Ancora tentativi per smantellare il gioco d’azzardo legale

tentativi di smantellamento del gioco azzardo legale italiano

Con tutto questo bailamme di ordinanze sia del Governo centrale a mezzo Dpcm che delle Regioni, senza dubbio sta risultando difficile seguirne le disposizioni: troppe norme, ravvicinate e conseguenti. Non si fa tempo ad acquisirne una che dopo due giorni, od anche meno, ne appare un’altra: di certo, si comprende la situazione emergenziale che non dà pace e che bisogna seguire attentamente ed anche il conseguente “fare” delle istituzioni per arginare il contagio che sembra non essere d’accordo sul fermarsi né nel nostro Paese né in altre realtà territoriali. Il virus continua nel suo corso devastante che oggi più che mai lascia presagire, purtroppo, un prossimo lockdown totale preavvisandolo con tanti mini lockdown che stanno imperversando da nord a sud dello Stivale a seguito delle considerazioni delle Regioni che vogliono tutelare i propri territori avendo questa “patata bollente” in mano, lanciata dal Governo centrale. Ma, se ovviamente, è compito di tutti fare in modo che si possa circoscrivere la pandemìa, dove ognuno viene “formalmente responsabilizzato” dal Governo nel limitare i propri spostamenti, non si può non notare che il settore dei giochi, compresi i siti legali italiani migliori di casino, è sempre quel mondo che si sta cercando ipocritamente di distruggere.

E lo si fa applicando alle sue imprese una disparità di trattamento di fronte ad altre attività che comportano un rischio maggiore nel tenerle a battenti aperti. Non è che il gioco pubblico si lamenti sempre: è che ogni volta che viene fatta un’ordinanza, in qualsiasi territorio, le prime che vengono colpite, e sopratutto discriminate, sono le attività ludiche come è accaduto nel primo lockdown alle quali è stata imposta una chiusura anticipata, al momento dell’apparizione dell’emergenza, ed un prolungamento non giustificato rispetto ad altre attività indubbiamente più rischiose. Non appare giustificato che soltanto e sempre il settore del gioco, a prescindere dagli investimenti effettuati per adeguarsi ai protocolli di sicurezza richiesti, debba essere l’unico ad essere penalizzato con la chiusura immediata pur avendo caratteristiche che lo rendono più controllato rispetto ad altre attività.

Oltre ovviamente, cosa da tenere molto ben presente per la sicurezza dei cittadini e del territorio, che con la chiusura del gioco legale si lascia il territorio a “disposizione completa del gioco illegale” che vi prospera esponenzialmente in barba alle concessioni statali ed agli operatori legali. Ci si ritrova oggi dopo aver “digerito” ordinanze contenenti decisioni diverse in base ai territori, con il gioco pubblico di nuovo “fermo al palo” e messo in condizioni di non poter ottenere un “cassetto neppure sufficiente a rientrare degli investimenti” che sono stati effettuati per riaprire e da pochissimo tempo. Quindi, dopo i due Dpcm del 13 e 18 ottobre che lasciavano un po’ di respiro alle attività di gioco, seppur condizionate da una valutazione di compatibilità con il territorio riservata esclusivamente alle Regioni, ci si confronta con un blocco totale delle attività ludiche, seppur non avvalorato da una qualsivoglia valutazione motivata adeguatamente e che le configurino responsabili di un aumento dei contagi.

Se non è discriminazione e voler volutamente affossare un settore, come lo si vorrebbe chiamare? E sopratutto di cosa stiamo parlando: quando c’è da “fermare” qualcuno si pensa inevitabilmente prima di tutto a fermare il gioco pubblico e le sue imprese legali. Mentre altri comparti vengono lasciati aperti ed anche tutelati e sostenuti da risorse istituzionali, cosa che ovviamente non accade, neppure in minima parte, all’industria del gioco che non riesce ad usufruire della cassa integrazione seppur “autorizzata” (sulla carta, ma non nella sostanza) anche per il settore ludico, al quale però non riesce ad arrivare. E chissà perché. In ogni caso, ancora oggi non si riesce a comprendere con quale criterio si sia abbattuta la “scure istituzionale” sul mondo dei giochi e delle scommesse sportive seppure il Governo centrale abbia sottolineato che vi deve essere compatibilità tra attività ed andamento epidemiologico sul territorio. Il gioco pubblico ha forse dimostrato qualcosa in contrario?

Al settore proprio non sembra e sinceramente “ci piacerebbe” conoscere le motivazioni che hanno “fomentato” una decisione sulla chiusura totale così esplicita nei confronti del mondo dei giochi: o si chiede troppo? Il Governo centrale con il suo atteggiamento, oltre a non fornire alcun elemento di valutazione per sostenere la diversità di trattamento riservato al gioco pubblico, inserendo la chiusura dei giochi nel Dpcm quasi tende a dimostrare che tali attività rappresentano un ambito pericoloso di diffusione del contagio. E sopratutto che le Linee Guida, che le attività di gioco seguono pedissequamente, non siano adeguate al contenimento del contagio. Questo è veramente inaccettabile anche perché rimangono aperte attività di altro settore che sono meno controllabili di quelle ludiche, cosa che si dovrebbe spiegare agli addetti ai lavori del gioco e del poker: altrimenti si dovrebbe davvero pensare che vengano applicate vere e proprie disparità di trattamento che, poi, si traducono in discriminazioni palesi per il mondo dei giochi.

Ed a questo punto non si può di certo evitare di pensare che in uno stato di diritto imprese legali che agiscono per conto dello Stato a mezzo di concessioni, debbano continuare a subire questi lampanti tentativi di “smantellamento”, neppure ben nascosti, dietro l’emergenza sanitaria. Sembra davvero un piano ben preordinato per portare avanti la battaglia che da tempo una parte dell’Esecutivo combatte nei confronti del gioco pubblico e che risorgono ogni volta che se ne presenta l’occasione. Significa il falso moralismo, il perbenismo e scelte etiche che ci si ostina ad ostentare, seppur senza alcun supporto o valutazione che attesti quanto sia negativo il gioco d’azzardo rispetto a dipendenze ben più gravi come l’alcol, la droga od il fumo delle quali si parla, ma non con la reale consapevolezza che tali argomenti sicuramente richiederebbero. Chissà perché si cavalca sempre il fenomeno del gioco e delle devianze che questo può provocare: non si quantificano quasi mai le percentuali degli incidenti mortali che provoca la droga o l’alcool. Perché?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 8 Novembre 2020 ore 16:00
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