La Fase 3 includerebbe anche il gioco d’azzardo

fase 3 per il gioco azzardo

Non si contano le critiche, i ripensamenti, i dubbi e le paure che hanno contornato la preparazione e la messa in campo della “fase 2”, anche l’incertezza nelle decisioni dell’Esecutivo e l’enorme senso di responsabilità che assale quando non si hanno assolutamente certezze, che già la “fase 3”, che sembrava ancora lontana, suscita le prime indiscrezioni. Vi è compreso finalmente il mondo del gioco e ciò per la tenuta del settore, ed anche per l’ansia che percorre le aziende che lo compongono: si può sperare in qualcosa di positivo, seppur accompagnato dal rischio dell’eventuale riacutizzarsi dell’emergenza. É una cosa alla quale non si può evitare di pensare anche perché i pareri della commissione scientifica non infondono sicurezza sullo stato attuale della pandemìa: la presenza di vittime nel quotidiano è oggi ancora troppa per avere la forza già di “andare oltre”, quindi verso la convivenza con il virus, che purtroppo però sarà di contorno alla nostra nuova vita futura.

Visto il “bicchiere mezzo pieno”, però, anche se si riteneva che la “fase 2” fosse troppo anticipata, la riapertura alla economia potrebbe ritenersi un “banco di prova” per vedere, cioè, quanto può essere cosciente la cittadinanza in una situazione di rischio come quella che si sta affrontando. A chiare lettere è stato dichiarato istituzionalmente che il virus viene monitorato ad horas, e se le cose si dimostrassero vissute in modo troppo superficiale il Governo interverrà immediatamente con un nuovo decreto di “chiusura e di nuovo isolamento sociale”. D’altra parte, dopo aver sentito il Presidente del Consiglio che rivolgendosi alle Banche ha richiesto alle stesse di “fare un atto d’amore con le imprese”, concedendo loro liquidità che cos’altro si può ascoltare di più “strano ed anomalo”? Ma in vista della “fase 3” il gioco, ed anche i siti casino, vuole passare oltre e non fare critiche: questo ipotetico terzo percorso sembrerebbe gravitare attorno ad un’apertura condizionata al livello dei “contagi regionali”: si potrebbe riaprire l’economia con le restanti attività, guardando lo stato di salute territorio per territorio.

E sperando, però, che con questo il gioco non sprofondi in un’altra questione territoriale che può diventare ancora di più “l’ago della bilancia” per la sua sopravvivenza, visto che tale questione non è mai stata (forse) volutamente affrontata dai vari Esecutivi: ma per la “fase 3” se ne riparla dopo le aperture del 18 maggio anche se date certe non ve ne sono assolutamente e conteranno, quindi, le differenze territoriali. D’altra parte, la “fase 2” ha procurato veramente non poche discussioni tra Regioni e Stato centrale e, probabilmente, non si desidera che questo riaccada: però, bisogna dare anche atto che in alcune Regioni dove il contagio è stato minimo, le Amministrazioni vorrebbero riaprire velocemente per riprendersi in mano l’economia e l’occupazione. Ed allora, considerato che il gioco pubblico non è stato considerato come tutti gli altri settori commerciali “normali”, dovrà anche subire un’apertura differenziata sul territorio nazionale. Chissà come si concretizzerà questa svolta regionale: magari può essere che i vari Governatori guardino al gioco in modo diverso da quello “usuale” dello Stato centrale e che ne agevolino l’apertura.

Dipenderà dal livello di “ostilità regionale” nei confronti del gioco pubblico, oppure se i diversi territori terranno in considerazione l’occupazione che il settore ludico porta alle stesse Regioni, considerando che il dramma economico si sta facendo strada e mantenere in vita le imprese di gioco, ed i relativi dipendenti, potrebbe essere visto positivamente. Così come positivamente si potrebbe considerare il fatto che in alcuni territori il contagio è più sotto controllo: quindi, le restrizioni ai cittadini potrebbero diminuire, così come quelle per il gioco. Senz’altro, la liquidità nelle tasche dei cittadini non sarà sicuramente tanta, ma il gioco pubblico non dovrebbe rappresentare un problema, semplicemente un ritorno alla quotidianità, alla leggerezza ed al divertimento, seppur con le dovute precauzioni. Ci si dovrà confrontare, anche, con “l’astinenza dal gioco” di sessanta giorni: sicuramente avrà “aiutato” coloro che erano all’inizio compulsivi e che ora si riavvicineranno al gioco ed alle scommesse forse in modo più normale e non problematico.

Sembrerebbe un concetto giusto e che il ragionamento possa davvero dare seguito ad una realtà positiva di “guarigione” dal disturbo da gioco d’azzardo. In ogni caso, pur tenendo presente il parere dei Governatori, il ruolo centrale dello Stato sarà estremamente importante, dovrà sempre essere quest’ultimo la “cabina di regia” di tutte le operazioni e per tenere sotto controllo le varie “fasi di ripartenza”. Aver appena affrontato l’inizio della “fase 2”, seppur tra le mille critiche, dovrà far valutare il comportamento di 4 milioni di persone che sono tornate al lavoro: sarà un banco di prova importantissimo per verificare lo sviluppo del contagio e la serietà con la quale tutta la popolazione lavoratrice, e le stesse aziende, affronteranno questo passo. Sicuramente, l’Esecutivo Giallo-Rosso controllerà con attenzione l’operato dei cittadini, le valutazioni che verranno fatte dalla commissione sanitaria, lo sviluppo pratico del rientro al lavoro dei dipendenti delle aziende contemplate nella “fase 2”: tutto sarà di insegnamento per affrontare l’altro banco di prova della futuribile “fase 3”.

Può essere che questa riapertura “regionalizzata” vada a favore del mondo dei giochi anche se nessuno ha pensato di studiare un piano specifico per tale settore nonostante le organizzazioni di settore continuino a farne richiesta al Governo. Infatti, l’unica certezza che si può evincere dalle varie dichiarazioni del Premier Conte è che questa già famigerata “fase 3” non inizierà prima di giugno. Di certo, nel mese di maggio si riaffacceranno alcuni giochi nei tabaccai e nelle attività consentite ed in quelle strutture che saranno in grado di realizzare le precauzioni suggerite sia per i dipendenti che per gli utenti. Ma non si vuole sentir parlare assolutamente di riapertura per le attività non essenziali entro la fine dell’anno perché sarebbe veramente la fine del gioco pubblico: tale ritardo comporterebbe inevitabilmente la chiusura di un numero inverosimile di attività di gioco medio piccole. Ma dato che nessuno delle istituzioni ha mai affermato che il gioco potrà effettivamente partire all’inizio di giugno, anche questa ipotetica riapertura a fine anno (2020) comincia a farsi strada.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 13 Maggio 2020 ore 16:00
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