Coronavirus e Gioco d’azzardo: Un’occasione per rimescolare le carte

coronavirus e gioco occasione per potersi migliorare

Se “non tutto il male vien per nuocere” si potrebbe trarre anche qualcosa di positivo dall’amara esperienza nella quale ci ha trascinato questa pandemìa insieme al dolore di tante persone coinvolte direttamente nel Coronavirus. Purtroppo, la situazione epidemiologica ha sconvolto oltre che tanti cittadini anche le imprese, ed in ogni settore: non sanno più come gestirsi ma addirittura come sopravvivere. E questo può anche essere che “aguzzi l’ingegno” e che faccia addirittura rimescolare le carte dei giochi, migliori siti casino legali compresi, davanti allo scenario generale che è cambiato e che forse potrebbe andare contro i tanti progetti anti-gioco da parte sopratutto di uno schieramento politico da sempre contrario alla sua esistenza. Infatti, non vi è dubbio che, sopratutto negli ultimi due anni, vi siano state campagne demonizzanti il settore per influire sul parere dell’opinione pubblica e far intravedere il gioco d’azzardo come la piaga del secolo: ma si è anche sempre detto che il gioco ha derive pericolose se non lo si affronta con responsabilità e consapevolezza.

Però, tra questo e screditarlo sempre e comunque ne passa d’acqua sotto i ponti: perché non fa forse male il bere od il fumare? Senza parlare ovviamente della droga. Ma questa emergenza sanitaria sta facendo riflettere ognuno di noi ed anche tutta l’industria del gioco che potrebbe cogliere l’occasione dei vari stop istituzionali per organizzarsi ed anche per rendere ciò che producono migliore e propositivo. Ciò riguarda direttamente appunto il mondo dei giochi che guarda con interesse l’annuncio del suo riordino nazionale per rendere i punti dedicati meglio distribuiti su tutto il territorio, i giochi più sicuri e coinvolgenti e, sopratutto, eliminare quelle presenze superflue nella filiera che potrebbero persino migliorare l’offerta del gioco sino a farlo diventare sostenibile. Sogno e desiderio fisso di ogni operatore ludico che affronti il business del gioco non solo come lavoro, e come tornaconto economico, ma anche come intrattenimento e divertimento per i suoi ammiratori cercando di togliere al settore quelle derive che possono coinvolgere le persone fragili ed influenzabili.

Quindi, si può dire che la pandemìa inviti a riflettere ed a rivalutare il settore su diversi punti di vista. E ciò prendendo anche spunto dall’interesse che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sta mettendo sul campo per cercare prima di tutto di realizzare il famigerato riordino, poi di concretizzare davvero una sorta di “cambio di veste” del settore ludico e di migliorarne l’impatto sulla cittadinanza, cercando anche di sfruttare i suoi introiti per il sociale, qualora ve ne fosse bisogno. E non si dovrebbe dimenticare che se il gioco pubblico ricominciasse a “girare” come tre-quattro anni fa potrebbe tornare a fregiarsi di essere la terza economia del Paese con tutto il sostegno che ne discenderebbe per le casse erariali. Proprio per questo, la stessa Agenzia oltre a riprendere i programmi del recente passato che però l’Esecutivo di turno non ha portato a termine, vuole metterci anche le proprie idee fissando nuovi limiti al gioco, ben orientati alla concentrazione del mercato, e seguendo la linea di ridurre il numero di interlocutori per lo Stato: quindi gli operatori della filiera.

Non sarà tutto semplice proprio perché si vive in un mercato in via di evoluzione che è diventato ancora più complesso ed articolato: però, quello che si può senz’altro sottolineare è che il mondo dei giochi è sempre stato affidabile a livello economico, diversamente da altri settori precari per lo Stato ed il connubio tra gioco pubblico ed istituzioni dovrebbe “riprendersi” ed essere sfruttato al meglio, per il bene del nuovo Sistema Italia che ha necessità degli introiti di tutti i settori, nessuno escluso. Lo Stato dovrebbe ritornare ad avere “il suo gioco” dalla sua parte e non che il settore ludico si senta in balìa delle normative schizofreniche delle Regioni e degli Enti Locali, cosa che purtroppo ha portato tutta la filiera ad un passo dal baratro e senza forza. Invece, il gioco proprio perché rappresenta lo Stato e la legalità e la sicurezza, dovrebbe essere messo in condizione di farlo ed anche con forza altrimenti la sua illegalità, che generalmente viene gestita dalla criminalità organizzata, avrà “la meglio” a discapito del territorio e della salute dei cittadini.

Ora, purtroppo, il gioco pubblico è stato interrotto su tutto l’italico territorio, ma questa volta sicuramente non per ipocriti interventi regionali, ma per cause di forza maggiore. E proprio per questo, guardando i mesi a venire si vogliono intravedere delle possibilità per mettere mano al settore anche se ci si trova in completa pandemìa e nell’emergenza sanitaria di tutto il Paese: anche quelle Regioni che sembravano non travolte dallo tzunami Coronavirus, infatti, sono state coinvolte dal suo passaggio e stanno pagando un caro prezzo per il continuo intrufolarsi del virus ovunque. Lo Stato centrale dovrebbe, proprio in questo momento, riappropriarsi della tutela della sanità che è un argomento che viaggia quasi di pari passo con il gioco considerando che è l’appiglio al quale i vari territori hanno potuto agganciarsi per legiferarvi contro, richiamando che il gioco, scommesse online sportive comprese, crea grossi problemi per la salute.

Nel mentre il gioco pubblico è fermo, però, chi di dovere potrebbe cogliere l’occasione per riguardare con attenzione la sua presenza sul territorio: anche se questo, purtroppo, può essere una minaccia evidente per tantissime piccole e medie imprese e per l’occupazione. Ovviamente, si dovrà anche pensare che diminuendo la presenza del gioco legale sul territorio nasceranno “praterie sconfinate” per il gioco che sicuramente lecito non è, e questo deve essere valutato con raziocinio, insieme all’argomento della disoccupazione che potrebbe incombere. Sicuramente, non saranno interventi “scorrevoli”: ma tutto ciò che riguarda il gioco è spesso complicato e delicato, essendo un settore molto particolare ed “attenzionato”. É un mondo nel quale scorre parecchio danaro e ciò sollecita estrema responsabilità in ogni variazione che si vuole attuare: è anche un mondo particolarmente appetibile per le organizzazioni mafiose che sembra lo prediligano senza dubbio insieme ai consueti settori dove la criminalità organizzata “galoppa senza redini” e senza confini.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 27 Novembre 2020 ore 12:03
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