Gioco d’azzardo: Preventivata una perdita di posti di lavoro

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Che il nostro Paese viva in uno stato di perenne crisi economica e finanziaria è un dato di fatto che non si riesce a bypassare, che la disoccupazione sia un problema di enorme dimensione che percorre il territorio da nord a sud dello Stivale è un’altra triste realtà, come lo è senza ombra di dubbio la proiezione di una riduzione di 18mila posti di lavoro nel settore del gioco, compreso il settore dei migliori casino online italiani, preventivata entro il 2022. Questo bel “quadretto” è stato disegnato dal Centro Studi As.Tro, organizzazione di massima serietà, ma dal quale partono inevitabilmente considerazioni di importanza vitale per il mercato del nostro Paese. La più importante è quella che vuole inequivocabilmente controbattere al pensiero di Luigi Di Maio quando afferma che il settore ludico è il meno tassato a livello internazionale. Quanto detto non risponde assolutamente al vero, poiché il gioco si trova con una percentuale di tassazione delle Awp al 74% e delle Vlt al 56%: quindi, si può affermare che questo povero settore ludico sia gravato da un impegno fiscale più che notevole (per usare un eufemismo).

Senza sottolineare ancora una volta che le apparecchiature da intrattenimento non soltanto sono state prese di mira con l’aumento del Preu, ma anche con gli aumenti per i nulla osta per gli apparecchi e la sostituzione del “parco macchine” dovuta alla variazione del payout recentemente mutato: e questo ultimo intervento per gli operatori è stato abbastanza impegnativo. Sembra faccia parte tutto di un piano per rendere le imprese di gioco d’azzardo sempre più deboli e costringendole lentamente a chiudere, mettendo chiaramente a rischio la legalità, ma mantenendo sempre quella mole di tassazione come un capestro sulle attività commerciali. Diventa, quindi, consequenziale che i dati resi noti sulla situazione del gioco facciano una proiezione così nefasta, come la riduzione di 18mila posti di lavoro entro il 2022… se non saranno addirittura di più! E se questi sono i dati provenienti da una fonte più che autorevole, c’è da preoccuparsi veramente sulla permanenza del gioco pubblico sul territorio.

Non bisogna scordarsi che fare impresa necessita di stabilità e programmazione, cose che oggi latitano nel mondo dei giochi. Altrettanto si deve sottolineare, senza la paura di essere smentiti, che questa continua instabilità e questa forma di “altalena” relativa alla presenza del gioco pubblico sul nostro territorio, sembra celare un concetto ideologico del Governo: il gioco è “immorale”, ripetuto come un mantra dal M5S da quando quest’ultimo ha avuto un minimo di voce nella parte politica del nostro Paese. Sembra, infatti, l’aggettivo più gettonato nei confronti del gioco legale ed in virtù del quale sono state emesse norme restrittive ad oltranza, divieti della pubblicità, distanziometri e quant’altro legalmente possibile per “mettersi di traverso” nello svolgimento delle attività commerciali ludiche sul territorio. Si vorrebbe il nostro Stivale libero dal gioco, comprese le scommesse sportive, e dalle sue imprese, nonché dai suoi addetti ai lavori.

Questo risultato sarebbe sicuramente l’ottimale anche per l’attuale Esecutivo Giallo-Rosso che continua ad essere latitante relativamente a qualsiasi richiesta proveniente dal settore ludico e meno che meno per quanto riguarda un promesso riordino dei giochi, mai avvenuto e di cui neppure si parla più. Ma ci si continua anche a domandare: se il Governo non vuole più il gioco sul territorio perché non lo vieta come ha fatto con la pubblicità, così si ritorna in un balzo al proibizionismo degli anni ‘30? Forse, è esattamente questo che si vuole anche se il gioco ha parecchi estimatori che lo frequentano e si divertono senza essere né giocatori problematici, né patologici, ma solo soggetti che si vogliono intrattenere con questi giochi che ormai fanno quasi parte del quotidiano come il mitico caffè. Ma lo Stato, evidentemente, non guarda ai desideri dei propri cittadini, oppure non guarda ai suoi divertimenti, ma si nasconde dietro il concetto di contrastare il gioco problematico, “piaga del secolo ed in mano alla malavita”.

Però, lo stesso Stato non ha il coraggio di “fare questo grande passo” e di far sparire il gioco dal territorio: forse per non perdere voti da parte dei cittadini che lo scelgono, ma sopratutto per gli introiti che lo stesso gioco riesce a produrre ed a versare nelle casse dell’Erario. E qui la moralità, però, “sta a zero”. Meno male che esiste ancora qualcuno che difende il gioco pubblico e che continua a sottolineare che demonizzare ad oltranza il gioco legale non è assolutamente corretto. Il settore è composto da operatori “normali” (e di certo non da criminali) che gestiscono “normali” imprese che si devono confrontare con i dipendenti ed i loro salari, con gli Istituti di Credito, con i fornitori: insomma è un settore di servizi assolutamente normale, anche se delicato, poiché comporta l’uso di danaro. E pensare che, in ogni caso, i vari Governi hanno sempre fatto affidamento sul gioco pubblico perché è uno dei pochi settori che riesce ancora a procurare all’Erario quegli importi “annuali” di cui lo Stato ha necessità per “far quadrare i propri conti” sempre così pericolanti e bisognosi di sostegno (anche alquanto corposo).

Quindi, risulta inverosimile che da un lato si ricorra perennemente al gioco per i “fabbisogni personali dello Stato”, mentre dall’altro lo si voglia far affondare “senza se e senza ma”. Però non si ha il coraggio di farlo nel modo più diretto. Oltre ad essere inverosimile, sembra veramente ipocrita ed incongruente. Ma la politica sa come funziona questo settore ludico? E sopratutto, visto che non lo conosce, perché si accanisce sempre nei confronti delle apparecchiature da intrattenimento e non si rivolge invece agli altri giochi che potrebbero essere tassati senza subire le conseguenze disastrose che stanno distruggendo i gestori degli apparecchi di gioco? Sembra veramente folle continuare in modo così pervicace a perseguitare il gioco pubblico: speriamo vi sia ancora spazio nella manovra per fare un passo indietro, anche se sinceramente si sa già che per il gioco passi indietro non se ne fanno senz’altro. É sempre stato così: decretato un aumento di tassazione… si passa inevitabilmente a riscuoterlo.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 13 Novembre 2019 ore 12:00
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