Gioco d’azzardo: Tutti uniti per arrivare finalmente al riordino

settore del gioco azzardo italiano legale unito per cercare di ottenere il riordino del settore ludico

Senza ombra di dubbio, l’esperienza acquisita dal gioco pubblico e dai migliori casino online nuovi durante le manifestazioni di piazza nel mostrarsi alle istituzioni ed all’opinione pubblica “come un sol uomo” è servita. Infatti, anche oggi e dopo la chiusura della Fiera ENADA di Rimini dove la presenza dell’industria del gioco è servita per confermare quanto ci tiene a dimostrare che è viva e vegeta e che guarda al futuro, tutta unita, ma anche per sottolineare che seppur il comparto sia compatto ha necessità di essere aiutato dalle istituzioni perché nessuno, in un momento di emergenza pandemica, si salva da solo. E chi altro se non il Governo può fare in modo che non si disperdano i risultati ottenuti in quasi quindici anni di vita del gioco pubblico e l’impegno dei suoi operatori nel tenere alta la legalità sul territorio e nel contrastare l’illegalità che tanti anni fa era l’esclusiva “padrona” del gioco d’azzardo? Lo Stato, obbiettivamente, è l’unico e solo che può sanare gli innumerevoli problemi del gioco che, ovviamente, durante il periodo emergenziale si sono acuiti sino a diventare insormontabili.

È anche indiscutibile che mettere in discussione gli equilibri che si sono raggiunti dal gioco legale in tanto tempo significherebbe, come ripetuto più volte, “far saltare” gli equilibri del mercato, ma sopratutto alterare il presidio di legalità rappresentato appunto dalle “Riserve di Stato” e dalle aziende che si impegnano nel settore del gioco, e che sono autorizzate ad operarvi. Proprio per questi significati importanti per il territorio e per i cittadini l’intero mondo del gioco vuole schierarsi compatto per arrivare quasi a “costringere” lo Stato a mettere in campo un riordino nazionale del gioco d’azzardo, più volte annunciato e promesso, ma che è rimasto fermo al palo, forse complice anche la pandemìa. Però, le attività di gioco hanno riaperto e si ritrovano nelle stesse precarie condizioni pre-Coronavirus, dipendenti tra le altre cose dalle famigerate Leggi Regionali “capestro” che inducono in determinati territori addirittura all’espulsione del gioco legale. Ed è esattamente per questo che il gioco pubblico vuole dimostrarsi agguerrito per arrivare alla riforma nazionale del settore perché altrimenti la legalità non esisterà più.

E se purtroppo ciò accadrà, dispiace dirlo, sarà unica responsabilità dello Stato: lo stesso Stato che ha creato il gioco pubblico e che ora si disinteressa completamente di riordinarlo, anche se le voci che ne richiedono l’attuazione cominciano davvero ad essere tante. Voci che quasi sostengono il gioco d’azzardo legale e sicuro, cosa che sino a qualche tempo fa sembrava impensabile, Regioni incluse che stanno, addirittura, facendo passi indietro rispetto alle norme restrittive da loro stesse messe in azione, ufficialmente a contrasto del gioco problematico, che però non hanno raggiunto questo obbiettivo, anzi. Cosa vuole di più lo Stato per mettersi all’opera sul riordino? Che il settore deflagri da solo? E perché? Per mettere in strada i suoi 150mila lavoratori e le decine di migliaia di piccole e medie imprese che hanno sempre sostenuto le casse erariali con risorse che nessun altro settore è in grado di procurare? La latitanza del Governo centrale sta durando davvero troppo a lungo e non si comprende il motivo.

Così facendo, l’Esecutivo mette scompiglio sotto tanti aspetti e mette in agitazione un intero comparto che avrebbe tutto il diritto di essere difeso, tutelato a sua volta perché composto da lavoratori che hanno sempre ottemperato a qualsiasi richiesta istituzionale, anche quelle vissuto nel paradosso totale come, per esempio, l’ulteriore aumento della tassazione alle apparecchiature da intrattenimento, avvenuto in piena emergenza pandemica: cosa che non si avrebbe voluto vedere. Ma ormai, purtroppo quando si parla di gioco, non c’è più nulla da meravigliarsi: anche gli errori più eclatanti passano inosservati e continuano a verificarsi senza che qualcuno lo sottolinei. Inevitabilmente, oggi, l’insieme del gioco pubblico esce da quel rispetto che deve allo Stato, come tutti noi, e gli chiede di scuotersi da quella latitanza che non ha più ragione di essere. Il gioco pubblico, compresi i siti migliori di scommesse, va aiutato ed anche velocemente: altrimenti tante imprese saranno davvero costrette a chiudere con l’ovvia conseguenza di tanti licenziamenti.

E la rinascita del Paese può “accettare tutto questo”? Ulteriori persone in cerca di lavoro, laddove lo Stato non lo può garantire e, quindi, non potrebbe neppure permettere che questo accada in un settore da sempre produttivo, creativo, tecnologicamente avanzato, “occupante”, divertente ed utile per l’Erario. Cosa da non dimenticare: ma si è certi che il Premier Draghi almeno quest’ultimo particolare l’ha tenuto d’occhio! Ma non si può soltanto continuare a dire che le imprese (quasi tutte) andranno aiutare e sostenute, che non aumenterà le tasse, che la produttività sale e che si è tutti “felici e contenti” di questo bel risultato… Ed il gioco pubblico? Felice e contento di sicuro non è, anche se forse se lo meriterebbe non fosse altro perché durante l’emergenza sanitaria, e la chiusura delle sue attività, è riuscito a tenere in piedi le proprie imprese, come le sale slot machine, ricorrendo alle risorse personali ed aziendali e non gravando, se non in microscopica parte, sui sostegni istituzionali.

Anche qui il gioco ha dimostrato di avere “un grande carattere”, senz’altro forgiatosi dopo le tante asperità che ha dovuto affrontare, ma con le quali si sta confrontando tutto unito e compatto in modo da presentarsi con un “fronte d’attacco” importante per resistere a quell’illegalità che è riuscita a risorgere, purtroppo, per colpa dello Stato che ha voluto imporre una chiusura talmente lunga al gioco pubblico che… quasi ci si è dimenticati della sua esistenza. Illegalità che ha potuto così progredire, sempre con la collaborazione del Governo centrale che non ha voluto rivalutare la posizione di rischio espressa dall’Esecutivo (a quattro mani) precedente, ed ha perseverato nel mantenere il livello di rischio medio/alto per le attività ludiche. Cosa che, secondo un parere generale, è stato un grossissimo errore viste le ripercussioni che tale atteggiamento ha provocato all’intera industria del gioco e del poker online. Ma il settore di certo “non vuole morire” ed è pronto a combattere per la sua sopravvivenza e per raggiungere il suo obbiettivo primario: il riordino.

Pubblicazione: 22 Ottobre 2021 ore 18:00

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