La presenza femminile nel gioco d’azzardo c’è

donne si avvicinano al gioco azzardo legale

Ogni tanto si leggono report relativi alle percentuali dei partecipanti ai diversi segmenti del gioco d’azzardo, come ad esempio i casino on line migliori, giusto per avere un quadro sulle preferenze dei giocatori e delle giocatrici: in tali report vengono anche evidenziate le scelte e le differenze dei frequentatori maschili o femminili del gioco, laddove queste ultime sono molto più presenti di quel che si potrebbe supporre. Ma, mentre a questo si dà una certa rilevanza poiché si ritiene o si pensa che il genere femminile nel gioco sia più debole o più influenzabile di quello maschile, si va poco, anzi pochissimo ad indagare sulla presenza del gentil sesso nella gestione, nell’organizzazione o nella dirigenza delle società che si occupano di gaming. Ma questa indagine, purtroppo, non andrebbe fatta soltanto nel settore ludico, ma in tanti altri settori, dove le donne ancora oggi nel 2020 non rivestono ruoli importanti a livello dirigenziale e devono sempre lottare con una presenza maschile che le prevalica.

La donna viene solitamente “usata” per le pubbliche relazioni e per esporsi con stereotipate forme di gentilezza quando si devono intrattenere rapporti umani: infatti, proprio gli Uffici del Personale e delle Risorse Umane vengono gestiti prevalentemente da donne, chissà poi per quale sottile pensiero, mentre ancora si nota una netta presenza maschile nelle aree di lavoro impostate alla tecnologia, dove purtroppo le donne non risultano presenti se non in una percentuale “vergognosa”. Ma a prescindere da queste considerazioni “amare”, oggi si vorrebbe guardare con attenzione al rapporto tra uomini e donne in posizioni importanti proprio all’interno dell’industria del gaming, anche se in altri settori la presenza femminile in posti chiave è nettamente in minoranza rispetto a quella maschile. Sono dati estrapolati da un rapporto annuale che si è occupato di “posizioni dirigenziali” valutando l’insieme di oltre 100 marchi dell’industria del gaming globale che ne rappresentano un buon numero sul quale svolgere le varie riflessioni.

In questa “delegazione del gioco” si è potuto verificare che il 77,5% dei membri non esecutivi seduti al tavolo dei diversi Consigli di Amministrazione era di sesso maschile mentre soltanto il 22,5% era rappresentato da donne. Ed ancora che una ben delineata prevalenza maschile andava a rappresentare la maggior parte delle posizioni del Consiglio di Amministrazione in virtù di un 59,2% mentre il 40,8% era rappresentato da donne. Le quote rosa hanno senz’altro un’ulteriore diminuzione quando si parla della carica di Amministratore Delegato, riservata per un bell’80% al mondo degli uomini ed il comparto femminile non ne può essere sicuramente soddisfatto. Ma da quanto tempo, purtroppo, si trascina questa situazione? Ed anche se le donne portano avanti la loro battaglia con caparbietà, ma con pochi realistici risultati andando a cozzare con una prevenzione atavica nei confronti del mondo femminile quando si parla di posizioni di comando: sopratutto, quando da tali posizioni “privilegiate” deve dipendere il “fare” di tante persone, la maggior parte uomini.

Anche per quello che riguarda il commercio relativo al mondo dei giochi la presenza delle quote rosa oggi è minima, del 9% e quindi “irrisoria”: senza parlare della presenza femminile nel comparto delle scommesse sportive che è esclusivamente maschile. Se poi si passa alla retribuzione nel gaming, con dati che si riferiscono allo scorso anno, chi è donna ha un ulteriore colpo al cuore per lo squilibrio significativo che vi si nota: mentre circa 50 dirigenti maschi potevano usufruire di uno stipendio di 200mila dollari od anche superiore, soltanto cinque donne erano pagate con altrettanti importi. La maggior parte delle donne incluse in questo report guadagnava meno di 50mila dollari e solo il 12,5% guadagnava al di sopra di questa somma: se non si vuole parlare di discriminazione, di cosa si sta parlando? Infatti, proprio per queste disparità di trattamento sono aumentate le organizzazioni che si occupano di corsi sui pregiudizi e che sono fortunatamente seguiti da una buona percentuale di aziende.

Si parla di circa un 72%, mentre prima la percentuale oscillava sul 50% e questo significa che la presenza e la posizione femminile nelle aziende di gaming è una tematica importante che “si fa sentire”. Però, non si può evitare di interrogarci sul “richiamo” che generalmente impone la presenza femminile quando di pone ai tavoli da gioco per qualsiasi cosa voglia affrontare: anche se l’immagine femminile veniva spesso usata, special modo nella pubblicità che si faceva sino a poco tempo fa, per accattivare l’attenzione dei destinatari degli spot o dei giochi da commercializzare. Ma, tornando ai tavoli da gioco, fa sempre una certa “impressione” anche oggi vedere che una donna gioca d’azzardo, anche se ci riesce parecchio bene: purtroppo, non si riesce a “migliorare questa posizione” perché è inevitabile constatare quanto la presenza maschile sia quella preponderante nei casinò ed ai tavoli verdi ed anche negli eventi internazionali, special modo quelli di poker.

Quando appare la figura femminile è sempre contornata da perplessità, anche se seguita da ammirazione, ma troppo spesso accompagnata da un “sorrisetto” di qualcuno che non è sicuramente di compiacimento professionale e di rispetto ma solo rivolto all’immagine femminile. Altra cosa di certo disdicevole e sinceramente poco accettabile: non bisogna dimenticare, però, che le giocatrici professioniste esistono e che ottengono ottimi risultati che non hanno nulla da invidiare al mondo degli uomini. In queste righe si è saltati dal mondo del lavoro che riguarda le imprese di gioco e scommesse a livello globale e l’impiego femminile ad un certo livello, alle giocatrici professioniste o frequentatrici abituali delle sale da gioco ed entrambe queste posizioni hanno rilevato quanto può essere difficile “essere donna” e voler arrivare ad un certo livello professionale e di prestigio. Ma non è solo il mondo del gioco che non ha riguardo della figura femminile quando deve acquisire una carica dirigenziale: e questa è la cosa che lascia inevitabilmente tristezza e poca considerazione in fondo per il mondo degli uomini che hanno forse paura della forza femminile che potrebbe contrastare i loro percorsi. Che altro motivo ci potrebbe essere?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 20 Dicembre 2020 ore 18:00
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