Il Gioco italiano deve rimanere unito come succede nel Regno Unito

gli operatori italiani di gioco devono fare fronte comune

Non si vuole assolutamente pensare che il mondo degli operatori del gioco pubblico italiano sia inferiore a quello che tratta di gioco d’azzardo nel Regno Unito, perché gli interessi comuni sono sempre quelli di mettere sul campo un settore che tuteli certamente i giocatori ed il territorio, ma che sia anche a salvaguardia delle imprese e dei capitali che vi sono stati investiti. Però, una differenza appare lapalissiana ed è “sgradevole” rendersene conto: nel Regno Unito il settore ludico continua ad agire “da industria”, in modo compatto, e qualsiasi decisione intraprenda raccoglie il consenso di tutte le imprese che “remano nella stessa direzione”, mentre nel nostro Paese ci si trova nello stesso segmento di gioco a “scaricare” responsabilità e richieste su un altro pezzo dello stesso comparto. Ovviamente, ciò significa che non si ragiona da industria, come appunto nel Regno Unito, ma che ognuno sull’italico territorio pensa “al proprio orticello” e non vede al di là. Due concetti di vita commerciale ben diversi.

Il gioco britannico agisce “come un sol uomo”: porta avanti discorsi, regolamenti interni ed accordi prima ancora che “qualcuno dall’alto” subentri e dia sanzioni o disposizioni ancora più restrittive. Nell’italico Paese, invece, si sta facendo qualcosa da parte delle imprese di gioco per contrastare l’abuso del gioco d’azzardo, il gioco problematico, e quanto altro ne può discendere, ma ognuno lo fa per “sé stesso”: non si riesce a riunire “tutto il gioco pubblico” e ad imporlo come settore commerciale utile al sociale, garantito, equilibrato. Così facendo, però, ci si è trovati ad “obbligare”, quasi, l’Esecutivo a prendere decisioni come il Decreto Dignità, con il divieto della pubblicità ivi contenuto, e si è caduti nella “questione territoriale”, croce di tutte le imprese di gioco che vivono sull’italico territorio. Per continuare a fare un paragone tra il settore del gioco del Regno Unito e quello italiano, bisogna dire che nel Regno Unito i colossi del gioco, per contrastare anche l’ascesa dei movimenti anti-gioco ed assecondare la linea suggerita dalla Gambling Comission, hanno deciso di intervenire in modo spontaneo sulla loro stessa organizzazione.

Infatti, si sono impegnati a cambiare modo di fare pubblicità, anche ai principali siti di casino online, nel tentativo di contrastare il gioco problematico e prima di tutto con lo scopo di evitare misure magari più drastiche da parte del Governo: è recentissima l’iniziativa della Gambling Commission britannica di lanciare, proprio in questi giorni, una strategia nazionale per ridurre i danni da gioco dopo aver raccolto i risultati di una consultazione pubblica durata alcune settimane. Quindi, per prevenire qualsiasi intervento, il Gruppo che possiede brand internazionali come Ladbrokes, Gala-Coral e William Hill, ha fatto sapere di avere fermato la sponsorizzazione delle maglie di alcuni club calcistici, oltre a bloccare altre iniziative pubblicitarie. Ed oltre a questo si deve prendere nota che, sempre nel Regno Unito, a partire dal prossimo agosto si interromperà anche la pubblicità ai giochi durante la maggior parte degli eventi sportivi.

Se si vuole giudicare questo tipo di intervento dal nostro Paese, la situazione non sembra poi così assurda, sapendo perfettamente di cosa si sta parlando: di opporsi od in ogni caso di prevenire un intervento ancora più drastico da parte del Governo, cosa che però nel nostro Paese è già avvenuta con il divieto totale della pubblicità ai giochi. In considerazione di questo italico percorso, sembra che si sia fatto bene nel Regno Unito a “prevenire interventi governativi”, considerando anche che il medesimo rappresenta da sempre un punto di riferimento per l’industria globale del gaming e ciò che quel Paese rappresenta in quanto è senz’altro quello più storico e sviluppato. Anche qui in Italia, in ogni caso, nonostante i dati rivelino una diffusione contenuta del disturbo da gioco, come avviene nel Regno Unito continuano a sorgere associazioni di protesta, anche piuttosto trasversali, che stanno prendendo quasi il sopravvento su quelle che si occupano direttamente di assistere il gioco ed i suoi rappresentanti, sollecitando persino le scelte politiche ed economiche del nostro attuale Esecutivo Giallo-Verde.

Ma forse, quello che nel Regno Unito è stato fatto dall’industria del gioco, e senz’altro in modo più significativo rispetto al nostro Paese, è quello di anticipare i tempi rinunciando a “qualcosa negli utili” per dare un segnale positivo all’opinione pubblica e per… evitare il peggio. E questa è una cosa che l’industria del gioco italica non è riuscita ancora a fare e non solo: se si continua con questo atteggiamento si sta ottenendo soltanto e, purtroppo, una “battaglia di quartiere” concretizzata nel curare “il proprio orticello” e nulla più, orticello che si sta riducendo ed impoverendo sempre di più, particolarmente dopo l’avvento nel nostro Paese dell’Esecutivo populista Giallo-Verde che ha dichiarato guerra al settore ludico. Inutile dire che ancora una volta, sul gioco, il Regno Unito continua a fare scuola al Resto del Mondo e l’unica cosa che si può sperare è che qualcuno del nostro gioco “prenda appunti”.

Però, non è che non vi siano stati dei buoni propositi di una parte della filiera: per esempio l’adozione di un codice di autodisciplina pubblicitaria, siglato con gli organi tecnici e le istituzioni di riferimento, per limitare la pubblicità ai giochi e migliorarne la qualità dei messaggi, oltre alla riduzione della quantità di spot in TV e durante le manifestazioni sportive. Ma, nella sua globalità, la qualità della pubblicità non è migliorata in quanto tale accordo è stato adottato solo da una parte dell’industria, mentre altri operatori non si sono preoccupati di innalzare il contenuto dei propri spot. E qual’è stato il risultato di tale “disaccordo”? É cresciuta l’esasperazione dei vari movimenti di protesta anti-gioco e si è arrivati alla richiesta sempre più crescente di restrizioni, limitazioni ed abolizioni e nel divieto totale di pubblicità disposto a livello nazionale. Ecco perché si è sottolineato che nel Regno Unito il gioco continua a ragionare da industria, mentre in Italia chi si occupa di un segmento del gioco continua a tentare di far ricadere i divieti su un altro segmento diverso, ma sempre dello stesso settore!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 15 Maggio 2019 ore 12:00
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