Forse il Governo gioca sulla pelle del gioco d’azzardo

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Sinceramente, il futuro del mondo del gioco d’azzardo, ed anche quello dei casino online con soldi veri, sembra essere seduto su di un’altalena: un giorno si promette il riordino, l’altro no. Un giorno niente tassazione più di quella già avvenuta, il giorno successivo no. Quindi, non si comprende se sia proprio l’Esecutivo (non importa di che colore sia) a giocare d’azzardo con lo stesso gioco, ma anche con i suoi cittadini. Perché? Primo perché il Governo precedente, quello Giallo-Verde per intenderci, o voleva in modo proibizionistico dall’origine, cancellare il gioco dall’italico territorio perché immorale (ma per dare una sorta di “zuccherino” con l’ingresso sul mercato del divieto della pubblicità ne prometteva il riordino), poi quello Giallo-Rosso “insinuava” aumenti di tassazione, mettendo senza dubbio angoscia in tutta la filiera del gioco, ma prometteva sempre il suo riordino. Oggi, voci più recenti, non parlano più di riordino, ma tornano a parlare di aumenti delle tasse sul gioco pubblico per far quadrare, tanto per cambiare, la prossima Legge di Bilancio: mettendo così lo Stato in condizione di essere “assolutamente dipendente” dalle risorse del settore ludico.

E non solo: mettendo anche queste future, probabili risorse a garanzia davanti alla Commissione Europea. In pratica sconfessando, ma solo a parole come già successo con i Governi precedenti, di voler ridimensionare in maniera forte il gioco d’azzardo, ma in pratica sperando che i cittadini italiani continuino sempre di più a giocare per avere sempre più risorse a disposizione. Rebus sic stantibus: gioco sì o gioco no? Cosa dice davvero il Governo Giallo-Rosso mentre parla di un futuro della nostra economia, probabilmente bluffando ed azzardando in quasi tutto ciò che dice? Quindi, ancora, si parla di nuova tassazione, ma non della promessa del suo riordino: quell’argomento sparisce da ogni discorso della politica ed oggi si può forse affermare che era stato messo sul piatto proprio per dare un “contentino” all’industria del gioco quando si è parlato appunto di nuovi aumenti da applicare al settore. Se non è un modo di “giocare assolutamente azzardato” da parte del Governo, come lo si potrebbe chiamare?

Certamente, una chiara e netta presa in giro di tutta la filiera che in fondo chiede solo di avere un settore vivibile, sostenibile, utile per le professioni che è riuscito ad “inventare”, ma senza dubbio settore tra i più tassati a livello europeo. Ma, sopratutto, un settore serio e che non sia costretto a vivere con una normativa che si sovrappone e si “duplica” di Regione in Regione, e con quella “questione territoriale” che sta impedendo lo sviluppo dell’intera filiera perché non consente l’assegnazione di nuove concessioni in qualsiasi segmento si guardi. Se, poi, non si delimitano precisamente gli spazi dove si possono collocare nuovi posti di gioco, automaticamente non si possono rilasciare concessioni ed autorizzazioni. Quindi, è lo Stato che ha necessità del gioco pubblico od il gioco pubblico che ha bisogno dello Stato?

Chissà se qualcuno vorrà rispondere a ciò che potrebbe apparire un indovinello: e senza dubbio lo è, solo che è un indovinello veramente di cattivo gusto e poco comprensibile agli occhi ed alle orecchie dei più. Non è che l’Esecutivo, qualunque sia stato e qualunque sarà, ci faccia proprio una bella figura (per usare un eufemismo): prende e riprende dal gioco e dalle sue risorse, incassa le cifre per le concessioni che rilascia e che oggi non fanno più lavorare ed incassare alcuna attività commerciale ludica. Quindi specula sulla voglia di gioco dei suoi cittadini e non dà assolutamente nulla in cambio: neppure si impegna, mettendosi a tavolino, a riformare il settore dal quale si abbevera da anni senza sosta e per qualsiasi motivo immaginabile. E poi sarebbe il gioco pubblico che è immorale? Oppure lo è chi continua ad insistere nel discorso di voler limitare il gioco per evitare (o meglio per proibire) ai cittadini di perdersi dentro le apparecchiature da intrattenimento?

Chiunque può capire che così facendo, probabilmente, si spinge e si punta sempre di più sul fatto che gli italiani si rivolgano ad altri giochi (magari alla Lotteria statale dello Scontrino, perché quella senz’altro non è immorale), e così si hanno sempre a disposizione introiti per far quadrare i conti dello Stato che, chissà come, non quadrano mai. Altro che discontinuità: l’attuale Esecutivo si propone in perfetta linea con quelli precedenti e si persevera a trattare il mondo del gioco pubblico sempre nello stesso modo. Ma oggi, come aveva appena terminato di fare il Governo precedente, si continua a giocare con l’intera industria del gioco, con i suoi operatori e con tutti i suoi dipendenti. Evidentemente chi dovrebbe interessarsi del gravissimo problema dell’occupazione, non si rende conto che ora si troverà con una marea di persone, ex dipendenti delle piccole e medie imprese di gioco, in mezzo ad una strada proprio per colpa dello Stato che consente l’applicazione di normative regionali “capestro” che costringono chi appartiene alla compagine “riserva di Stato” a chiudere le proprie attività.

Chi ancora una volta gioca d’azzardo? Però con le vite future di questi cittadini che sino a ieri facevano parte di un settore fiorente che per anni era indicato come la terza economia del nostro Paese, che ha immesso notevoli risorse nelle Casse dell’Erario, che ha prodotto posti di lavoro e che ha fatto guardare all’Italia come ad una Nazione che aveva il settore del gioco pubblico meglio organizzato e con un mercato più che appetibile per gli investitori esteri. Oggi, invece, cosa si vede? Un settore allo sfascio, attività di gioco lecite messe in un angolo nei propri territori, se non addirittura espulse, un mercato assolutamente bloccato, ed investitori che si “ritirano”, dopo la bella pensata del divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse e che vanno ad impiegare i loro capitali, sempre nello stesso settore del gioco, ma in altre Nazioni dove il gioco d’azzardo non è trattato come nel nostro Paese, alquanto retrogrado, perbenista e ricolmo di falso moralismo. Chi gioca d’azzardo?

Ottobre 23, 2019: •
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