La battaglia contro il gioco d’azzardo è davvero ipocrita

gioco azzardo troppo tassato

Prima di “tirare le fila” sugli aumenti inseriti nella Manovra 2020 mandata a Bruxelles si vuole ricordare, solo per chi ancora ci legge, il percorso della tassazione che il gioco d’azzardo, ed anche i migliori casino online italiani legali adm, ha già subito nello scorso anno: ma, nonostante questo iter pesantissimo, ancora oggi, si pensa di poter nuovamente “infierire” sul gioco pubblico con gli aumenti che sono stati (sin qui) preventivati per l’attuale Manovra dalla quale molti addetti ai lavori speravano di passare indenni. E ciò, appunto, in relazione a quanto è stato messo in atto nella gestione della precedente finanziaria che ha falcidiato, come mai successo prima, le attività delle apparecchiature da intrattenimento che, non si comprende ancora bene il perché, debbano essere sempre quelle a cui lo Stato si rivolge quando “ha necessità impellente ed improrogabile di quattrini”. Ma special modo quando gli altri settori commerciali o di servizi non riescono a garantire determinate risorse. Quindi, per ricordare questo percorso, bisogna partire dalla “fine”: dagli ulteriori aumenti effettuati oggi e per far comprendere quanto gli stessi rappresentino una manovra iniqua e sproporzionata che porterà alla fine di un mare di piccole e medie imprese di gioco.

Posta questa base per ciò che si andrà a raccontare, si vuole ritornare allo scorso anno, dove vi sono stati due balzelli relativi ad aumenti di tassazione sugli apparecchi di gioco, uno dei quali ha obbligato addirittura i gestori al cambio del “parco macchinette slot”, poiché si era inciso sul pay-out e, di conseguenza, le apparecchiature hanno dovuto subire un intervento tecnico che ha portato a tante sostituzioni a carico dei gestori del comparto. E fermo restando, anche, che dal prossimo anno dovrebbero (finalmente) arrivare le Awp da remoto con ulteriori e diversi cambiamenti, sempre a carico del medesimo comparto dei giochi. Poi, per proseguire con il 2018, che è stato un anno veramente scosso da una sorta di terremoto per il gioco, si arriva al famigerato Decreto Dignità, con il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse che lo stesso contiene e che sta ancora procurando danni economici di grande entità, oltre al disorientamento nelle scelte dei cittadini-giocatori che difficilmente riescono oggi a distinguere il gioco lecito da quello che, invece, non lo è.

Quindi, successivamente, pagamento di penali “come se piovesse” per chi aveva contratti in essere e che non si erano esauriti nel tempo di transizione messo “a disposizione” dal Governo, e disorientamento generale degli operatori su come gestire i rapporti tra le proprie imprese ed il pubblico. Non potendosi più usare il mezzo pubblicitario, di qualunque si trattasse, come si poteva fare per promuovere i nuovi prodotti, le campagne, i bonus e tutto ciò che circola attorno alle imprese di gioco, in particolare di quelle online? Queste, ovviamente, hanno come unico mezzo per farsi conoscere, la pubblicità al “proprio fare”. Non tentando di quantificare, perché ancora impossibile, i danni discendenti dall’applicazione del divieto, danni economici ma anche per il territorio, si può dire che l’anno scorso si è chiuso per il gioco pubblico con una tassazione in generale che si avvicina paurosamente al 73%: la tassazione più alta relativa a qualsiasi settore commerciale italico, ma anche a livello europeo e, sicuramente, non un traguardo ambito quello che il gioco ha raggiunto.

Nonostante tutto questo, passando sopra alle speranze degli operatori del settore gioco d’azzardo, ecco che la Manovra 2020 prevede, di nuovo, aumenti nel segmento delle apparecchiature da intrattenimento (tanto per cambiare), mentre tutto il resto del gioco viene escluso da questa scelta economico-finanziaria dell’Esecutivo, scelta che appare quanto meno scriteriata ed ipocrita: considerato che più di una volta è stato promesso al settore il suo benedetto riordino. E non solo dal precedente Esecutivo, ma anche da quello attuale al quale si può soltanto dare atto che si è trovato ad affrontare priorità diverse da quelle della riforma del gioco: cosa però che non può attendere più a lungo,in modo particolare ora che si è provveduto veramente con “avventatezza” ad ulteriori aumenti della tassazione sulle slot e sulle Vlt. Se lo Stato ha necessità di queste risorse dal gioco, deve mettere il gioco pubblico anche in condizione di continuare a lavorare. Ma, per come è oggi la situazione ludica, l’Esecutivo deve mettere in conto di non riuscire a raggiungere le risorse che si è prefissato con troppa superficialità.

Questa volta il gioco pubblico non potrà rispondere: “Obbedisco”, come ha fatto in tutti gli scorsi anni: oggi, non ha più il potenziale per poterlo fare e prima se ne accorgerà l’Esecutivo Giallo-Rosso più si renderà conto quanto è importante intervenire per evitare, oltre tutto, di avere un mare di disoccupati in mezzo ad una strada, ma anche di ritrovarsi con l’illegalità sempre più presente sul nostro territorio! La nostra cara politica dovrebbe ricordarsi che quindici anni fa, circa, il Governo di allora decise di “aprire” il gioco alla legalità e di farlo diventare pubblico, e quindi lecito: cosa è successo nel frattempo? Si è voluto spremere il settore ludico sotto ogni profilo: si sono spinti i giochi nelle case degli italiani, ed ora ci si sente dire che non va bene e che il gioco è immorale.

Si sono prelevate risorse da questo mondo effimero ogniqualvolta se ne aveva necessità, non certo per colpa del gioco pubblico, ma per incapacità dei vari Governi di gestirne il bilancio. Si è aumentata la tassazione sino a farla diventare insostenibile. Si consente alle Regioni di emettere leggi che rendono impossibile al gioco lecito di continuare nella propria attività commerciale autorizzata dallo Stato. Di cosa stiamo parlando? Si ha tutto il diritto di affermare che la nuova tassazione imposta con l’attuale Manovra sia ipocrita, inverosimile, assurda e che sicuramente non faccia bene all’economia del nostro Paese. E quello che è ancora più triste è che l’Esecutivo attuale si rende conto di tutto questo, come quello precedente e nonostante ciò si continua sul medesimo percorso: il Governo combatte contro il gioco pubblico, ed in fondo, contro sé stesso, essendo il gioco pubblico “una riserva di Stato”. Non è una incongruenza profonda ed ingiusta?

Novembre 4, 2019: •
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