurda, un comportamento ipocrita camuffato da falsa moralità e dalle ideologie farisaiche che da un paio d’anni vengono portate avanti, special modo da un certo schieramento politico che, da sempre, avversa il gioco e che ha portato la sua stessa intera filiera ad un punto quasi di non ritorno. Peccato, però, che tutto questo non lo pagherà soltanto lo Stato centrale che non potrà ulteriormente usufruire delle tante risorse erariali che il gioco non riuscirà ad immettere nelle casse dell’Erario, ma bensì ne pagheranno lo scotto le migliaia di lavoratori del mondo dei giochi che, molto presto, non avranno più il proprio lavoro ed il relativo stipendio per poter sostenere le proprie famiglie.

In questi ultimi giorni, ed in attesa di conoscere nel dettaglio la “fase 3” della rinascita del Sistema Italia, e dopo che si sta completando con soddisfazione la “fase 2”, almeno per le aziende che riusciranno ad aprire dopo aver messo in pratica i difficoltosi protocolli per il contrasto al Coronavirus, si moltiplicano gli appelli delle associazioni ed a gran voce anche quelli delle organizzazioni sindacali che tutelano le imprese di gioco. Stanno cercando di calmare gli animi di fronte all’ennesimo slittamento della riapertura delle attività ludiche, attività non inserite ancora nell’ultimo decreto che ha rimesso in movimento gran parte degli esercizi commerciali: il gioco pubblico, invece, ad oggi è ancora fermo al palo e sembra evidente che non rientri neppure nella “fase 3” se le cose non cambieranno ed anche in fretta. Infatti, il settore ludico ha dovuto prendere atto, purtroppo, che il settore del gaming è il grande assente anche nella “fase 3” e questo significa concretamente una condanna di questo comparto che è stato blindato dall’inizio dell’emergenza sanitaria e che non sta intravedendo possibilità di riapertura, considerato che è stato dichiarato rientrare nelle imprese di rischio medio-alto.

La prima riflessione che nasce spontanea, e che rasenta indubbiamente il paradosso, è che il gioco pubblico in aggiunta alla chiusura delle sue attività, all’impossibilità di programmare una sua ripartenza, e quindi continuare a non avere introiti né per sostenere le proprie aziende e neppure per raccogliere risorse per lo Stato, con un danno per entrambi veramente notevole, deve anche subire una ulteriore beffa. Infatti, il Governo ha deciso e previsto un prelievo sulla raccolta delle scommesse sportive dello 0,3%, percentuale non ancora decisiva definitivamente e che potrebbe quindi anche aumentare: e questo per creare un “fondo Salva-calcio” per quelle “povere aziende calcistiche” che hanno subito troppi danni dalla sospensione dei campionati a causa della pandemìa. Ma a chi può venire in mente di alzare le tasse ad un settore che è fermo, blindato da mesi e del quale non si parla, nel modo totale, di una possibile riapertura vicina o lontana? Nessuna tempistica viene sottoposta ai rappresentanti di settore che, oltre tutto, non sono neppure stati mai convocati dall’Esecutivo per un eventuale confronto, come invece è successo ad altri settori.

Quindi, chi emette un provvedimento del genere od è impazzito per il virus, oppure avversa così profondamente il settore che non vede l’ora di affossarlo ulteriormente con interventi anche “sconclusionati” come questo per il Fondo Salva-calcio: intervento che quasi rasenta l’insulto e la non considerazione di un comparto composto da una marea di piccole e medie imprese, e dai suoi lavoratori, che stanno aspettando di avere la possibilità di sopravvivere. Invece che un programma di riapertura delle diverse attività, come le sale giochi, quelle bingo, quelle slot machine e Vlt e le agenzie delle scommesse, arriva soltanto, almeno per il momento, la decisione di un “prelievo sui futuri introiti delle scommesse” per aiutare un altro settore in difficoltà. Sembra veramente assurdo che l’Esecutivo non sia al corrente dei milioni che girano nel mondo del calcio, di quanto sono pagati i giocatori mensilmente, e quanto danaro gira per i loro cartellini! E non ha pensato altra soluzione che infierire ancora una volta sul gioco per raccogliere danaro da questo settore già traballante per destinarlo ad un settore indubbiamente ricco come quello del calcio.

E va bene così, evidentemente esiste una strategia istituzionale proprio per distruggere il gioco pubblico, tra l’altro come ormai si sa “Riserva di Stato”, che da quest’ultimo dovrebbe essere protetto non fosse altro perché per anni è stato uno dei settori che ha sostenuto l’economia del nostro Paese. In effetti, il gioco è riuscito ad occupare migliaia di lavoratori, anche provvedendo a retribuirli molto bene come sta facendo finora, nonostante il periodo indiscutibilmente assurdo della nostra italica economia E, sopratutto, quando il Governo centrale non riesce a trovare lavoro a tantissimi giovani che sono costretti, ma ancor prima del Coromavirus, a trasferirsi all’estero per trovare un’occupazione qualsiasi, retribuita con equità. Cos’altro si potrebbe aggiungere per cercare di comprendere quale sia il reale marchingegno psicologico che si sviluppa nella mente del nostro Esecutivo per continuare ad avversare un tale comparto che potrebbe, oltre tutto, sostenere la rinascita del Sistema Italia. Esecutivo che, invece, fa pagare queste sue idee assolutamente ricolme di un’ipocrisia assurda ed inconcepibile, questo suo insano sentimento a migliaia di imprese ed a migliaia di lavoratori che hanno creduto nel business del gioco: gioco pubblico studiato, creato e messo in campo per combattere l’illegalità e settore che è sempre stato al fianco dello Stato “ricoprendolo” di risorse erariali.

Pubblicazione: 6 Giugno 2020 ore 16:00

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