Le chiusure dell’Italia nei confronti del gioco legale

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Chissà dove ci porteranno le “innovazioni” del nuovo Esecutivo Giallo-Verde, il loro “muro contro muro” con l’Europa ed il non “voler tornare indietro” spesse volte dichiarato dai leader dei due schieramenti che governano il nostro Paese! La sensazione che si percepisce è che l’Italia, quasi, si chiuda entro i propri confini e che non voglia partecipare alla vita del resto dell’Europa, diventando così un Paese sempre più circoscritto nei suoi confini e mal predisposto a condividere con gli altri Stati la propria economia e le proprie idee. Ma come si sa chi scrive non è certo un politico e di questo settore non si vorrebbe proprio occupare, mentre di quello ludico, dei giochi e dei casino online, sì ed anche in modo approfondito: per questo ci si vuole applicare nel comprendere cosa succederà nel futuro e, particolarmente, cosa succederà al gioco pubblico, tenendo conto che il nostro Paese ci appare sempre più chiuso, sempre meno imprenditoriale e sempre meno giovane.

Questo è l’italico ritratto: almeno quello della nuova Italia racchiusa nei propri confini che siano geografici, ma sopratutto mentali e questo risulta dalle politiche intraprese dal nostro attuale Governo Giallo Verde negli ultimi mesi. E non solo per la battaglia che si sta conducendo nei confronti dell’Europa con lo scopo di ottenere un qualsivoglia vantaggio (chissà quale poi), ma anche per quella “antipatica” forzatura ad opera del nostro Esecutivo sul tema dell’immigrazione che sta riscuotendo non poche perplessità. Ma le chiusure che si stanno concretizzando non sono solo queste: succede anche nel campo degli affari, e particolarmente nel gaming e, purtroppo, non solo in quel settore. Infatti, si deve assistere sempre di più alle fughe di capitali verso l’estero con investitori che decidono di aprire imprese in altri Paesi: così chè oltre alla fuga di cervelli, ora si deve anche assistere all’espatrio di imprese e di imprenditori di ogni e diverso comparto commerciale o di servizi. Nessuno viene escluso da questa “transumanza” che sta impoverendo l’economia del nostro Paese come mai successo prima. Ed a chi lo si deve tutto ciò?

Indubbiamente, lo si deve ad un atteggiamento quasi ostile della nostra nuova classe dirigente nei confronti proprio delle imprese e, forzatamente, nei confronti delle nuove tecnologie e dell’innovazione: e questo, purtroppo, avviene praticamente, e quindi nei fatti,he spesso e volentieri sono alquanto distanti dalle parole. Un “campione” di questo “doppio” comportamento del nostro attuale Governo è quello nei confronti del gioco pubblico: si sa, infatti, che da una parte si è emesso un divieto assoluto alla sua pubblicità, ma dall’altra il gioco non smette di “suscitare attrattiva” per le risorse che riversa sempre e comunque nelle casse dell’Erario, rendendo ovviamente più che soddisfatto l’Esecutivo, e coloro che ne tirano i fili. Ma nonostante i rischi ed i disagi che il settore ludico provoca, è palese che lo stesso mondo dei giochi riesca quasi sempre ad attrarre investimenti dall’estero: magari allargando il proprio raggio di azione e con nuove imprese non propriamente relative al gioco d’azzardo, ma che vi sono collegate in qualche modo e che attengono allo sviluppo della tecnologia che di questo settore fanno prepotentemente parte.

E per completare questo “quadro” che appare del nostro Paese, bisogna anche sottolineare che tutto ciò si è palesato in modo molto chiaro a SiGma 2018 a Malta, che da pochissimo tempo ha chiuso i battenti, concretizzando un grande successo e facendosi notare per l’espansione che ha ottenuto in soli cinque anni di attività, riuscendo ad essere veramente un evento globale. Lì, su quel terreno, si è potuto senza dubbio parlare di futuro, di un futuro che coinvolgerà anche il mondo del gaming, considerando che la manifestazione ha ospitato oltre cento start-up legate a questo settore: e questo quando, invece, nel nostro Paese oggi appare assolutamente impensabile aprirne soltanto una legata al mondo dei giochi se non con l’ottica di avviarla e di esportarla in altri mercati ed in altri Paesi, considerando che nel nostro il gioco pubblico non ha più alcun posto dove vivere commercialmente in modo tranquillo.

É chiaro che all’evento di Malta non si è discusso solo di gioco, ma di futuro in senso generale: si è parlato delle nuove tecnologie che l’isola si sta preparando ad accogliere proprio trainate dallo stesso gaming. Si è parlato di bitcoin, blockchain e tante altre innovazioni comprese quelle portate dagli eSports per esempio, proponendosi come una sorta di “isola felice” per investire ed innovare, creando ovviamente occupazione che renderà particolarmente soddisfatto e felice il Governo maltese (al contrario del nostro che dell’occupazione “procurata” dai giochi e dalle scommesse online migliori sembra proprio non tenere alcun conto). E quindi, forse anche perché il gioco nel nostro Paese sta “avendo vita veramente dura” si è notata in SiGma 2018 la presenza di un pubblico italiano alquanto vasto anche se a ciò si è abituati, visto che tra le due realtà si stanno sviluppando tantissimi affari appunto dovuti alla “fuga” dal nostro Paese di imprenditori che continuano a vedere sempre più chiuse le strade per fare buoni affari sull’italico territorio.

Particolarmente nel settore del gaming, è fin troppo evidente che le imprese italiane stiano guardando all’estero, provando ad investire al di fuori dei nostri confini fatiche personali, prospettive ed investimenti: ritenendo l’estero una alternativa alla mancata possibilità di poter avere una impresa “redditizia” entro i confini del nostro Paese. Certamente, non è una buona cosa questa alternativa che viene presa in esame dai nostri imprenditori: spesso, infatti, risulta una extrema ratio davanti alla impossibilità di poter vedere concretizzata una qualsivoglia iniziativa imprenditoriale sul nostro territorio. Quasi si rasenta la disperazione con questo tipo di scelta e non è indubbiamente un percorso che si vorrebbe affrontare, ma una opportunità che l’estero ci consente ed è veramente triste che i “nostri capitali” siano costretti ad essere gestiti altrove e non entro i nostri confini!

Dicembre 17, 2018: •
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