L’astinenza dal gioco legale ha portato inevitabilmente all’illegalità

gioco legale chiuso e i giocatori si sono rivolti a quello illegale

È fin troppo evidente che tutto questo parlare sul gioco e sui casino legali abbia fomentato gli animi dei suoi acerrimi detrattori che sono stati molto contenti della sua lunghissima chiusura di otto mesi, così come sono estremamente soddisfatti della presenza delle famigerate Leggi capestro, contenitore perfido dei relativi distanziometri, che tanto osteggiano commercialmente il gioco pubblico, ma che non raggiungono sicuramente l’obbiettivo di essere straordinari deterrenti per la voglia di giocare che alberga nella mente di qualche giocatore: obbiettivo, tra l’altro, per il quale erano stati studiati e messi in campo con tanta veemenza e destinati chiaramente ad estromettere il gioco pubblico dai territori. Ma gli stessi detrattori, anche se non lo ammetteranno mai, dovranno riconoscere che la carenza del gioco terrestre durante la pandemìa non solo non ha azzerato la richiesta di gioco che si è comunque confermata orientandosi magari temporaneamente verso il comparto online, ma ne ha fortissimamente aumentato la richiesta che è stata pienamente e velocemente soddisfatta dal gioco illecito.

Punti di gioco illegali dove sicuramente l’utente non è “controllato”, come succede nel gioco pubblico terrestre, ma dove viene spinto a giocare sempre di più, acuendo così quei casi di gioco compulsivo che vanno, invece, monitorati ed aiutato chi ne viene coinvolto. La chiusura del gioco legale per così lungo tempo lasciando i frequentatori assidui del gioco senza il loro usuale prodotto, può averli spinti oltre i loro consueti limiti che nei punti di gioco legale vengono tenuti sotto controllo dagli addetti ai lavori che, professionalmente, appena si accorgono che si perde consapevolezza e lucidità nel confrontarsi con il gioco, riescono a suggerire di “smettere” di tentare la fortuna, almeno in quel momento. Dunque, chi ha continuato ad imporre la chiusura delle attività ludiche ha causato danni in diverse direzioni: nella sicurezza del giocatore che si è trovato a confrontarsi con la sua voglia di gioco anche nel gioco illegale e nello spingere al gioco ancora di più, poiché quello illecito è nato con l’esclusivo scopo di far giocare il più possibile intrappolando soggetti addirittura nella compulsività.

Ed, infine, nella mancanza della raccolta da versare all’Erario di importi che oggi sarebbero molto utili per la rinascita dell’economia del Paese. Queste sono le principali negatività da far risalire alla chiusura di ben otto mesi del gioco d’azzardo nelle quali non si sono inseriti i mancati guadagni delle stesse attività che hanno continuato a chiedere di riaprire, a dichiarare di applicare i protocolli necessari per la tutela della salute della propria utenza ed aziendale, strumenti indispensabili per poter rialzare le saracinesche. Non si può certo dire che queste “conseguenze” non siano rilevanti perché i vari conteggi che sono stati fatti circa i mancati introiti sia del settore che dell’Erario non lasciano dubbi. E questa è l’attuale realtà del mondo ludico, anche se i cosiddetti detrattori del gioco non vorranno ammetterlo neppure se posti di fronte ad una reale evidenza esposta con cifre, percentuali ed andamento del mercato online e di quello illegale che rispecchiano esattamente ciò che è stato detto finora, seppur in modo alquanto scarno.

A riprova di quanto ora affermato, si devono ricordare le parole dette in un evento pubblico dal sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri quando ha esternato e sottolineato che la “pandemìa ha ampliato le problematiche verso le dipendenze patologiche”. Infatti, i dati in possesso del Ministero della Salute attestano che sono 1,3 milioni le persone che risultano soggette a dipendenze patologiche, e che durante il periodo emergenziale tali dati sono drasticamente aumentati: cosa da far risalire anche all’astinenza forzata dalle sale da gioco e scommesse. Se si volesse fare obbiettivamente un raffronto si potrebbe paragonare, con le debite differenze, il periodo pandemico alla restrizione degli orari di accensione degli apparecchi di gioco. Non avere disponibilità del gioco in un determinato orario non ne ha mai impedito l’uso: la scelta si è solo orientata in altro luogo, magari anche in modo più accanito, dove le apparecchiature erano perfettamente accese e funzionanti: e può essere addirittura che ci si sia rivolti persino al gioco illecito.

Non c’è dubbio che tutti questi ragionamenti sul fatto che senza il gioco pubblico ci sarebbero meno giocatori ludopatici consegnino un concetto assolutamente sbagliato: infatti, non è solo chi scrive ed al quale indiscutibilmente il mondo ludico e del poker “piace” che continua a sottolineare quanto sia sbagliato questo principio, come l’uso dei vari distanziometri o delle fasce orarie di accensione degli apparecchi di gioco per contrastare le derive che possono scaturire da un approccio non troppo responsabile al gioco, ma bensì l’informazione che dovrebbe arrivare precisa, diretta ai suoi “consumatori” e non notizie fuorvianti. Oltre tutto più di una volta, anche durante questa pandemìa, si è ricordato che non esiste cosa peggiore che proibire una qualsiasi cosa che ciò porti inevitabilmente alla sua ricerca forse anche in modo più “accanito” del normale. Tanti esperti si sono esposti in questo senso, ma ai detrattori del gioco questo sicuramente poco importa poiché a loro basta demonizzare il gioco per soddisfare le loro ansie.

Chissà, poi, se mantengono lo stesso atteggiamento con altri tipi di devianze, come l’alcool, il fumo o le droghe… In ogni caso, il risultato che si è potuto raccogliere sia dalla chiusura lunghissima del gioco pubblico, che dalle Leggi Regionali che “tormentano” la vita commerciale del gioco legale e sicuro, che il comportamento dei giocatori non mettono in condizione chiunque di trarre dei benefici: anzi, chi indubbiamente trae vantaggio da questo “proibizionismo”, quindi compreso anche il lockdown recente durante l’emergenza sanitaria, è senza dubbio il gioco illegale e la criminalità organizzata che è sempre pronta a cogliere un qualsiasi “passo falso” della legalità per prenderne il posto ed abbracciare ed accontentare quei giocatori che vengono lasciati orfani di un prodotto che oltre tutto è di Stato e, quindi, legale. La cosa risulta alquanto confusa sia per i modi con cui si è imposta una chiusura così totale delle attività ludiche, sia per le ordinanze che hanno ammesso nel tempo i distanziometri che oggi sono costantemente messi in discussione.

Data Pubblicazione: 13 Luglio 2021 ore 18:00

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