Il gioco d’azzardo è stato recluso in fondo alla lista

gioco azzardo relegato ultimo posto

Ormai tutta l’opinione pubblica è al corrente che il gioco pubblicom compresi i casino online nuovi, è stato recluso in fondo alla strana classifica delle aziende che possono ripartire, anzi, che non possono riaprire, poiché secondo l’Esecutivo presentano rischi per la salute pubblica. Gioco, quindi, “dietro la lavagna” e che sta aspettando decisioni sulla sua futura vita: nel frattempo, le imprese barcollano ed i dipendenti tremano, sopratutto coloro che non sono stati sostenuti direttamente dalla propria impresa con gli stipendi, ma attendono speranzosi, come tanti altri lavoratori di settori diversi dal gioco, le risorse istituzionali che continuano ad essere annunciate e declamate, ma che arrivano con il rallentatore, quando arrivano. Questi dipendenti, che sono tantissimi, sono affidati alla cassa integrazione che, per il momento, ha raggiunto pochi soggetti: ma oggi, purtroppo, si fa paurosamente largo il concetto che la cassa integrazione, non si possa più applicare alle imprese di gioco.

Perché? Vediamoci chiaro subito poiché se questo fosse vero ci si troverebbe di fronte ad un rischio occupazionale di dimensioni rilevanti e, quindi, estremamente preoccupante sia per il settore, ma sopratutto per l’Esecutivo che dovrebbe avere nei propri obbiettivi primari la salvaguardia dei posti di lavoro, anche in considerazione che si continua a ripetere che “nessuno verrà lasciato da solo”, cosa che sembra essere molto più vicina ad uno “spot politico” piuttosto che ad una “realtà”. La cassa integrazione è stata estesa per l’emergenza sanitaria a tutte le aziende, senza il vincolo di alcun numero prestabilito di dipendenti e le attività del gioco d’azzardo sono state le prime ad essere state chiuse sin dall’inizio della pandemia, chiusura che tuttora persiste. Le imprese di gioco avevano provveduto già a quel tempo, a fare ricorso alla cassa integrazione le cui settimane consentite con decreto scadono il 7 giugno, mentre l’eventuale riapertura del gioco non è stata ancora contemplata, se non con una data ipotetica “dopo il 15 giugno”, che sicuramente non rappresenta una data certa.

Ecco spiegato il motivo per cui, se non accade qualcosa di speciale da parte del Governo, dal 7 giugno i lavoratori del settore saranno scoperti dalla cassa integrazione e resteranno senza alcuna risorsa economica. Ovviamente, questo senza toccare il tasto se mai qualcuno dei lavoratori del gioco sia stato effettivamente raggiunto da questa cassa integrazione, viste le reazioni e le manifestazioni che tantissimi lavoratori stanno proponendo per sottolineare al Governo la difficoltà di arrivare a questo sostegno. Un discorso purtroppo realistico e prova ne sono anche le innumerevoli trasmissioni televisive che se ne stanno occupando: special modo si sollevano pareri negativi su quanto sia complicato ricorrere alla cassa integrazione e quanto siano impietosi i numeri di chi è riuscito ad ottenerla. Quasi fosse un inarrivabile miraggio e non è sicuramente così che si trasmette sicurezza e speranza nel futuro: in effetti, il mondo dei giochi sta vedendo tutto nero anche perché, comunque, non riesce a confrontarsi con l’Esecutivo.

Non si riesce a trovare un modo, una forma, un percorso che possa far uscire le attività ludiche da questo pantano che le tiene ancora chiuse, immobili, senza reddito, ma con tanti impegni fiscali cui far fronte: quindi, assodato che il gioco pubblico, ed anche le scommesse online, non potrà ripartire neppure attorno al 15 giugno, come faranno gli operatori del settore a versare gli stipendi ed i contributi che scadono proprio in quei giorni? Le imprese di gioco sono ferme da quasi tre mesi e sono senza dubbio in difficoltà, come però tante altre aziende di qualsiasi altro settore: ma questa questione andrebbe in ogni caso affrontata visto che tuttora il gioco è stato messo nuovamente da parte. Al momento, nessuna apertura né nella “fase 2 e neppure nella fase 3”. Il gioco comporta troppo rischio per il contagio, invece i parrucchieri, i saloni di bellezza, le palestre e quant’altro è riuscito a riaprire, non fanno incorrere in alcun rischio i propri clienti: evidentemente per il gioco si fanno valutazioni diverse per la possibile riapertura.

Quasi se si pensasse che il settore non sia in grado di organizzarsi con i protocolli di sicurezza, che invece sono già stati approntati dalle società di categoria, ma non ancora testati dal Governo. Ed ora, oltre alla riapertura di cui non si conosce la tempistica, ci si mette pure la cassa integrazione per “sistemare definitivamente le cose” e mettere il settore ancor di più in ambascia. Realmente, purtroppo, il gioco pubblico non viene tenuto in considerazione e questo è fin troppo evidente: come è anche evidente che il problema della cassa integrazione non tocca solo il gioco, ma anche altri comparti, visto che tante aziende hanno dovuto forzatamente avviare le procedure dal primo momento dell’emergenza sanitaria per evitare di distruggersi. Quindi, ciò che si presenta come scenario è che si andrà incontro ad un disastro preoccupante per l’occupazione, poiché quasi tutte le risorse che sono state annunciate, promesse e sottolineate sono state quasi un buco nell’acqua.

L’Esecutivo continua a parlare di miliardi messi a disposizione delle imprese, degli artigiani, dei professionisti, degli esercenti. Ma non sta arrivando nulla ai destinatari ed il Governo non può certamente dire il contrario viste le continue manifestazioni, anche “violente” che si vedono e si sentono: la disperazione prende il posto della speranza che avevano suscitato i primi interventi istituzionali nei quali tanti hanno creduto. Il gioco pubblico forse no, poiché non è mai stato menzionato in alcun provvedimento e quei pochi interventi che si erano promessi non sono stati poi concretizzati. Ma è questa la nostra attuale politica? Nessuna risorsa effettiva, nessuna liquidità per il mondo del gioco e del poker online, cassa integrazione scaduta, i finanziamenti agevolati promessi sono irraggiungibili per il settore e, poi, sarebbero un costo ulteriore in una situazione già disastrosa: non si vede all’orizzonte alcuna soluzione pratica. E poi, dulcis in fundo, non si parla di data di riapertura: come farà mai il gioco a fare programmi futuri? Anche mantenendo i nervi ben saldi, la solita caparbietà degli operatori del gioco, la voglia di esistere dove andrà a finire il settore ludico, le sue imprese e tutti i suoi lavoratori?

Giugno 15, 2020: •
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