Gli angoli oscuri del mondo del Gioco: Meglio conoscerli

conoscere meglio gli angoli oscuri del gioco azzardo

Anche recentemente, purtroppo, quando si parla di gioco d’azzardo e di casino italiani si pensa sempre con una discriminante quasi ossessiva nei confronti di coloro che vengono coinvolti dalle derive che questo tipo di intrattenimento, se non ben gestito, riesce inevitabilmente a provocare. Invece il gioco problematico, patologico e la ludopatia andrebbero visti con occhi diversi proprio dopo l’esperienza degli ultimi anni che, erroneamente, ha portato soltanto a denigrare coloro che vengono trascinati in una specie di gorgo senza possibilità di uscita. Senz’altro tale atteggiamento dovrebbe cambiare ed aggiornarsi con le ricerche e gli studi che nel frattempo sono progrediti anche a livello internazionale da parte di esperti professionisti che hanno come obbiettivo quello di aiutare i soggetti colpiti dal gioco patologico, come peraltro è accaduto per altre dipendenze come le droghe, il sesso, il cibo. Tutte devianze che se affrontate in modo professionale possono migliorare la vita delle persone coinvolte sino a farle rientrare in una sorta di normalità.

Ma tutto non dovrebbe accadere né con l’imposizione né con divieti particolarmente indirizzati ad eliminare dalla vita di queste persone coinvolte proprio il motivo che li ha condotti “allo star male profondamente”. Oggi fortunatamente, se così si può dire, esiste una precisa ed abbondante letteratura che riguarda il mondo dei giocatori problematici che da un lato ha sollecitato l’attenzione del sociale ma che indirettamente dall’altro, ha portato l’opinione pubblica ad essere sostanzialmente negativa nei confronti del gioco d’azzardo, di tutte le sue imprese e persino dei suoi lavoratori. Purtroppo, ancora oggi il mondo del gioco nel nostro Paese non è visto di buon occhio se non dalle casse dell’Erario che vi ha sempre guadagnato, e non poco, seppur lamentandosi delle tante spese che il gioco ha provocato al sociale ed alle varie strutture assistenziali. Ma a prescindere da questo, il gioco viene spinto, distribuito (anche troppo), enfatizzato ed a volte persino condizionato da alcuni accadimenti per i quali viene indotta magari una particolare “raccolta” a mezzo di lotterie o dei famigerati ed apparenti innocui “grattini”, come accaduto nel lontano tempo del terremoto in Abruzzo.

Nel medesimo tempo, lo stesso settore ludico viene demonizzato per il troppo impegno sociale che i disturbi provenienti dal suo abuso, purtroppo, provocano. E pensare che la demonizzazione è proprio la peggior arma che si può applicare per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo come anche l’auto-esclusione che viene “venduta” come idea eccezionale per risolvere determinate problematiche ludiche e che, invece, studi a livello internazionale hanno riprovato non essere la strada più giusta per affrontare e risolvere il gioco problematico o patologico. Infatti, studi più recenti ed innovativi hanno individuato proprio nell’inclusione lo strumento idoneo per affrontare un lungo periodo di “cura”: quindi, un approccio pratico e certamente non ideologico, né tanto meno proibitivo per mettere i soggetti di fronte alla possibilità di recupero della propria normalità. Con il gioco, ed anche con le scommesse sportive, si può convivere ed intrattenersi, basta conoscere bene i propri limiti e cercare di non superarli se si vuole essere in pace con la propria realtà.

Tali studi, chiaramente all’avanguardia, sono stati sviluppati nel Regno Unito che, come si sa, quando si tratta di gioco d’azzardo risulta essere quel Paese sempre “un passo avanti” agli altri e sempre propositivo anche di fronte alle sue criticità: e quando si parla di disturbo da gioco d’azzardo, gioco patologico e problematico sino ad arrivare alla ludopatia sono tutti percorsi oltre modo difficoltosi sia da affrontare che da risolvere. Ma sono anche tragitti che si possono percorrere davvero con ottimi risultati sempre che i soggetti coinvolti siano collaborativi, consenzienti e coscienti di essere arrivati ad un bivio molto importante: accettare la realtà e cercare di viverla il meglio possibile con tutte le strategia che oggi la scienza, la cultura e le ricerche possono offrire se ben comprese ed applicate, ovviamente, e sostenute dalle organizzazioni sanitarie predisposte a questi particolari interventi. Ma, ovviamente, questi interventi hanno un costo per il sociale, di qualsiasi Paese si tratti, cosa che inevitabilmente porta, ma questo accade forse soltanto nel nostro Paese, ad avere una parte della società nettamente contraria al gioco ed al poker.

Ma come si rappresenta la dipendenza in generale secondo gli esperti? È proprio una “malattia” caratterizzata da comportamenti che spingono ad un controllo alterato dell’uso delle droghe, o di alcol, o di gioco, o di sesso: un uso compulsivo e continuato nonostante si percepisca il danno e le conseguenze che questo provoca, ma non riuscendo a gestirne “la voglia ed il desiderio”. Ci si trova, quindi, di fronte ad una vera e propria malattia che spinge, nonostante il danno che produce, a continuare ad “usarne”: questo è ciò che rappresenta un giocatore problematico pervaso da una specie di ossessione mentale ed un uso compulsivo di un prodotto di gioco, slot machine, ripetuto nel tempo. Ciò indipendentemente dall’impatto negativo che lo stesso giocatore ben conosce e che vede coinvolta anche la stabilità degli altri, come i familiari od i colleghi di lavoro, quindi il sociale. Di fatto, più si conoscono questi punti oscuri, più se ne può trovare insegnamento per cercare di risolvere le problematiche ludiche, difficili da risolvere, ma affrontabili.

Proprio la conoscenza delle criticità che il gioco “nasconde” serviranno per tenere a bada quella suscettibilità e quel nervosismo che pervadono un giocatore problematico quando non riesce “ad avere il gioco tutto per sé ed ovviamente nell’immediato”. Anche se non è facile affrontare queste situazioni sopratutto da soli senza il sostegno del servizio sanitario nazionale o di professionisti privati che riescono meglio a focalizzare queste situazioni di disagio “vedendole e vivendole dall’esterno”. Sempre lo studio effettuato nel Regno Unito lascia assolutamente aperte le porte della speranza per il giocatore problematico o dipendente dal gioco perché potrà essere curata e migliorata la sua vita al di fuori della dipendenza sia di gioco che di sostanze. Mentre lo stesso studio afferma che un giocatore ludopatico, come un alcolizzato od un drogato cronico avranno poca scelta: non giocare, non bere o non drogarsi e chiunque può capire quanto sia ardito questo cammino!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 6 Settembre 2021 ore 18:00
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