Gioco in vendita: Misure derivanti dalla pandemia

gioco azzardo in vendita

Sembra che nessuno abbia il coraggio di dire all’attuale Esecutivo che le risorse economiche, o gli spostamenti, o le rateizzazioni “elargite” alle aziende che ne beneficiano non sono altro, in realtà, che semplici e normali diritti acquisiti poiché derivanti in conseguenza dei decreti governativi dovuti dall’emergenza sanitaria e che hanno costretto alla totale chiusura di tantissimi settori aziendali. Ovvio, quindi, che tale restrizione ha portato le aziende a non avere più introiti non certo per loro responsabilità oppure per cattiva gestione delle proprie imprese, ma semplicemente perché questa è l’attualità che il nostro Paese, come tante altre realtà territoriali, sta vivendo. Certo, è sicuramente bene la statuizione delle risorse economiche per i diversi settori, ma non deve sembrare un “regalo ben impacchettato dello Stato”, ma una semplice conseguenza ad un divieto di non poter espletare le proprie attività produttive o commerciali da parte delle aziende medesime.

E senza considerare, oltre tutto, che il mondo dei giochi, compresi i casino sicuri italiani online, essendo “Riserva di Stato” non può versare alle casse erariali importi (che vivendo diversamente ha sempre versato in modo puntuale) per una attività che la legge non consente di portare a buon fine. Questo ultimo concetto, poi, dovrebbe essere maggiormente seguito da parte dei media che, invece, non sono quasi mai allineati né particolarmente favorevoli al gioco pubblico ed alle sue imprese, e neppure alle diverse associazioni di categoria che tutelano gli interessi degli operatori del settore ludico: anzi, quando i media possono screditare il gioco lo fanno senza tantissime remore o rispettando la propria deontologia professionale. Quindi tutti, in generale, svicolano sul concetto di questi aiuti o risorse stabiliti dal Governo e non hanno mai sottolineato, almeno sino ad ora, che non sono altro che diritti derivati dalle misure eccezionali adottate dallo Stato per contrastare la pandemìa. E non fanno neppure presente che tutte le concessioni economiche o strategiche determinate e destinate per alcuni settori dovrebbero essere estese, senza ombra di dubbio, anche al mondo dei giochi!

Ma ai media del gioco d’azzardo pubblico poco importa davvero, se non per riferire di fatti di cronaca nera che trasmettono solo negatività nei confronti dei protagonisti del settore, collegando implicitamente od esplicitamente quasi sempre lo stesso settore ludico alla criminalità organizzata: cosa che così continua ad influenzare indirettamente l’opinione pubblica che percepisce di tutto il sistema gioco un concetto errato di poca serietà ed onestà. Invece, i media dovrebbero smetterla di plaudire a qualsivoglia iniziativa a breve termine messa in atto dall’Esecutivo: sono interventi che, oltre tutto, risolvono veramente poco per i problemi più urgenti. E qui si sta parlando espressamente del gioco, considerando che il Governo ha rimandato soltanto di un paio di mesi i versamenti del Preu dando “mezzo respiro” al settore e nulla di più. Settore che si sarebbe trovato, in caso contrario, di fronte a veri e propri mancati versamenti da parte della maggioranza delle imprese di gioco che non possono sicuramente versare ciò che non hanno incassato. E questa è economia spicciola, non vi è alcun dubbio.

Oltre tutto non si dovrebbe neppure dimenticare che allo scoppio dell’emergenza sanitaria il gioco d’azzardo, a livello europeo, si trovava in una situazione estremamente fragile per un forte allarme sociale fatto inopinatamente circolare, ma inesistente. Non si può certo nascondere che l’abuso del gioco può portare a derive spiacevoli, ma purtroppo come qualsiasi altro abuso: quindi, non solo il gioco va seguito, ma va anche regolamentato con estrema attenzione. Soltanto che contro questo settore vengono messe in atto, ovunque, campagne denigratorie sempre più pesanti e coinvolgenti l’opinione pubblica che, così, si ritrova a guardare il mondo dei giochi come qualcosa di “pericoloso e criminale”: ma non i suoi introiti però. E lo Stato, in particolare quello del nostro Paese, qualcosa ne sa di tale ultimo argomento. Poi, per tornare al Coronavirus, bisogna essere pragmatici e dire che mettere soltanto una pezza oggi, ad una situazione già instabile “allora” (prima della pandemìa), è affare estremamente difficile sopratutto nell’attuale situazione sanitaria che ha, indubbiamente, una linea preferenziale nell’attenzione.

Il gioco pubblico e le scommesse on line, quindi, appunto perché già pericolante, deve pensare “oggi” a ciò che sarà “domani” alla riapertura delle aziende, quando e come ciò avverrà: deve trovare una specie di “pillola della felicità che contenga progetti ed idee innovative che possano squarciare lo scenario che appare al momento alquanto angosciante. Magari anche prendere spunto da ciò che fanno gli altri Paesi, oppure scoprire nuove strategie: ma special modo oggi il gioco italico dovrebbe scoprirsi compatto, solido. Ed in questo particolare momento “ci piacerebbe” che anche la politica attuale dedicasse uno sguardo particolare alla “sua Riserva di Stato” e vedere il Governo centrale uscire dalla latitanza che in questi anni è stata l’unico elemento che l’ha accostato al gioco pubblico. Vedere che, finalmente, si faccia qualcosa per questo settore che rappresenta l’offerta legale dei prodotti di Stato sul territorio. Se non è questo un argomento primario per sostenere il settore ludico non si comprende quale possa essere un argomento più significativo.

È fin troppo evidente che il mondo dei giochi abbia necessità oggi, come però aveva anche ieri, di risorse economiche, di liquidità, di tutto il sostegno possibile per riaprire i battenti: ma non di risorse fatte “calare dall’alto”, come si suole dire. Sono diritti che le imprese hanno “guadagnato” restando chiuse ermeticamente per contrastare la pandemìa che non è sicuramente colpa di nessuno, ma che ha travolto la totale economia del nostro Paese ed conomia che deve ripartire in tutti i suoi diversi settori per riuscire a recuperare quella posizione che aveva pre-Coronavirus. Purtroppo, anche se nulla sarà come prima, il Sistema Italia deve ripartire assolutamente per salvare tutta l’industria che sostiene il nostro Paese, i posti di lavoro che oggi traballano e che stanno mettendo in ambascia milioni di persone. Lo Stato deve provvedere a questo poiché il diritto al lavoro è contenuto nella nostra Costituzione e lo Stato non può esimersi dall’aiutare tutti: visto e considerato che tutti i cittadini italiani, personalmente ed aziendalmente, hanno provveduto sempre a sostenere proprio lo stesso Stato.

Data Pubblicazione: 10 Maggio 2020 ore 16:00

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