L’attuale presenza del gioco d’azzardo legale in Italia

presenza del gioco azzardo in italia con numeri e scelte dei cittadini

Dopo che l’emergenza pandemica si è portata via tantissime imprese, in vari settori diversificati, ed il gioco pubblico ha perso circa diecimila lavoratori, ma probabilmente sono dati ancora fermi al 2020, “ci piacerebbe” fare il punto attuale della presenza del gioco e dei casino slot machine sull’italico territorio.

Ciò servirebbe per riflettere se il gioco è davvero così “asfissiante” nella sua immagine proposta al pubblico terrestre ed è così “folgorante” da attrarre negativamente le persone presso i suoi punti considerati così “terribilmente insinuati” nei territori come i sempre attivi detrattori continuano a sottolineare.

Si sa che costoro continuano ad esternare che il gioco è la piaga del secolo e che le persone non riescono a sottrarsi al suo richiamo essendo l’azzardo troppo presente nelle città e troppo coinvolgente: e, sopratutto, sottolineando quanto lo stesso gioco sia sicuramente “immorale” oltre che gestito, così si dice, da persone non corrette e discutibili moralmente.

Ormai il mondo del gioco, ed i suoi operatori, si sentono affibbiare questi apprezzamenti da tempo che quasi si sono (non sia mai) abituati.

In ogni caso, bypassando il principio che il mondo dei giochi sia gestito da presunti delinquenti, il settore è composto da tante imprese che danno lavoro a tantissimi dipendenti che, purtroppo, l’emergenza pandemica ha deciso di decimare.

Ed è esattamente per questo che “ci piace” valutare la consistenza del settore ludico, così scomodo e fastidioso e che, però, si è preso la briga di occupare, anche durante l’emergenza sanitaria tanti lavoratori, anche rischiando le proprie riserve economiche per tenere ben fermi i posti di lavoro.

Ovviamente, dove e quando è stato possibile ed anche considerato che gli aiuti, od i ristori, oppure i sostegni sono arrivati a questo benedetto mondo ludico in una quantità veramente irrisoria che quasi poteva essere “scambiata per elemosina”, con tutto rispetto per questo termine.

E tenendo altresì presente che proprio durante l‘emergenza sanitaria alcuni Istituti Bancari, dove il gioco intratteneva i suoi conti correnti per gestire le proprie attività, hanno fatto la bella pensata di chiudere i rapporti bancari in forza di un cosiddetto “rapporto etico” che il gioco non sarebbe stato in grado di sostenere!

Proprio per “accontentare” i detrattori del gioco pubblico si vuole dare un quadro esatto della sua relativa presenza sul territorio che a numeri sembra “spaventoso”, ma se si considera tutto lo Stivale da nord a sud non dovrebbero né sorprendere né, tanto meno, ritenere ingombrante quanto a distribuzione se non fosse in alcuni particolari territori.

Comunque, questa è la “conta delle attività ludiche”, suddivise per segmento e risale a dati riferiti in modo preciso e comunicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sottolineando che per la maggior parte delle attività si deve considerare la presenza lavorativa di tre persone circa.

Dunque, gli esercizi si possono suddividere così: 196 sale bingo, 34.271 postazioni di giochi numerici a totalizzatore, 55.361 lotterie istantanee, 5.710 locali dedicati all’ippica, 9.648 locali dedicati alle scommesse sportive, 32.274 punti vendita lotteria, 34.538 ricevitorie lotto e 54.264 apparecchi di gioco, notevolmente diminuiti nel tempo.

Tutte attività legali poiché per quelle che legali di sicuro non sono, il conteggio risulta praticamente impossibile, ma si sa che comporta una “fatturazione” decisamente “assurda”: infatti, la cifra di quasi 10 miliardi di euro risulta essere un importo “prudente”.

Alla conseguente domanda se queste presenze del gioco legale siano sostenibili oppure se questa si potesse davvero definire una “presenza ingombrante” come piace definirla dagli avversi al gioco d’azzardo, si potrebbe ipotizzare una risposta: la domanda di gioco che attualmente esiste da parte dei cittadini italiani, che oltre ad essere “notoriamente composto da poeti e da navigatori”, si è anche scoperto essere un popolo di giocatori è solo parzialmente influenzata dall’offerta di gioco.

E poi, per rispondere correttamente e pienamente sulla loro sostenibilità bisognerebbe interpellare forse il MEF. Quel che si può aggiungere ai dati nudi e crudi è semplicemente che sarebbe compito del riordino nazionale dell’intero settore del gioco quello di riorganizzare la distribuzione dei punti di gioco sul territorio in modo omogeneo.

Esattamente per ottenere una forma equilibrata di presenza dell’offerta di gioco, ed anche di gioco mobile con applicazioni di casino e slot gratis, in modo che non esistano zone dove è più presente ed altre dove invece “manca” e dove forse l’utente potrebbe essere tentato di ricercare il gioco illecito per comodità e per non fare tanti chilometri per raggiungere una sala da gioco congegnale per il proprio divertimento.

Come detto poc’anzi poi, ma purtroppo avendo dati un po’ vecchi, le imprese di gioco sono “piccole” con un massimo in generale di 3 addetti ciascuno e questo per circa l’80% del settore: con dipendenti a tempo pieno e con contratto indeterminato in linea con altri settori della nostra economia.

La metà di questi lavoratori sono donne: peccato, però, che l’emergenza pandemica abbia notevolmente cambiato lo scenario dei dipendenti del settore che, come già detto, ha perso circa 10mila unità.

Purtroppo, i licenziamenti in tutti i settori sono stati tantissimi e lo si può dedurre dalle tante trasmissioni televisive che hanno incentrato i propri programmi su questo attuale fenomeno .

È senz’altro un argomento che sta rappresentando una forte preoccupazione per il Governo centrale che dovrebbe trovare una soluzione che non può essere soltanto economica studiata in qualche forma per non lasciare le famiglie senza un sostegno tangibile, ma dovrebbe concentrarsi sulla “creazione” di posti di lavoro: impresa non del tutto realizzabile a breve e con facilità.

Ma tornando al titolo di queste righe e cioè se la presenza sul territorio dell’offerta di gioco e di poker sia troppa, ci si sente di dissentire da questa assurdità: non è che se vedo un punto di gioco “ci devo entrare per forza” o devo giocarmi lo stipendio con le cosiddette “macchinette”.

Come nessuno può sentirsi spinto ad acquistare un liquore se passa davanti ad un bar, o ad acquistare le sigarette se passa davanti al tabaccaio: certo sono paragoni un po’ “forzati”, ma rappresentano ciò che si vuole inculcare nella testa delle persone: il gioco è perdizione, basta che lo vedi e sei già rovinato!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 27 Febbraio 2022 ore 18:00
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