Gioco d’azzardo: Immensa fiducia nel Premier Draghi

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L’immensa fiducia che tutta l’industria del gioco e dei casino migliori ha dichiarato nei confronti di Mario Draghi ormai si ripete in tutti gli accorgimenti o strategie che il suo Governo mette in atto. Non da ultimo, naturalmente, lo strumento del Green Pass tanto odiato quanto discusso che, però, ha dalla sua parte il risultato più che valido di tenere le aziende aperte ed una parvenza di movimentazione dei mercati in ogni settore. Chissà se davvero è merito della certificazione, accomunata ai “benefici” del vaccino, oppure se la potenza dei virus, come qualcuno aveva anticipato ma che era stato per questo deriso, si sta assottigliando lasciando soltanto la scia del disagio economico e personale per tutte le realtà coinvolte e per tutte le imprese. Tante, purtroppo, hanno dovuto chiudere dietro questo immenso degrado economico che i diversi settori hanno subito e, quasi indistintamente, questi ultimi si sono dovuti piegare alla forza immane dello tzunami pandemico.

In modo particolare le piccole e medie imprese che non potevano avere sicuramente tante riserve economiche a cui attingere in attesa del passaggio dell’emergenza che il virus, insieme alle sue varianti mutevoli, ci ha fatto conoscere. Così, dopo tante peripezie economiche e non, le attività commerciali si stanno riaffacciando al mercato e riabbracciando la propria utenza in cerca sempre di quel famoso ritorno alla normalità che quasi per tutti sembra comunque attuabile seppur con qualche diversità. Invece, per il gioco d’azzardo riacquistare la “vera normalità” sembra ancora rappresentare una chimera dato che l’elemento importante di questa “vera normalità” sembrerebbe essere il riordino nazionale dell’intero settore che non farebbe sicuramente tornare il gioco al pre-Coronavirus che servirebbe ben a poco, ma farebbe invece riaffacciare finalmente il mondo ludico ad una tranquillità che non “frequenta” da anni a causa della vecchia “Questione Territoriale” che solo il riordino potrebbe “annientare”.

Ed è proprio questo, il riordino, che il settore del gioco si aspetta dal Governo Draghi che l’ha più volte promesso durante la pandemìa, anche a mezzo del suo (allora) rappresentante Claudio Durigon, durante le svariate manifestazioni di tutto il mondo dei giochi e delle scommesse sportive che si era unito, come un sol uomo, presentandosi in piazza proprio per sostenere la nascita di questo tanto agognato riordino di cui il settore necessita assolutamente e che non è davvero più procrastinabile. Ed è questo il vero obbiettivo per arrivare alla “vera normalità” di tutte le attività del gioco la cui caparbietà nel riprendersi dopo l’emergenza pandemica è meritevole, ma non sufficiente se poi si frappongono tra la ripresa ed un nuovo inizio le famigerate Leggi Regionali “capestro” che soltanto il riordino nazionale dell’intero settore può armonizzare e rendere univoche su tutto il territorio: uno strumento che abbia “un’unica interpretazione” e non soggetto alle tante visioni che oggi vengono usate dai vari TAR cui gli operatori del gioco sono costretti a rivolgersi.

Dopo le tante promesse istituzionali, ed i tanti colloqui intervenuti anche con le associazioni di categoria, l’intero settore aveva cominciato davvero a “sognare” che il riordino potesse essere realtà: purtroppo e non come succede nelle belle favole, sembra essere rimasto a livello di sogno che non può accompagnare la ripresa delle attività ludiche e del poker online verso un nuovo orizzonte. Senza il riordino, un settore industriale importante e fondamentale per l’economia del Paese, ma anche per la tutela dei cittadini e la salvaguardia della legalità sui vari territori, andrebbe verso un disastro totale: cosa assai disdicevole sia per le stesse imprese di gioco che per i suoi 150mila lavoratori, ma anche per le casse dell’Erario che non vedrebbero più quelle risorse risultate indispensabili negli anni e che non possono essere raggiunte con una così precaria regolamentazione come quella che oggi norma il settore. E non solo, tale situazione di non gestione del gioco pubblico aumenta in modo spropositato la potenza del gioco illegale e della criminalità.

Entrambe queste cose, in un momento difficilissimo come quello attuale sarebbero deleterie, oltre che estremamente pericolose, per tutto il Paese e per i cittadini: è proprio per questo che il mondo dei giochi crede, anzi spera vivamente, che il Premier Draghi intervenga con il suo Governo per mettere un punto fermo a favore delle sue “Riserve di Stato”, dia il via al riordino nazionale dell’intero settore in modo da far proseguire il cammino del gioco pubblico sulla strada della tutela della legalità e della sicurezza, come rappresentante dello Stato. Ciò per dare sicurezza a tutto il settore ed ai suoi lavoratori, per dare un aiuto alla ripresa dell’economia del Paese ed un aiuto alle casse erariali che oggi hanno bisogno del sostegno di tutti i settori compreso, quello che rappresenta i prodotti di Stato su tutto il territorio. Mario Draghi deve vedere in modo assoluto questa opportunità per i giochi e non può, per la pragmaticità che lo contraddistingue, non intuire che il percorso giusto per l’intero settore sia quello di riordinarlo completamente.

Ridistribuire i suoi punti in modo omogeneo, spingere tutta l’industria del gioco a rendere i giochi più sicuri ed i giocatori così più tutelati. Il gioco pubblico per raggiungere una “vera normalità” deve contemplare tutto questo ed oggi soltanto il Governo centrale ha la possibilità di accentrarsi queste decisioni e varare questo benedetto riordino anche in fondo per un suo tornaconto “personale” (e che non è poco). Ma, a modesto parere di chi scrive, il compito del Premier è più complesso: dovrebbe finalmente far comprendere che il settore del gioco, bingo online compreso, andrebbe vissuto, come accade in tanti altri Paesi, in modo semplice e scorrevole come un qualsiasi altro settore di servizi. Qui, invece, non accade da anni ed in modo particolare quando il Paese era gestito da un “Governo a quattro mani” che ha cercato di inculcare all’opinione pubblica che il settore ludico fosse immorale ed approfittatore delle altrui disgrazie: questo Draghi non dovrebbe più permetterlo. Non si può continuare a pensare e trattare le “Riserve di Stato” come un settore di malviventi gestito da criminali: ritornare alla “vera normalità” significa rappresentare lo Stato per concessione e questo deve assolutamente tornare a significare qualcosa.

Data Pubblicazione: 3 Novembre 2021 ore 18:00

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