Le case da gioco italiane fanno richieste al Governo

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In diverse occasioni, quando se ne è avuta l’opportunità, si è sottolineata la difficoltà che anche le Case da Gioco tricolore, compresi i loro casino migliori italiani, hanno attraversato nel periodo dell’emergenza sanitaria: la chiusura, senza dubbio, non ha fatto bene a tutto il mondo del gioco d’azzardo, comprese quindi queste antiche e residuali strutture che cercano di “combattere”, anche in tempo di pace e non di Coronavirus, con la concorrenza sfrenata dei Casinò esteri limitrofi al nostro Paese che sono super-organizzati nel prelevare i giocatori italiani e trasportarli in modo confortevole verso i loro tavoli verdi che riescono ad offrire il gioco in modo meno restrittivo che il nostro. E questo risale ovviamente al periodo pre-emergenza, poi si è messa la pandemìa a complicare ancora di più la vita delle italiche Case da Gioco che sicuramente non hanno vita agevole e confortevole perché la loro gestione, forse, è a volte complicata per le rispettive proprietà ed anche portare davanti all’attuale Esecutivo le relative esigenze commerciali può risultare problematico.

Si ritiene che sia esattamente per questo che le tre strutture vogliono formare “un asse comune” per presentare in modo più forte le proprie richieste: ecco, quindi, spiegato un tavolo di confronto tra le proprietà dei Casinò tricolore, Regione Valle d’Aosta e Comuni di Sanremo e di Venezia, per fare un fronte unito per affrontare il difficilissimo momento che queste tre Case da gioco stanno vivendo. Situazione che avrà inevitabili conseguenze per le relative proprietà a causa del doppio lockdown imposto al gioco per contrastare l’avanzare del contagio ed in prospettiva che la scadenza del 15 gennaio destinata all’eventuale apertura delle varie attività, inevitabilmente, potrebbe essere prorogata. Al Premier Conte ed al Ministro delle Finanze Gualtieri vengono inoltrate alcune richieste basilari per poter consentire alle Case da Gioco di vedere almeno un futuro al momento della riapertura delle attività, ripartenza che oggi non si sa quantificare nella tempistica in quanto la curva epidemiologica continua a consegnare risultati allarmanti che non fanno presagire nulla di buono.

La richiesta più importante e vitale è quella di un riconoscimento a favore dei Casinò di ristori specifici commisurati all’effettiva perdita di fatturato. Si prosegue, poi, con la standardizzazione dell’accesso alla cassa integrazione per salvaguardare i lavoratori delle Case da Gioco e con una revisione, a breve, della tassazione per quello che riguarda l’imposta sugli spettacoli ed una riduzione proporzionale della tassa di concessione governativa. Un’ulteriore richiesta riguarda l’introduzione di “una deroga all’obbligo di accantonamento sui bilanci” degli enti proprietari delle perdite della società di gestione delle Case da gioco quando, come nel caso vissuto da tali strutture oggi, tali perdite sono determinate non da cattiva gestione, ma dall’obbligo di chiusura discendente da un Dpcm della Presidenza del Consiglio: ed infine una richiesta accorata, che forse potrebbe essere estesa a tutto il resto del mondo del gioco, una nuova valutazione del rischio delle attività di gioco d’azzardo.

Argomento quest’ultimo che anche a chi scrive ha fatto spendere tante parole e tante argomentazioni poiché si ritiene fermamente che il gioco non possa essere “giudicato” a rischio medio/alto. In questo documento-richiesta inviato al Governo ed al Parlamento si intende anche porre l’attenzione sul valore delle Case da Gioco in termini occupazionali e di interesse economico e si sottolinea quanto siano coinvolti nel futuro dei tre Casinò i territori che li ospitano e che “vivono” dello sviluppo commerciale di questo segmento del gioco e delle scommesse sportive. Oltre a ciò che riguarda il territorio, si deve giocoforza evidenziare che la situazione epidemiologica e la conseguente chiusura delle Case da Gioco porterà inevitabili danni alle finanze delle società che le gestiscono ed automaticamente degli Enti proprietari di tali imprese. E si ribadisce ulteriormente, e con forza, quanto sia fondamentale per le ricadute che queste ultime hanno sul sociale locale l’argomento dell’occupazione considerando il numero dei lavoratori, sia quelli stabili che a tempo determinato che per l’indotto.

Alla fine, si dovrebbe tenere presente che le Case da Gioco, in realtà, sarebbero da considerare imprese commerciali di medie dimensioni e proprio per questo dovrebbero usufruire degli stessi ristori previsti per tale tipo di aziende. Mentre, purtroppo, al momento non sono previsti ristori rapportati alle effettive perdite dell’effettivo fatturato ed è inevitabile che questo penalizzi le stesse attività confrontandole ad altre realtà economiche che si svolgono sul territorio. Come non risulta simile alle altre aziende commerciali ed industriali l’accesso alla cassa integrazione in modalità ordinaria. Questa misura infatti, attivata in via straordinaria a favore delle Case da Gioco per la pandemìa, ha permesso di mantenere centinaia di posti di lavoro. Ecco spiegato il motivo per cui l’accesso standardizzato a tale misura consentirebbe la salvaguardia per i lavoratori dei Casinò, siti di poker compresi, e questo sarebbe oltre modo auspicabile. Altro argomento che le tre strutture, unite, vogliono sottoporre al Premier Conte è la tassa di concessione fissa, pari a 539.000,00 annue.

Infatti, considerato che nell’arco del 2020 le attività delle tre Case da Gioco è da considerarsi di appena sei mesi si potrebbe pensare ad un suo ricalcolo proporzionale anche in relazione alla chiusura relativa al mese di dicembre, periodo nel quale, solitamente, queste strutture vengono frequentate con maggiore intensità. É sin troppo evidente che considerando il periodo emergenziale estremamente difficile, e la chiusura delle tre Case da Gioco, la tassa di concessione andrebbe ridimensionata, così come l’ISI (intrattenimento spettacoli) entrambe cifre che andranno in caso diverso ad aggravare in modo estremamente pesante i bilanci degli Enti proprietari delle tre strutture ludiche con slot machine. Come chi ama il gioco d’azzardo può ben comprendere, le richieste sottoposte dalle tre residue Case da Gioco sono similari a quelle che da tempo tutto il mondo del gioco fa presente all’attuale Esecutivo, ma che hanno sortito poco risultato. Il Governo, non c’è niente da fare, quando si parla di gioco non vuole proprio decidere: si vedrà se lo vorrà fare per i tre Casinò, considerando il ruolo importante delle relative tre proprietà: forse a queste ultime il Premier Conte dovrà forzatamente dare risposte.

Data Pubblicazione: 23 Gennaio 2021 ore 18:00

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