Il reddito di cittadinanza e Quota 100 devono ricorrere al Gioco

fondi dal gioco per reddito cittadinanza e quota 100

Il dato di fatto sul quale si vorrebbe impostare queste righe è che non c’è dubbio che il Decretone relativo al Reddito di Cittadinanza e Quota 100 deve ricorrere al settore del gioco ed ai casino online nuovi, ed alle sue risorse (nonostante il gioco sia “ritenuto immorale”), per riuscire ad avere esito positivo. A tale fine, quindi, l’Esecutivo Giallo-Verde ha pensato bene di aumentare il Preu sulle apparecchiature da intrattenimento e trarne, quindi, ciò che è indispensabile per portare a fine questa “promessa elettorale” a cui una parte dello schieramento politico che governa il Paese tanto tiene e che vuole portare “a buon fine”. Ma per fare tutto ciò bisognerebbe che il gioco fosse in grado, viste le difficoltà del momento, di far fronte a tali aumenti imposti e qualche dubbio su questo risultato, obbiettivamente, c’è e viene sottolineato molto bene da due forze del gioco: Acadi, associazione che aderisce a Confcommercio, e SGI che invece aderisce a Confindustria. Due rappresentanze assai rilevanti del settore del gioco che hanno entrambi pareri simili ed “intonati” senza averli assolutamente concordati.

Acadi non può far a meno di ricordare che il settore ludico dà lavoro diretto a novemila famiglie ed indirettamente a decine di migliaia di persone: quindi, per queste cifre così importanti per l’occupazione, il gioco dovrebbe essere visto non certo come un nemico, ma come una sorta di “braccio di sostegno” a disposizione dello Stato. Ma considerando che per il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 l’Esecutivo deve attingere alle risorse del gioco pubblico bisognerebbe che il medesimo fosse in grado di “non fare delle sorprese” e non riuscire ad arrivare a “raggranellare proprio quelle risorse” di cui il Governo in carica ha bisogno! Quindi, se per finanziare queste promesse elettorali si deve provvedere ad un aumento della tassazione sul gioco bisognerebbe anche pensare, o sapere o riflettere, se il mondo dei giochi sarà in grado di “dare queste risorse”. É una preoccupazione che il settore ludico non può evitare di avere: il comparto tutto intero “ha paura di non riuscire ad arrivare a fine mese e, quindi, a gestire la raccolta delle risorse che servono a sostenere le misure di politica economica”.

Bisogna risalire a due cifre nude e crude per “giustificare” questa preoccupazione in relazione agli ultimi aumenti: si parla di un aumento di circa 1,5 miliardi di euro. La spesa dei giocatore è quantificata in 18 miliardi di euro: 10, 11 miliardi rappresentano il gettito e con il resto il gioco deve erogare stipendi, ripagare gli investimenti strutturali imposti dalle concessioni. Gli 1,5 miliardi vanno ad incidere sugli 8 miliardi di euro circa che restano alla filiera senza tenere presente per di più che “la verticale che ha subito l’aumento della tassazione è quella cui restavano 5,6 miliardi”: queste sono le esternazioni dettagliate di Acadi… e come dargli torto quando lo stesso sottolinea che il settore non potrà assolutamente “accontentare le aspettative dell’Esecutivo Giallo-Verde”? Come non c’è dubbio che, a parte le cifre elencate poc’anzi e che non si possono assolutamente contestare, bisogna fare anche i conti con i provvedimenti che limitano in modo prepotente la rete del gioco pubblico. Solo quella fisica perché quella online non ne viene sfiorata almeno da queste normative.

I distanziometri e le fasce di accensione sono una sorta di “spada di Damocle” che continua a stare sopra le teste delle imprese che di gioco vivono: oltretutto, ormai è assodato e confermato da tanti studi e ricerche che tali strumenti non raggiungono certamente l’obbiettivo di contrastare né il gioco problematico, né “fermare la richiesta di gioco” che nel popolo italiano è viva e che continua ad esserlo. Si spera solo che “questa richiesta di gioco” non si rivolga all’offerta illecita che non ha ovviamente né orari né distanziometri da rispettare ed è lì che aspetta, a braccia aperte, i giocatori leciti che non sanno più dove e quando trovare la legalità del gioco sui propri territori. Vi sono punti della nostra Penisola dove il gioco lecito è stato completamente espulso e dove il gettito erariale viene “distrutto”: e, sopratutto, dove si lascia appunto il campo all’offerta illecita che, come la maggior parte dell’opinione pubblica sa, è in mano alla criminalità organizzata e, quindi, un’offerta di gioco piena di rischi e pericolosa. E la soluzione quale potrebbe essere? Vi è solo una risposta ed è assolutamente il riordino nazionale che può allontanare questi rischi dal prodotto gioco, senza allontanare però il prodotto pubblico da tutto il territorio: cosa che invece sta accadendo e per questo bisogna stare particolarmente attenti.

Ma bisogna stare attenti a “come ci si muove” (con norme e vari orpelli che si mettono in mezzo al cammino del gioco pubblico) e non solo per i consumatori di gioco, per l’industria del settore, ma sopratutto per il gettito per le casse dell’Erario che corre un profondo rischio: per questo si continua a richiedere da parte delle associazioni l’emanazione di un riordino, una ristrutturazione, una riforma dell’intero settore ludico a livello nazionale. Tutto per mettere in sicurezza l’intero gettito: d’altra parte non bisogna dimenticare che proprio con l’emanazione del Decreto Dignità che già conteneva un aumento del Preu prima dei successivi contenuti nel Decretone, il Governo aveva annunciato e promesso che il riordino dei giochi vi sarebbe stato nell’arco di sei mesi, quindi entro febbraio 2019, termine scaduto, ma nessuno ne parla. Ma senza dimenticare che di riforma del gioco ne aveva parlato persino il Decreto Balduzzi del 2012 e pure la passata legislatura da parte del sottosegretario Pier Paolo Baretta che aveva portato avanti tale discorso in Conferenza Unificata: ma l’accordo di quest’ultima non è stato mai applicato a causa della mancanza del decreto attuativo! Tanto lavoro, quest’ultimo, andato a vuoto… ma si parla di gioco, quindi, tutto purtroppo è possibile e, quindi, anche questo: una sorta di scacco matto a spese dei lavoratori del settore ludico e delle sue imprese.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 17 Marzo 2019 ore 12:00
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