Gioco: Anche la pubblicità progresso verrà bloccata

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Nel nuovo Governo del Cambiamento, ancora, non si era arrivati a riordinare il gioco pubblico, oppure occuparsene seppur lontanamente, ma già si è, purtroppo, arrivati al divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Quindi, quel vecchio slogan che accompagnava la pubblicità è diventato ancor di più obsoleto dopo il Decreto Dignità e quello che contiene relativamente al divieto della stessa pubblicità. Quello che si intende con “Pubblicità progresso” non era abbinato essenzialmente ad una forma specifica per un determinato prodotto, ma un riferimento a quelle campagne di comunicazione che hanno ed avevano lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su problematiche di carattere sociale, spesso morale e civile, che riguardano la comunità intera e, quindi, tutti i cittadini.

La forma pubblicitaria “sociale” è una realtà di cui si è tornato a parlare, ed anche molto, recentemente a causa di alcuni “scivoloni” cui purtroppo era incappato il Ministero della Salute (quello della precedente Legislatura) lanciando campagne prima sponsorizzate e dopo ritirate sul Fertility Day a cui si è contrapposta quella invece ottima realizzata dall’Associazione Onlus Famiglie SMA con uno spot con Checco Zalone: “pubblicità”, quella, veramente “progresso” e segno evidente delle difficoltà che ancora esistono nel nostro Paese nell’affrontare questo tipo di attività. Tutte campagne, come quella della donazione del sangue, per la difesa del verde e quella per il fumo che potrebbero rappresentare un esempio per i “pubblicitari di oggi”.

É ovvio che venga anche in mente il tema del gioco d’azzardo ed il rischio della sua dipendenza di cui si parla in modo sempre più impegnativo negli ultimi anni, particolarmente in politica: nonostante tutto questo gran parlare intorno al gioco, che a volte ha raggiunto toni “piuttosto accesi”, non si è mai pensato di dedicare una “pubblicità progresso” proprio e precisamente al settore ludico, chissà poi perché. Eppure è stato sbandierato da tutti i gruppi politici che si tratta di un fenomeno sociale “senza precedenti”, forse addirittura più del fumo o più dell’alcool. Una pubblicità contro questa dipendenza, come è già stato fatto in altri settori, potrebbe raggiungere un ottimo risultato, mentre invece si è passati direttamente al divieto totale di ogni forma di pubblicità e comunicazione del gioco, addirittura anche in modo indiretto.

E questo significa che, salvo diverse specifiche che potrebbero “illuminare le nostre menti”, una società di gioco non potrebbe fare una campagna sociale, quella che seguendo le righe di questo articolo, si potrebbe chiamare “pubblicità progresso”, accompagnata al proprio marchio, senza ricadere nell’ambito della pubblicità indiretta, prevista dal provvedimento Dignità. Se non è un paradosso questo che meriterebbe veramente di essere disquisito, di che cosa si sta parlando? Non bisogna dimenticare che qualche anno fa era stata proprio l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, sotto la guida dell’ex Direttore Generale Giuliano Ferrara, a commissionare uno spot con il chiaro scopo finale di promuovere il gioco responsabile e mirare l’attenzione sul divieto del gioco ai minori: era stato un timido tentativo di una campagna di comunicazione sociale.

Peccato che in quel caso il risultato si fosse dimostrato un fiasco colossale e lo spot venne subito cancellato e ritirato dalla programmazione, dopo una levata di scudi generale, poiché l’ambientazione fu ritenuta assolutamente fuori luogo. Si trattava di uno spot con un ragazzo, divenuto maggiorenne, che condivideva con il padre la “sua prima volta di gioco” con un prodotto di Stato: il tutto contornato da un richiamo al gioco legale ed alla consapevolezza del gioco anche nei casino online. Allora, i più ci avevano intravisto un richiamo al gioco, particolarmente indirizzato ai più giovani ed alla loro “prima volta”: il risultato ottenuto fu un vero e proprio autogol, meno eclatante però di quello “segnato” dal Ministero della Salute nella promozione del Fertility Day a sfondo razzista e lontano dall’antica e scioccante campagna contro l’Aids che ha terrorizzato un’intera generazione con la sua musica da “vero incubo” contornata da aloni viola, ancora più scioccanti, e dall’esito pessimo per quanto riguarda la comunicazione sociale.

Sono state certamente brutte esperienze sotto ogni punto di vista, ma quello che oggi continua a stupire è che invece di pensare alla promozione del gioco responsabile, oppure ad informare sul rischio di un eventuale abuso del gioco, si sia deciso di dirigere il percorso verso un divieto assoluto. Divieto che rischia di andare onestamente in senso completamente contrario alla cultura del gioco responsabile, aggiungendo un ulteriore rischio: quello di confondere e rendere indistinguibile un’offerta lecita da quella illegale che, purtroppo, è ancora largamente presente sul nostro italico territorio, nonostante la presenza delle Forze dell’Ordine che di continuo effettuano monitoraggi e controlli.

Ed ancora quello che appare veramente strano è che questo Decreto Dignità, ed il divieto alla pubblicità che contiene, sia rimasto “discussione circoscritta” al mondo del gaming e di riflesso a quello dello sport che usufruisce della pubblicità del gioco, mentre avrebbe dovuto diventare un argomento di dominio pubblico: ma così non è, purtroppo. E questo lascia intendere quanto il gioco sia un settore particolare: a volte viene enfatizzato, a volte discriminato ed a volte sottovalutato, mentre viene “esclusivamente ben considerato” quando dallo stesso si “prelevano le risorse” per la quadratura del bilancio statale!

Probabilmente, è per questo che l’associazione Logico che tutela gli operatori del gioco online, ha lanciato una campagna pubblicitaria sfruttando gli spazi ancora possibili in virtù della validità dei contratti in essere, per provare a sensibilizzare l’opinione pubblica proprio sugli aspetti elencati poc’anzi e sull’importanza del gioco legale, responsabile e consapevole, sottolineando quanto fosse importante una informazione ed una comunicazione fatta in modo adeguato. Certamente, è una piccola cosa che ha trovato spazi “minori” rispetto a quella maxi campagna “anti-gioco” che viene promossa sui social e sui media da parte del Governo del Cambiamento anche se questo non vi è dubbio che denoti un evidente paradosso che recentemente si manifesta quando si parla di politica e di gioco d’azzardo (oltretutto) pubblico.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 13 Settembre 2018 ore 10:50
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