Il rapporto tra il mondo dei Giochi ed il Governo non esiste

rapporto tra gioco e stato non esiste

“Ci piace” oggi sottolineare qualche “cosetta” che dovrebbe essere il fulcro attorno al quale “girano i rapporti” tra le istituzioni ed un determinato settore (ma per un momento dimentichiamoci di quello del gioco pubblico e dei casino migliori legali): in altri Stati al di fuori del nostro, i settori “importanti” di un determinato Paese viaggiano “a braccetto” con le istituzioni per proporre, insieme, qualcosa di positivo per il sociale di quei territori, seppur usando le risorse che da quel preciso settore vengono prelevate dal Governo (di quel territorio). Di conseguenza, i vari Governi centrali hanno come politica, generalmente, di tenere ben presenti le esigenze dei propri cittadini, sopratutto la loro occupazione che rende tranquilla la popolazione che risulta serena ed ottimista per il proprio futuro avendo un posto di lavoro fisso, poi, ovviamente, si cerca di sfruttare alla meglio le risorse che vengono ricavate dai settori commerciali più appetibili per la ricerca scientifica, per il sociale, per la ristrutturazione dei monumenti, per migliorare le varie città.

Alla fine, e solo alla fine, ciò che “rimane” viene introitato dai vari Governi “chiamati virtuosi” nelle casse statali e fatti… girare. Quindi, l’obbiettivo primario, le varie regolamentazioni dei settori più “promettenti” ed utili andrebbero fatte con questa “scaletta di interessi” e non certamente partendo dall’interesse primario del Governo di questo o quel Paese per fare “unicamente cassa”: questo appare, invece, il primario interesse del nostro Paese. Ora considerato, assodato e dichiarato, ma non da parte di chi scrive che non ne ha ovviamente titolo, ma da parte di economisti affermati che il gioco pubblico italiano rappresenta la “terza economia nazionale” nasce spontanea una domanda: “Perché mai il nostro Governo Giallo-Verde fa proprio “orecchie da mercante” nei confronti di tutte le esigenze del mondo ludico ed ha scelto di ‘non decidere”’nulla di positivo nei suoi confronti, ma solo interventi e provvedimenti che vanno ad osteggiarlo”?

Questo rimarrà veramente un bel “busillis” da risolvere perché non si riesce a venirne a capo e, poi, sopratutto perché nessuno dà una risposta esaustiva, che tale si possa chiamare. Da una parte, il gioco pubblico viene additato come la causa di tutti i mali di questa e delle generazioni future, è immorale, specula sulla disperazione dei giocatori, porta via tutti i beni passati, presenti e futuri di chi osa cimentarsi con una scommessa od una “macchinetta slot machine da bar”… e via di seguito. Dall’altra, si impone un divieto assoluto di pubblicità al gioco in qualsiasi forma ed, infine, in una terza ipotesi si mettono comunque a bilancio gli introiti presenti ed anche futuri provenienti dal gioco e che si spera arrivino da questo “mondo immorale”. Delle due l’una: o la politica del Governo del Cambiamento vive in continua e perenne menzogna, incongruenza e mala fede oppure non sa, o non vuole decidere proprio, da che parte stare.

Così fa finta di non sentire tutte le lamentele che si alzano dal settore dei giochi, dalle manifestazioni che vengono organizzate per cercare un confronto con le istituzioni, anzi con l’istituzione centrale: continua a promettere incontri e riordini di cui non c’è alcuna traccia, praticamente “prendendo in giro” (per usare un eufemismo) tutte le associazioni che via via si sono rivolte all’Esecutivo Giallo-Verde per chiedere soltanto di essere ascoltati. Tutto tace. Il gioco continua a vivere “miseramente” la sua vita commerciale, dribblando le restrizioni che vengono imposte e sulle quali nessuno del Governo centrale interviene. E così si assiste prima alla pronuncia della sentenza del Consiglio di Stato che ritiene per quanto riguarda il territorio della Provincia di Bolzano che il divieto sul 95% del territorio di installare qualsiasi attività di gioco non costituisca affatto un “effetto espulsivo” per queste ultime.

Seguitando, poi, con il Tar di Milano che ritiene, nonostante si sia prodotta documentazione dalla quale si evince che sia i distanziometri che le fasce di accensione, alternate o limitate delle apparecchiature da intrattenimento, non raggiungono l’obbiettivo ed il risultato di contrastare il gioco problematico, che “limitare, diminuire e contrastare l’offerta di gioco” mette il giocatore nella condizione di essere meno sollecitato ed incitato a giocare! Tutto ciò è il risultato, qualora ancora qualcuno delle alte sfere non lo comprenda o non lo voglia comprendere, della latitanza del Governo Giallo-Verde nel riordinare a livello nazionale il mondo dei giochi, rimodernarlo in relazione al mercato attuale, quindi, comprendendovi anche l’online, territorio dei più giovani, ridistribuirlo e migliorarlo nella esposizione del prodotto ai giocatori. In fondo, l’Esecutivo dovrebbe pure fare qualcosa per “le sue riserve di Stato” che lo rappresentano ed agiscono per “suo nome e conto”! Emerge, senza dubbio, da queste righe che tra le “decisioni politiche” e le sentenze questo mese di marzo verrà veramente ricordato come un mese “horribilis” per il gioco pubblico.

E questo nonostante il risultato offerto da Enada Primavera che è stata in grado di mostrare che l’industria del gioco è ancora viva e non vuole assolutamente né cedere né arrendersi. Il Governo ha messo in atto, invece, “mancate politiche” caratterizzate in modo particolare dai repentini ed ulteriori aumenti della tassazione che, oltretutto, non sono accompagnati dalla più volte annunciata riforma. Quindi, si lascia che tutto proceda da sé, che il gioco pubblico si dibatta in situazioni che lo stanno portando al collasso. E non solo: con questo “atteggiamento politico di noncuranza” delle aspettative di tante imprese di gioco, di tantissimi operatori e di altrettanti dipendenti, l’Esecutivo Giallo-Verde lascia che si installi nella mente di chi partecipa al mondo del gioco pubblico il concetto che la riforma del gioco è diventata “ancora una volta una nuova chimera” e che si ritorni, inevitabilmente al momento dell’accordo in Conferenza Unificata dove la riforma del settore, invece, sembrava veramente vicina: auspicata da tutti i componenti, compreso persino lo Stato, in quel tempo rappresentato per i giochi dal sottosegretario Baretta che ha messo in campo tanti sforzi che si sono sciolti come neve al sole… quasi come il futuro prossimo di tutta la filiera del gioco pubblico!

Marzo 30, 2019: •
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