Gioco d’azzardo legale: Critiche al Governo

gioco azzardo critica il governo

Il popolo italico è ancora in panico, a volte anche estremo, e non ci sarebbe da stupirsi poiché vi è stato convogliato anche dalle dichiarazioni e dal fare del Governo che non è riuscito a trasmettere inequivocabilmente sicurezza, ma anzi ha contributo ad inculcarlo nella popolazione che si è comportata di conseguenza: ed i risultati non sono stati i migliori, anzi. La poca chiarezza sul Coronavirus e l’ambiguità di talune dichiarazioni istituzionali hanno creato veramente tanti punti di domanda nelle menti dei cittadini che non hanno trovato meglio da fare se non riversarsi nei supermercati per dare fondo alle scorte approvvigionandosi come “al tempo di guerra”. E di questo si deve proprio incolpare il Governo, che ancora una volta non è stato all’altezza di affrontare con pacatezza l’inizio di questa epidemia: il panico generale è così la sua peggior sconfitta che si dovrebbe arginare subito, come si sta troppo timidamente cercando di fare, se non si vogliono raccogliere risultati ancora peggiori.

Il dato di fatto è che è stato colpito principalmente il nord Italia e l’emergenza ha toccato anche il gioco ed i migliori casino: è stato chiuso, infatti, come è ovvio il Casinò di Venezia accompagnato da tutti i locali di intrattenimento ludico e dagli altri esercizi che si spera piano piano ritorneranno alla normalità, anche se questo brutto colpo per la nostra economia sicuramente non ci voleva. E, sopratutto, non ci voleva il Coronavirus proprio nella prossimità del periodo primaverile che di solito offre ponti e la ricorrenza della Pasqua, eventi che portano nel nostro Paese tantissimi stranieri e turisti italiani che si spostano per visitare “le nostre bellezze”. E tra le bellezze non si può sicuramente offrire il Coronavirus con tutte le sue conseguenze. Il turismo, senza dubbio, sarà il settore più colpito, accompagnato dal gioco come sano intrattenimento, e quindi quello senza vincita di danaro, che oltre che di luce propria vive in riflesso della luce proveniente appunto dal turismo.

In questi giorni si sta parlando di Paese in crisi e di richieste di sostegno sottoposte al Governo da parte delle imprese per sostenere l’impatto economico del Coronavirus che ha obbligato alla chiusura delle scuole, degli esercizi in generale e di tantissime imprese come accade solitamente nell’occasioni di “calamità naturali”. Le categorie toccate sono quasi tutte, di conseguenza il Governo dovrà forzatamente studiare qualcosa per sostenere la nostra economia: c’è solo da sperare che, come di consueto, non si ricorra ancora una volta al gioco d’azzardo pubblico che viene sempre “tirato in mezzo” quando si devono recuperare “risorse inaspettate”. Ma questa volta non sarà possibile in quanto proprio il gioco sembra essere uno di quelli più penalizzati in quanto già era in una situazione precaria prima del Coronavirus: figuriamoci con queste chiusure obbligate per prevenire il contagio. Interventi e misure di sicurezza rispettate dal settore ludico con senso di responsabilità, ma aggravate come comincia a vociferarsi troppo, da una comunicazione a volte non univoca e che ha portato, per molti versi, all’eccessivo allarmismo.

Questo atteggiamento, e gli interventi effettuati dal Governo in modo così eclatante, ma senza essere accompagnati da dichiarazioni trasparenti, hanno prodotto inevitabilmente una sorte di psicosi e di paura tra i cittadini a livelli poco arginabili. Bisognava, senz’altro, essere più cauti nel comunicare la situazione sanitaria, facendo sentire la presenza del Governo, prima di tutto, ma non come se si fosse in presenza di qualcosa di incontrollabile. A causa di ciò, e con una gestione non proprio perfetta dell’emergenza, tutti i settori ora devono confrontarsi con i danni ma, sopratutto, anche con la tempistica che dovrebbe riportare l’economia alla normalità, impegno ed obbiettivo alquanto difficile da valutare e da raggiungere. Ancora si sa ben poco del Coronavirus ed il vaccino non c’è, almeno per il momento, anche se sembra che gli scienziati americani siano ad un buon punto, ma il cammino da fare è ancora lungo e difficoltoso: quindi, preventivare la fine di questo incubo è impossibile.

Si percepisce che c’è paura, poca chiarezza, poche informazioni scientifiche precise dei virologi e dai ricercatori: non si riesce a far arrivare al pubblico notizie che possano rassicurare e far prevedere “un nuovo inizio delle nostre ‘vecchie abitudini’ quotidiane”. Tutti sembrano porsi le domande più strane come sospinti da una immensa ansia che fa vedere le soluzioni con poca lucidità e percepire soltanto paura anche se si continua a sottolineare che la mortalità riscontrata nel nostro Paese non è da attribuirsi soltanto al Coronavirus, ma anche allo stato di salute delle persone contagiate, magari già debilitate dall’età e da patologie pregresse. Ma, parlando dei danni provocati da questa situazione alle imprese, si deve quantificare che il mondo del gioco fa le sue previsioni circa le perdite che si dovranno affrontare e relative al primo quadrimestre del 2020: la cifra si attesta sui 2 miliardi di euro di fatturato, aggravata dai rischi per l’occupazione di circa 20mila posti di lavoro.

E queste pessime previsioni per il settore ludico, non sono da attribuire soltanto alle ordinanze governative di chiusura delle imprese che operano nelle zone rosse, ma anche (e forse sopratutto) all’effetto della psicosi che si è scatenata nella cittadinanza che colpisce tutto il nostro italico territorio. Purtroppo, le immagini che arrivano ancora oggi dai paesi e dalle città deserti non lasciano presagire nulla di buono, anzi, lanciano veramente un pessimo segnale su quello che accadrà nel periodo estivo. É evidente che non può essere solo il gioco pubblico che rischia mesi pessimi, poiché l’insieme della mancanza del turismo ed il crollo dei consumi sta determinando per tutti le attività una riduzione che arriva a sfiorare il 70-80% dei fatturati. Ci si trova nel pieno di una crisi economica ancora da quantificare, ma che le istituzioni dovrebbero cercare di fronteggiare, mettendo in campo una serissima e corposa campagna per consolidare la sicurezza sanitaria nel nostro Paese. Ma si deve intervenire “presto e bene”, anche se ormai si sa che “non vanno mai bene insieme”: in questo caso, però, bisogna provarci assolutamente alla faccia degli aforismi.

22 Marzo, 2020: •
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