Ci vuole coordinazione per un gioco d’azzardo sostenibile

coordinazione per un gioco sostenibile

Cambiano i governi e le legislature: a volte cambiano anche colore… ma la “questione territoriale” del mondo del gioco pubblico e dei casino migliori, rimane sempre lì, in attesa di soluzione o quanto meno in attesa di una qualche volontà di affrontare il problema che si pensava risolto con l’accordo in Conferenza Unificata: ma così chiaramente non è stato. Se non si affronterà e risolverà questa ormai vecchia problematica, non vi sarà mai un gioco sostenibile, equo, omogeneo e giusto per tutti i protagonisti di un settore che potrebbe ancora essere “una chiave importante per la nostra italica economia” che non sta passando periodi radiosi. Purtroppo, il nodo della Questione Territoriale rimane assolutamente ingarbugliato e blocca, oltre tutto, qualsiasi altro percorso, tipo quello del bando delle scommesse, come anche anticipato e decretato dal Consiglio di Stato che suggeriva all’Esecutivo di partire proprio da quel nodo che nessuno sembra volere o potere sciogliere.

Ma per fare questo bisognerebbe essere “maturi al punto giusto” per non guardare soltanto ai rispettivi interessi oppure a visioni di parte, ma agire con obbiettività: unica arma che fa prendere le giuste decisioni nell’interesse di tutti, ma strumento difficile da mettere in campo, evidentemente. Tale obbiettività, però, non riesce “ad uscire” nella politica quando si parla di gioco d’azzardo e, quindi ci si sa trascinando da mesi in situazioni sempre peggiori, sempre più restrittive ed anguste per le attività ludiche, sempre stracolme di norme sfavorevoli al gioco, sebbene quest’ultimo rappresenti la legalità e lo stesso Stato. Non si è riusciti a passare oltre: anzi, ci si è incancreniti nel mettere i bastoni tra le ruote ai giochi con strumenti di vario tipo, camuffati da interventi finalizzati al contrasto del gioco problematico.

Indubbiamente, strumenti ed azioni che anziché debellare il disturbo da gioco d’azzardo, hanno messo l’intero settore ludico in una situazione insostenibile dando spazio, così facendo, alla ripresa del gioco illegale ben gestito dalla criminalità organizzata che non ne vedeva ovviamente l’ora! Si è riusciti quasi a rovinare del tutto ciò che si è fatto in quindici anni di gioco pubblico, seppur con i suoi pro ed i suoi contro, ma gioco che manteneva la legalità in primo piano: fulcro attorno al quale “gira tutto il gioco” con le sue imprese ed i suoi addetti ai lavori. Rebus sic stantibus (per far vedere che non siamo incolti) bisognerebbe fare, una volta per tutte, il punto della situazione del mondo dei giochi per vedere se si può suggerire qualcosa ad un nuovo Esecutivo, sperando che non sia avverso al gioco come quello Giallo-Verde “di buona memoria”. Perché si vuole fare uno studio dell’attuale situazione dei giochi? Semplicemente per vedere se la nostra politica è decisamente “scriteriata”, quando si intestardisce nel frantumare un settore che ancora potrebbe essere un’arma che produce ricchezza per il nostro Paese: cosa che manifesterebbe una mancanza di responsabilità non accettabile da parte di qualsiasi schieramento chiamato a “dirigere” il Paese.

Ora, bisogna necessariamente fare un passo indietro e leggere, seppur in modo sommario, ciò che garantisce la Costituzione ai cittadini: la tutela della salute, l’ordine pubblico, il gettito erariale dello Stato, la garanzia di impresa e il lavoro degli operatori al servizio dello Stato. Fermo tutto questo anche se elencato in ordine sparso e magari non nel modo esatto, si dovrebbe giudicare il mondo del gioco pubblico nel contesto sociale del nostro Paese e vedere cosa quest’ultimo ha portato nella società, cosa è riuscito a costruire negli ultimi anni e cosa, invece, si dice abbia distrutto. Si potrebbe partire, con questa specie di valutazione del gioco d’azzardo, cercando di essere il più obbiettivi possibile e prendere in esame le conseguenze che il disturbo da gioco d’azzardo ha provocato sui cittadini-giocatori. Ma come contro altare bisognerebbe anche rendere cosciente l’opinione pubblica della inefficacia delle misure che sono state adottate per contrastare il gioco problematico. Ed anche, ovviamente, di quanto le misure emesse contro il gioco abbiano portato alla riemersione del gioco illegale.

E non solo, anche alla perdita del gettito erariale, alla chiusura di tante piccole e medie aziende sane ed assolutamente legali, alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Forse, se esistesse una “bilancia immaginaria” si è certi che quello che è stato fatto “contro il gioco pubblico” senz’altro “è di più” di quello che il gioco pubblico potrebbe aver provocato al sociale. Si può anche dire, per essere onesti, che è una valutazione che si vuole fare senza sciorinare cifre sterili che non rispecchiano mai la reale situazione, ma solo una valutazione “a pelle” ed in base a quello che si racconta stia avvenendo nel mondo dei giochi e dalla disperazione delle imprese di tutta la sua filiera. Tanto, ormai, sui vari distanziometri si è già detto tutto, sulle fasce orarie di accensione pure: purtroppo, continuare a discutere delle stesse cose fa pericolosamente apparire una “realtà senza ritorno” nella quale sopravvivono le imprese di gioco ed il loro credere nel business del gioco pubblico, che avrebbe dovuto essere tutelato dallo Stato.

Gioco pubblico che non ha fatto bene i conti con la politica, ed in modo particolare con quella Giallo-Verde che ha fatto veramente male a questo settore in virtù del famigerato divieto della pubblicità che sta sterminando le società di gioco. Questo ci porta alla consapevolezza, purtroppo, che non si è avuta responsabilità nel riordinare il mondo dei giochi e ci porta anche a valutare che ci vuole ordine ed organizzazione in tutte le cose, così come nel gioco: distribuirlo in modo ben organizzato ed equanime sul territorio non consentendo né troppe nuove aperture, né perseverando nel contrastare le attività ludiche esistenti con qualsivoglia normativa che ha chiuso il gioco pubblico in un angolo ad aspettare che qualcuno valutasse quante persone sono state messe in mezzo ad una strada in virtù di un’idea assolutamente scriteriata, antiquata, irragionevole ed assurda che il gioco d’azzardo sia “immorale e come tale va spazzato via dall’italico territorio”. Non una parola di più: non serve.

Agosto 25, 2019: •
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