Governo italiano: Il riordino del gioco è improcrastinabile

riordinare il settore italiano del gioco azzardo sta diventando una faccenda improcrastinabile

L’italico territorio da nord a sud ancora oggi per quello che riguarda il mondo dei giochi e dei nuovi casino è regolamentato, anche se dirlo sembra decisamente un eufemismo, dalle Leggi Regionali sul Gioco ove esistenti ed in balìa di scadenze per le concessioni che ormai sono in arrivo e che non c’è dubbio che mettano in discussione proprio l’offerta legale del gioco di Stato. Quindi, gli operatori “Riserve di Stato”, che lo rappresentano in forza di concessione, sono circondati dai problemi conseguenti alle famigerate Leggi “capestro” che stanno mettendo a disagio anche gli stessi Enti Locali che le avevano studiate, create e messe in campo. Dunque, si può affermare che le istituzioni regionali, “che pare facciano parte dello Stato”, stanno mettendo in difficoltà un settore governato dallo Stato stesso, cosa che indiscutibilmente potrebbe rappresentare un paradosso che provoca un importante problema tecnico di gestione delle attività legali di gioco che nessuno riesce più a rendere scorrevole e, purtroppo, anche da parecchio tempo.

E non è tutto: questo stato di cose, in pratica imposto dalle Regioni che riguarda principalmente il gioco terrestre, lo sta mettendo ancora più in difficoltà economica in un momento in cui il gioco in presenza deve difendersi “dall’attacco del gioco d’azzardo online”. Di certo non era ciò che si aspettava l’industria del gioco allorquando il sottosegretario Freni, a nome del Governo centrale, aveva anticipato l’arrivo della famigerata Legge Delega sul Gioco che avrebbe dovuto con il suo avvento, che però tarda parecchio a farsi vedere, risolvere le criticità del gioco legale. Il termine presunto della fine gennaio si è desolatamente “perso” anche per il sorgere di tante altre crisi che stanno coinvolgendo l’attuale Governo Draghi: crisi energetica, guerra in Ucraina ed i rapporti con l’Europa che potrebbero rovinarsi se non si rispettano i programmi sottoposti appunto all’Unione Europea che ha provveduto a risorse ingenti che non “raggiungeranno” le casse del nostro Paese se non si rispetteranno i termini del Recovery Found.

Dunque, da un lato tutta l’industria del gioco può comprendere che la Legge Delega sul Gioco sia scivolata in fondo alle priorità del Governo che forse ancora oggi non vuole rendersi conto della profonda crisi delle “sue Riserve di Stato”, ma dall’altro non può fare a meno di sollecitare l’intervento istituzionale poiché il mondo ludico ha estremo bisogno del riordino dell’intero settore del gioco. E questo “bisogno” è divenuto ancora più urgente, estremamente necessario ed oggi decisamente improcrastinabile: pur comprendendo, senza ombra di dubbio, che il Premier Draghi stia cercando di portare a casa tutte quelle riforme urgenti imposte dal Pnrr che ci fanno tenere d’occhio da parte dell’Europa che ci tiene nel “mirino” pronta ad occuparsi delle nostre eventuali inadempienze nelle quali Mario Draghi non vuole assolutamente cadere. Prima di tutto per la parola spesa ed appunto per le promesse rilasciate all’Europa che ci ha aiutato con importanti risorse, indispensabili per la rinascita dell’economia del nuovo Sistema Italia.

Si è certi che il comparto del gioco pubblico comprenda tutto questo: soltanto che ora la situazione del mondo ludico è divenuta talmente complessa che non si sa più davvero come venirne fuori e sopratutto come far sopravvivere le attività che ancora riescono a tenere le saracinesche alzate nonostante gli introiti siano desolatamente “al lumicino” e la presenza nelle sale gioco terrestri non sia di certo quello che ci si aspettava dal momento della riapertura dopo il periodo pandemico, sino ai giorni attuali. Ed è per questo che non si può più ignorare il riordino che deve arrivare in modo repentino anche se non è quello che si aspettavano gli addetti ai lavori perché desideravano una nuova regolamentazione ben messa in campo, ben studiata e che mettesse al riparo le attività legali da qualsiasi ingerenza e contrasto con le norme attualmente in essere che hanno portato alla quasi distruzione dell’intero settore. Invece ora, ci si ritroverà ancora con la solita “toppa” per coprire qualche “grosso buco”.

Ma quale “toppa” andrà a coprire la Questione Territoriale? Ed i rapporti tra gioco e banche come verranno affrontati? Senza parlare delle concessioni che in parte verranno ancora una volta prorogate, ma che per quelle che riguardano le apparecchiature con vincita forse non sarà più possibile prorogare poiché ci vorrebbe un bando di gara che al momento è impossibile da effettuare. E chi guarderà alle problematiche dell’amusement, degli e-Sports, dei nuovi giochi sportivi? Giocoforza che oggi interverranno “decisioni spezzettate” e non una riforma globale dell’intero settore sulla quale l’intero settore sperava di poter contare, finalmente, visto che se ne parla almeno dalla Conferenza Unificata del 2017, se non addirittura prima. E questo non volersi interessare non lascia per nulla tranquilli gli operatori, le imprese, i produttori di giochi, i gestori dei parchi gioco: dunque tutto il gioco nel suo insieme, quello con vincita in danaro e quello di puro intrattenimento rimane sempre in balìa della latitanza del Governo centrale e del suo disinteresse nell’intervenire.

E di certo non pare un atteggiamento congruo e rispettoso delle Riserve di Stato che dovrebbero essere protette in modo totale: è inutile continuare a promettere il riordino del gioco quando ci si trova ancora di fronte ad interventi raffazzonati. E così il gioco si trova perennemente a vivere quasi in una situazione emergenziale, o comunque a portarsi dietro problemi sempre irrisolti, che il Governo “si rifiuta” di affrontare e risolvere ormai da troppe legislature. Certo dal Governo Draghi con le premesse e le promesse che sono state fatte lo scorso anno, ed anche in questo, non ci si aspettava lo stesso atteggiamento dei Governi precedenti; ma possibile che dopo il 2017 dove già il gioco pubblico faceva presente di avere delle criticità praticamente insormontabili (e la Questione Territoriale ne è il prototipo) nessun Governo ha sentito l’obbligo di risolvere le problematiche del suo gioco? Ma di usufruire delle risorse che ugualmente andavano a ricadere nelle casse erariali se ne sarà ben reso conto. Oppure anche di questo “non si è accorto nessuno”?

Data Pubblicazione: 6 Luglio 2022 ore 18:00

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