Gioco e Coronavirus: Un connubio davvero difficile

gioco e coronavirus rapporto difficile

Non è vero che l’emergenza epidemiologica è del tutto negativa! Per quel che riguarda il gioco ed i siti migliori di casino legali italiani, special modo, è riuscita a mettere d’accordo la politica nell’effettuare la totale chiusura delle attività del settore proprio contrariamente a ciò che accade quando si impongono le diverse norme Regionali che lo riguardano. Infatti, i territori non riescono ad emettere ordinanze uniformi ed il mondo dei giochi viene trattato in modo diverso nei vari territori di pertinenza: tutti, chi più e chi meno ostacolano il gioco, ma la sua regolamentazione non è mai omogenea ed il giocatore non sa quasi mai dove e quando può giocare se per caso si sposta da una Regione all’altra. Non è un dramma per nessuno, evidentemente, ma almeno questo periodo emergenziale ha fatto trovare tutti d’accordo: il gioco, ovunque, si chiude e poi che ne sarà delle imprese e dei relativi dipendenti… si vedrà. Aspettando, come è giusto che sia, i famigerati “ristori” a sostegno di tutte le attività che hanno subito tale provvedimento.

Quindi, che continui questa nuova diatriba cromatica tra “giallo”, “rosso” od arancione per il gioco non cambia nulla: le sue attività sono chiuse e l’unica speranza è quella che questo periodaccio finisca quanto prima e che si riaprano le finestre della speranza per tornare al lavoro accogliendo i giocatori, seppur con tutte le restrizioni imposte dai protocolli per il contrasto del contagio, che gli addetti ai lavori avevano rigorosamente applicato in modo responsabile, come tanti altri settori, e non creando focolai di infezione in alcun punto di gioco d’azzardo. Oggi, purtroppo, forse svanisce la possibilità che gli esercenti possano tenere aperte le attività durante il periodo natalizio visto l’incedere prepotente e devastante della pandemìa che non sta lasciando tregua, sopratutto quando ci ha trovato di nuovo impreparati al suo secondo passaggio: cosa che non avrebbe assolutamente dovuto accadere.

Lo svanire del lavoro che si potrebbe sviluppare nelle settimane del Natale è un’altra profonda ferita perché quel periodo dell’anno a volte riesce a salvare i bilanci delle attività commerciali. Ma tant’è: tra aperture e “chiusure a tempo” o totali che si susseguono con una velocità assurda, oltre che difficili da seguire poiché a volte gli operatori non hanno il tempo di adeguarsi ai diktat istituzionali, è sin troppo evidente che ci si aspetta il tanto temuto lockdown generale che però sembra essere l’unico strumento valido per poter davvero contrastare l’espandersi dei contagi. Purtroppo, le persone sono stanche di tutto questo ruotare di Dpcm e forse in cuor loro avrebbero preferito subito un totale lockdown per cercare di uscire prima da una situazione sanitaria già al collasso e che trasmette timore ed insicurezza. Sicuramente, in questi giorni è cresciuta la paura di ammalarsi, anche non di Coronavirus, perché ciò che viene trasmesso con i servizi giornalistici attorno agli ospedali, onestamente, non sembra degno di un Paese civile e neppure segnala che siamo nel 2020 e che non viviamo nel Terzo Mondo.

Non è stato fatto ciò che si doveva invece preparare ed organizzare e questo è intollerabile oltre ad essere estremamente pericoloso per tutti. Evidentemente, chi doveva decidere qualcosa non l’ha fatto, chi gestisce il Paese doveva avere un occhio più lungimirante ed orecchie ben tese per sentire il polso della cittadinanza e delle imprese: ma questo Esecutivo non pare tanto propenso ad ascoltare, ma nemmeno a trarre esperienza da ciò che si è vissuto in primavera con tanto dolore. Invece, il mondo del gioco, scommesse sportive comprese, è riuscito ad accomunare il parere di tutti ed il settore è lì, fermo, immobile e chiuso senza introiti ed attualmente senza un futuro da programmare insieme alle sue imprese ed ai suoi lavoratori. Ma nel vivere questa situazione negativa, il settore ludico è compatto, anzi non è mai stato così coeso per sottoporre al Governo centrale le sue esigenze, le sue perplessità circa la valutazione della chiusura di tutte le sue attività, quasi si volesse cancellare con “l’occasione epidemiologica” le imprese del settore.

E nonostante quest’ultimo sia un insieme che ha sostenuto le casse erariali ed i bilanci statali per lungo tempo: ed anche questo Esecutivo ne ha usufruito, indipendentemente che il gioco sia “immorale ed approfittatore”. É fuori di dubbio, in ogni caso, che il mondo dei giochi si prepara ad affrontare sfide quasi insormontabili nel prossimo immediato futuro che sicuramente spera di avere: una rivoluzione normativa che la politica dovrebbe affrontare finalmente con il riordino nazionale dell’intero settore ludico ed anche una ristrutturazione di tutta la sua industria che potrebbe approfittare di un lockdown forzoso per raccogliere le idee sia per riorganizzarsi che per gestire con intelligenza la nuova ripartenza. Tutto contornato di speranza che si possano riaprire i battenti e che si possa frenare l’incedere della pandemìa pur rendendoci conto che “nulla sarà come prima” e raccogliendo davvero tutti i piccoli pezzi in cui il settore è stato costretto a frammentarsi.

Ci vorrà tutta la forza possibile per rimettersi subito in corsa per recuperare il tempo perduto a causa della pandemìa, delle incomprensioni, delle valutazioni errate ma, sopratutto, per fronteggiare le inevitabili “sorprese” che il nuovo mercato sottoporrà al settore ludico, e non solo a quello. Bisognerà constatare se, anche a pandemìa affrontata o magari condivisa, l’unione di intenti contro il gioco sarà sempre presente oppure se ciò che oggi viene negato dal caos epidemiologico verrà reso possibile, ma con certezze e con prospettive di cui tutta l’industria del gioco ha necessità per rialzare la testa. Ma senza dimenticare che le stesse imprese ludiche, ancor prima di oggi, erano barcollanti per le tante restrizioni messe in atto nei suoi confronti e vivevano già in una situazione di certo non radiosa. Chi si dimentica dell’aumento del Preu, della cancellazione totale della pubblicità e dell’aumento del prelievo sull’online? Ed ancora l’arduo inasprimento della leva fiscale sempre sugli apparecchi di gioco, slot machine, come mezzo per reperire nuove risorse. Quindi, il mondo dei giochi aveva già affrontato “sfide difficili” che andranno a sommarsi all’attuale situazione dei mercati, anch’essa non certo rosea, “pimpante” e propositiva.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 26 Novembre 2020 ore 15:15
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