Gioco d’azzardo legale: Distanziometro di 3 chilometri

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Che dire: “al peggio non c’è mai fine” e considerato che con il gioco, casino on line italiani legali compresi, sembra spesso che le ordinanze o le imposizioni che vengono emesse nei suoi confronti siano arrivati “al fondo” ecco che se ne propone una nuova che lascia gli operatori di quel territorio assolutamente “di stucco”: distanziometro di tre chilometri istituito da un piccolo Comune di quattromila abitanti in provincia di Mantova al posto degli usuali 500 metri statuiti dalla Legge Regionale sul gioco. E meno male che esiste il Consiglio di Stato che, prontamente, lo ha revocato andando incontro alle attività ludiche che altrimenti non avrebbero potuto esistere in quella realtà territoriale. Veramente, bisogna avere una mente alquanto contorta e diabolica se si arriva a pensare ad un provvedimento comunale di questo tipo: oltre tutto in un periodo ove sicuramente il gioco non passa momenti sereni né in relazione al presente, visto che le attività che lo riguardano sono chiuse ormai da tempo, né per il futuro che ancora oggi è alquanto nebuloso.

Infatti, tutto il gioco pubblico è in attesa di conoscere cosa accadrà dopo la fatidica data del 5 marzo prossimo, dove quasi tutte le attività commerciali, forse, potrebbero ripartire. Ma per ritornare a quell’ordinanza piuttosto “bizzarra”, cosa si potrebbe aggiungere per riuscire a comprendere il fare di quel Comune che sicuramente ha nelle sue corde la possibilità di limitare l’apertura di nuove attività di gioco, magari individuando nuovi luoghi sensibili il cui elenco in generale non ha mai fine ed addirittura prevedere un distanziometro di tre chilometri sembra davvero eccessivo special modo se non viene documentato e motivato in modo soddisfacente e realistico. Così il verdetto del Consiglio di Stato ha parzialmente accolto il ricorso straordinario presentato al Presidente della Repubblica, proposto dalla titolare di un bar tabaccheria contro l’ordinanza che disciplina l’accesso ai locali adibiti al gioco d’azzardo con confini piuttosto “limitati”: il richiamato distanziometro di tre chilometri.

E pensare che ci si era posti qualche domanda in relazione ad un’altra ordinanza, questa volta del Comune di Bologna che qualche anno fa imponeva il distanziometro di un chilometro. E sinceramente questo di tre chilometri aumentato in relazione ai 500 metri al massimo previsti dalla Legge Regionale sul gioco ci sembra quasi “un abuso di potere” per usare termini forti: e si traduce, secondo chi scrive, nell’impedire alle attività di gioco e di scommesse di “comparire” su quel preciso territorio mantovano, cosa che appare sicuramente eccessiva. Oltre tutto, il Comune con la sua delibera non ha per nulla spiegato le ragioni di un’ordinanza così severa e proibitiva che appare in deroga del limite massimo dei 500 mt stabilito appunto dalla Legge Regionale. Tale imposizione del limite di tre chilometri, essendo una distanza ragguardevole, per usare un eufemismo, deve avere un preciso supporto frutto di approfondimenti che ne giustifichino l’applicazione e provata tecnicamente: ma di questa documentazione non se ne è trovata alcuna traccia.

Il Comune, successivamente, ha tentato di giustificare la sua decisione sottolineando che è stata assunta a salvaguardia dei luoghi sensibili, ma con una formula “sbrigativa” che è apparsa astratta e troppo generica ai Giudici del Consiglio di Stato che l’hanno considerata, in pratica, un “divieto di esercizio del gioco legale” nel territorio della realtà mantovana conseguente al criterio dell’applicazione del distanziamento utilizzato, ed all’impossibilità pratica di collocare un qualsiasi esercizio di gioco, con le slot machine ad esempio, che rispecchi le distanze dai citati luoghi sensibili: e per questo si ricorda che il paese di cui si parla, che è Medole, ha una superficie di totali 25 chilometri quadrati e poco più di quattromila abitanti. Dove si potrebbe mai collocare un’attività ludica che possibilmente dovrebbe essere in una posizione “visibile” e magari con un passaggio dei residenti che possano vedere questo punto di gioco, così “terribilmente pericoloso”? É proprio in questa impossibilità logistica di collocazione che il Consiglio di Stato ravvede quell’eccesso di potere perché utilizzato per vietare in modo generico l’esercizio di un’attività di gioco sull’intero perimetro comunale.

Come ugualmente gli stessi Giudici non riescono a comprendere quale argomentazione logica possa convogliare alla scelta di questo nuovo corposo limite di distanza relativo alla collocazione delle sale da gioco. Ma con tale suo atteggiamento il Consiglio di Stato non esclude che si possa arrivare addirittura all’imposizione di questo irragionevole distanziometro che con il parere dello stesso CdS è stato censurato: ma la decisione del Comune deve offrire ed essere sostenuta ed accompagnata da un’istruttoria tecnica approfondita e dettagliata, sopratutto basata su elementi di fatto accertati e riscontrabili da cui si possa evincere la pericolosità dell’apertura di un attività gioco, o di poker, con la conseguente applicazione del nuovo corposo limite di distanza per la collocazione delle sale da gioco. Ma ciò che è stato proposto e prodotto dal Comune non è per nulla soddisfacente e rassicurante ed assolutamente insufficiente a supportare la decisione assunta considerato il tenore dei termini che contiene. Proprio per questo il ricorso è stato accolto ed annullata l’ordinanza che lo riguarda.

Cosa si può ancora aggiungere sulle “stranezze” che si aggirano attorno al mondo del gioco pubblico ed alle sue attività che continuano ad essere prese di mira dagli Enti Locali e dalle Regioni? Evidentemente come “punizione relativa alla loro esistenza” per qualcuno non basta la chiusura imposta alle attività in modo indiscriminato e senza un’attenta valutazione da parte del vecchio Esecutivo durante l’emergenza sanitaria: chiusure che ancora oggi perdurano e che obbligano tante piccole e medie imprese di gioco ad abbassare le saracinesche in modo definitivo. Quando ripartiranno le diverse attività commerciali, e quindi anche quelle del gioco e del bingo, ecco che queste ultime oltre trovarsi a dover recuperare i più di 200 giorni di chiusura, si dovranno confrontare nuovamente con le “vecchie” ordinanze, i vecchi distanziometri, le vecchie fasce orarie di accensione degli apparecchi. Quindi, si presenta all’orizzonte una nuova vita per un nuovo popolo di giocatori, ma con vecchi problemi che busseranno sempre alla porta del gioco: a meno che il nuovo Governo non faccia qualche miracolo che, a quanto pare, tanti si aspettano.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 23 Febbraio 2021 ore 12:14
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