Confrontro tra l’industria del gioco, la politica e le istituzioni

aperto tavolo di confronto tra la politica le istituzioni ed il gioco azzardo legale italiano

Mentre l’intera industria del gioco e dei nuovi casino accoglie la probabile candidatura a sottosegretario al MEF con delega ai giochi di Federico Freni avvocato, il settore si auspica che con quest’ultimo possa esserci un dialogo fluente e costruttivo ed anche uno scambio di opinioni sull’attuale situazione del settore dei giochi in un momento particolarmente delicato per l’economia delle sue imprese ma anche di tutto il Paese.

Il mondo dei giochi aspetta, come per legge, l’OK definitivo del Presidente del Consiglio sul nominativo del sottosegretario Freni, scelto dalla Lega, con qualche trepidazione poiché le esigenze e le criticità che coinvolgono il settore ludico sono davvero tante e notevolmente “rilevanti” e l’affrontarle con urgenza sta diventando sempre più indispensabile.

Ciò sia per le imprese di gioco che per tutti i suoi lavoratori che non trovano pace, almeno per il momento, e che oggi si sentono a rischio ed impossibilitati a guardare il futuro con serenità, viste le troppe incertezze che “stanno di casa” in questo così scomodo settore.

Si usa il termine “scomodo” quando si parla di rapporto gioco-politica-istituzioni proprio perché da parte delle stesse si ha quasi paura ad affrontare (e possibilmente risolvere) gli argomenti e le problematiche ludiche, scegliendo di non prendere posizione invece che agire con un piglio finalmente deciso e trasparente.

Il Governo centrale, e quindi sia la politica che le stesse istituzioni, devono anche considerare che sono tre mesi che le attività di gioco d’azzardo hanno riaperto le attività commerciali, chiuse per quasi 300 giorni con la conseguente assenza di raccolta, e da parte del gioco si aspetta tutt’oggi una presa di coscienza e continuità da parte dello Stato nel mantenere le imprese aperte.

Ed il settore si aspetta anche un concreto supporto economico, possibilmente dignitoso, e sopratutto un fermo intervento presso gli Istituti di Credito che hanno tenuto un rapporto “ibrido” con i correntisti ludici, arroccandosi dietro il “rapporto etico” che non contempla oggi il gioco nei suoi “termini”.

Ma tali interventi istituzionali si potranno concretizzare solo con un confronto tra l’industria del gioco, la politica e le stesse istituzioni, anche in previsione del tanto agognato riordino nazionale dell’intero settore che non può davvero più attendere se si vuole continuare ad avere un gioco legale ben rappresentato sul territorio.

Purtroppo, di questo riordino si parla troppo ed in pratica non si fa nulla perché di realtà circa l’inizio effettivo della sua stesura non c’è traccia e non aleggiano neppure quelle famigerate “voci di corridoio” che generalmente preavvisano su qualcosa che è “in ballo”.

Ma per il gioco, ed anche per le scommesse sportive online, non si sente nulla solo “aria fritta” nelle varie discussioni nelle quali si esprime su “quanto sia necessario” come strumento per sconfiggere l’illegalità: ma rimangono, in pratica, solo parole.

La scorsa settimana, oltre tutto, il convegno organizzato dall’Istituto Milton Friedmann “Gioco legale: la necessità di riordino proposte per una riforma organica del settore” sembra proprio “il cacio sui maccheroni” (con tutto il rispetto parlando).

Infatti, sembra arrivato di proposito per mettere in moto ulteriori discussioni sulla tematica che tutti i protagonisti del gioco, l’Azienda delle Dogane e dei Monopoli, il Procuratore Antimafia e le associazioni di categoria, ritengono senza dubbio dover affrontare e mettere in campo: il riordino nazionale dell’intero settore.

Temi trainanti di questo convegno saranno, quindi, la riforma del gioco e del gioco mobile, il contrasto del gioco illegale e l’esame di una analisi demoscopica indipendente redatta dall’Istituto Quaeris e che ha dato voce ai cittadini sull’argomento gioco e dove parteciperanno, oltre che i protagonisti attuali del settore ludico, anche i rappresentanti di diversi gruppi parlamentari.

Senz’altro convegno che solleverà l’importanza di interventi urgenti da parte del Legislatore, anzi di un intervento soltanto quello per il riordino settoriale che è sulla bocca di tutti, ma che non si concretizza mai.

Almeno sino a questo momento è stato così, mentre si sta assistendo ad una continua e persistente chiusura di tante piccole e medie imprese di gioco.

Attività che, purtroppo, non riescono a supportarsi per fronteggiare il periodo pandemico: indubbiamente, saltano pezzi della filiera e conseguentemente anche pezzi di legalità. Ma anche se questo è di estrema importanza evidentemente non solleva l’attenzione del Governo centrale che, in modo particolare dopo la ripartenza delle attività, dovrebbe avere gli occhi ben aperti per aiutare davvero una buona parte delle imprese a tenere i battenti aperti.

Ma non si comprende come si potrebbe concretizzare la sinergia tra settore ludico e del poker, impegno governativo, e disponibilità da parte degli operatori e delle associazioni di categoria: d’altronde se non si arriverà a questo e se tutti non faranno la loro parte si assisterà al crollo del settore.

Anche perché la riapertura delle attività ludiche non è stata “smagliante” come forse ci si aspettava, tutto sta andando a rilento e senza dubbio l’ingresso prepotente del Green Pass per accedere ai punti di gioco non ha sicuramente agevolato la ripresa.

Tanti tentennamenti da parte della clientela per svariati motivi nel mostrare la certificazione, tante complicazioni per gli incaricati che devono controllarle a volte messi a dura prova dall’ostinazione di qualcuno che si tramuta anche in rissa.

Quindi gli ingressi alle sale da gioco si sono “allentati” mentre alla riapertura facevano prevedere veramente “qualcosa di buono”: ma il gioco, da parte sua, insiste nel collaborare con le istituzioni, ne sostiene i provvedimenti, anzi arriva persino a caldeggiarli.

Però, anche questo non si tramuta in una sorta di “contropartita istituzionale”, visto che ancora non si vedono barlumi di luce per quel che riguarda il già famoso riordino del gioco e del bingo che davvero ha assunto i contorni “dell’Araba Fenice”.

Proprio ora che anche le Regioni potrebbero dimostrarsi più morbide di fronte alla nuova regolamentazione del settore, poiché hanno finalmente compreso che non è davvero più il tempo di fare una guerra sfrenata al settore e continuare a porre ostacoli assolutamente controproducenti.

Oggi, sicuramente, non è più il tempo neppure per le (false) ideologie ma è il momento della concretezza che richiede una simile crisi globale che non lascia più spazio a discorsi meramente populisti ed obsoleti.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 21 Ottobre 2021 ore 18:00
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