Come cambia il Gioco dopo il divieto alla pubblicità

cambiamento del gioco legale

Non “ci piace” sinceramente brontolare sempre e, sopratutto, “mugugnare” su ogni intervento del nostro vice Premier Penta-stellato. Ma ci sembra proprio che un certo tipo di atteggiamento politico, convogliato attraverso i social, ci faccia forse rimpiangere i “vecchi tempi” dove ancora esistevano carta, e penna e dove le comunicazioni ufficiali dello Stato venivano rilasciate con una certa “ritualità”: ma questo perché “siamo ovviamente un po’ datati e nostalgici” e l’approccio con i social non lo si condivide completamente. Quindi, quando negli scorsi giorni si è letto un tweet del ministro Di Maio che comunicava i nomi dei nuovi direttori delle più importanti agenzie del Paese, comunicando l’uscita di scena dei precedenti “numeri uno” di Entrate, Dogane e Demanio tutto ci è sembrato toccare una sorta di “fondo”, piuttosto evidente, e del tutto ormai irreversibile: il che “non ci piace affatto”.

Ma passando al fatto in sé stesso, ci si rende conto che il mondo dei giochi sta effettivamente subendo dei mutamenti (che poi siano positivi o meno si vedrà in seguito) ed anche che tutto il mondo che ci circonda oggi è in evoluzione digitale e che, quindi, il Governo del Cambiamento comunica alla cittadinanza qualcosa di veramente importante, ma lo fa sui social in modo che “se lo vada a leggere da sola”, senza tanti contorni od ammansimenti che fanno parte, probabilmente, nella vecchia politica. Senza preoccuparsi minimamente di comunicarlo in modo formale, magari preavvertendo di questa decisione come la buona logica vorrebbe! Anche questo probabilmente significa “cambiamento”: trasferire l’intera prassi istituzionale sul web. Forse sarà un po’ difficile, ma si può riuscire ed arrivare a capire che anche questo è un “cambiamento” che farà bene all’italica cittadinanza, o forse no.

Non per scontentare Di Maio né per togliergli qualche “privilegio”, ma si vuole sottolineare che non è certamente il primo politico ad usare i tweets nel nostro Paese: è stato il precedente Premier Renzi, anticipando un cambiamento epocale, ma che nulla però ha cambiato, se non aprire la strada al Movimento populista che trova collocazione ideale nel digitale. Ora, guarda caso, è proprio quel Movimento che guida il nostro Paese con tanti giovani al Governo che continuano a gridare “onestà, onestà”, preannunciando un Grande Cambiamento. Proprio come si annunciava ai tempi del Risorgimento. É ovvio che questo accresce inevitabilmente il feeling con il popolo italico, il consenso aumenta, e continua una sorta di “viaggio di nozze” tra il nuovo potere del Cambiamento ed una larga parte del popolo che preferisce sentir parlare di “pulizia, legalità e sussidi” piuttosto che di tasse e sacrifici.

Ma le promesse hanno il grande handicap che devono essere mantenute e la politica (l’esperienza insegna) prima o poi presenta sempre il conto. Lunga, forse lunghissima premessa per fare da contorno a questi primi mesi di Governo Giallo-Verde e per dimostrare che quello che è cambiato, oggi, è l’approccio al mondo dei giochi. E, certamente, il primo “effettivo approccio statale” del divieto assoluto di pubblicità di ogni forma di gioco, rappresenta una cosa senza precedenti, ma i cui effetti saranno destinati ad essere pesanti non solo per l’industria del gioco ed il suo indotto, ma anche per il mondo dello sport e quello della cultura.

E si deve in ogni caso rilevare che nonostante il “colpo di scena” del Decreto Dignità e del divieto in esso contenuto, in questa azione politica voluta dal vice Premier Luigi Di Maio si intravedono le stesse logiche messe in atto dai precedenti Governi: ma quale cambiamento? Si sono andati a colpire sempre i soliti apparecchi da intrattenimento e, quindi, un solo segmento di gioco a cui si applicano, come sempre, gli aumenti delle tasse, cosa che avviene da tempo ed in ogni finanziaria, lasciando completamente liberi ed inalterati tutti gli altri comparti del gioco. Ed anche se il divieto colpirà in modo significativo i settori del betting e dei casino online, gli unici che promuovono le proprie attività con la pubblicità, il risultato di tali previsioni è questo: chi otterrà benefici dopo la scomparsa delle promozioni saranno solo i grandi marchi del gioco pubblico italiano e mondiale. Vale a dire quelle non ben definite “multinazionali dell’azzardo” spesso nominate da Di Maio e contro le quali il nuovo Governo del Cambiamento si scaglia sistematicamente, dicendo di combattere la “grande lobby” del gioco.

Ma nello stesso provvedimento è stata inerita, come in tutti precedenti provvedimenti, quella “piccola clausola di salvaguardia delle entrate erariali” in virtù della quale se le nuove disposizioni comporteranno una diminuzione del gettito, allora non si potranno fare, andando così a concretizzare la necessità dello Stato di quelle entrate dal gioco in maniera decisamente opposta a quanto annunciato all’italico popolo. Ma allora di che cambiamento stiamo parlando? Del nulla probabilmente, tutto cambia… affinché nulla cambi. Ma probabilmente qualche cosa accadrà, visto che il nuovo Governo ha annunciato una riforma generale del comparto entro i prossimi sei mesi, lasciando aperta la strada per ulteriori modifiche ed interventi nel gioco pubblico, con un’altra promessa di cambiamento che, certamente, suscita qualche curiosità e perplessità sia nell’industria che nei suoi operatori.

Ma tutto questo atteggiamento dello schieramento penta-stellato non fa perdere consensi da parte degli elettori che pur non avendo mai richiesto un intervento contro il gioco si trovano a confrontarsi con un Decreto Dignità che si appella espressamente alla dignità delle persone e che promette una lotta strenua al “Demone dell’Azzardo” ed al disturbo che ne discende. Ma le “grazie degli elettori” rimarrebbero tali se gli italiani conoscessero i veri numeri che caratterizzano il gioco d’azzardo e la realtà di questa industria? Oppure se conoscessero i dati effettivi relativi al numero dei giocatori che negli ultimi anni non è mai aumentato, ma bensì è rimasto costante nel tempo? Forse questo stroncherebbe sul nascere il valore del potere della pubblicità dei giochi, od almeno del “suo effetto devastante” sui cittadini, come da tempo il nuovo Esecutivo sta denunciando a gran voce.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 27 Agosto 2018 ore 13:45
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