Casse Erariali: Meno entrate dal gioco d’azzardo terrestre

meno entrate dal gioco azzardo terrestre per le casse erariali

Si è sottolineato più volte quanto è costato alle casse erariali lo stop prolungato del gioco pubblico e dei casino italiani, i suoi spostamenti relativi ai pagamenti erariali, la mancanza dei versamenti IVA e tutto ciò che si possa attribuire a mancati versamenti da parte delle attività ludiche costrette, in modo persino scriteriato, a stare chiuse per un lockdown troppo prolungato: ora, le cifre possono essere più precise e proprio questo spaventa. Forse, oggi, l’Esecutivo si potrebbe rendere conto di quanto importante sia il gioco per il bilancio pubblico e come dovrebbe interagire meglio con questo settore così vituperato e mal considerato. La falsa moralità che qualcuno insegue, asserendo che il gioco andrebbe spazzato via da tutto l’italico territorio dovrebbe aver fine se non si vuole che la situazione economica del nostro bel Paese diventi ancora più tragica di quella attuale. Il gioco pubblico, ed i suoi introiti, potrebbero aiutare a risollevare le sorti del Paese ed anche senza fare tanti sforzi, soltanto “lasciando che faccia il proprio lavoro”, peraltro come gli consentono le concessioni statali che lo stesso gioco possiede.

Certo se l’Esecutivo riflettesse sul fatto che tre mesi di lockdown hanno abbattuto le entrate di oltre 15 miliardi e 300 milioni rispetto ai primi cinque mesi del 2019 non dovrebbe poi riflettere molto: dovrebbe soltanto pensare a fare delle riforme, e forse tra le prime dovrebbe trovare posto il riordino nazionale del gioco d’azzardo legale pubblico in modo che quest’ultimo produca introiti come ha sempre fatto sino ad un paio di anni fa, rendendo “più che felici le casse erariali” e tutto ciò che poteva usufruire dei versamenti ludici che, a dire la verità, non sono mai stati esigui. Certamente, la prima causale del mancato gettito è da attribuirsi alle sospensioni dei versamenti “gentilmente rinviati” a settembre, ma pure dalla consistente crisi economica e dal crollo dei consumi che la pandemìa ha portato con sé.

Alla cifra sopra esposta, mancano pure quei 2,7 miliardi di euro dei giochi da addebitare alla chiusura ermetica dei locali sino a metà giugno, ma che è ancora in vigore in alcuni territori: cosa che ha inibito la raccolta e che ha procurato la perdita del 41% negli incassi dello Stato, sempre rispetto ai primi cinque mesi del 2019. Quale ragionamento machiavellico si debba mettere in campo per comprendere che lo Stato non può nel modo più assoluto “rinunciare” a questi introiti non è dato di sapere: ma, sopratutto, cosa mai spinga l’attuale Esecutivo ad avere un comportamento di completo disinteresse nei confronti del settore ludico e delle scommesse online. E poi si dovrebbe anche ripensare al fatto che allo Stato mancano i versamenti IVA che si pensa di recuperare più avanti verso settembre… sempre che l’economia riprenda, le aziende lavorino ed incassino e che siano in grado di potervi assolvere: ma qualche sincero dubbio potrebbe sorgere, visto come la ripartenza economica ancora latiti in tutti i settori e la imprevedibilità del virus.

Come si dice spesso, “le cattive notizie non arrivano mai sole” e, quindi, oltre alle tasse in generale ed in particolare di quelle del gioco che sono sempre state corpose, c’è anche una diminuzione di quasi l’11% relativa al contrasto dell’evasione fiscale: è un argomento importante che l’Esecutivo continua a sottolineare e che fa parte dei suoi futuri programmi, ma che durante questa prima parte dell’anno ha subito una flessione importante. Quello che forse è ancor più devastante è che nonostante gli attuali sforzi istituzionali il futuro non si rappresenta di certo “radioso”. Infatti, in questo periodo stanno anche arrivando le stime della Commissione Europea che punta il dito verso l’Italia ritenendo che la crisi economica nel nostro Paese sarà più grave che nel resto dell’Europa: forse, perché il nostro Stivale è stato il primo ad essere stato travolto inaspettatamente dall’emergenza, cosa che è costata tantissimo al nostro sistema economico e che farà assistere ad una ripresa più graduale che in altre realtà territoriali.

Secondo Bruxelles, che aveva pronosticato a fine aprile un PIL a -9,5%, oggi purtroppo deve prendere atto che vi sarà un peggioramento e la percentuale si assesterà attorno al -11,2%: sicuramente da mettersi le mani nei capelli, poiché questo dato relativo al nostro Paese lo attesta come il peggiore dell’Eurozona. É anche per queste valutazioni che si può affermare che il futuro italico non sarà dei migliori: ed è proprio per questo scenario che potrebbe risultare lecito riflettere sull’importanza del mondo del gioco per risollevare le sorti economiche del Paese. Ma oltre che valutare il gioco come “fonte certa di entrate erariali”, bisogna anche pensare che appare più che opportuno mantenere il presidio della legalità del gioco sul territorio, altrimenti si lascia troppo spazio all’illegalità che, con immenso piacere, gestisce le attività di questo settore molto agevolmente. La tutela dei minori e dei soggetti più deboli mai come in questo momento deve essere assolutamente garantita dal gioco di Stato e dai suoi concessionari.

Oltre tutto, il gioco pubblico deve essere presente sul territorio per tenere d’occhio il riavvicinarsi al gioco da parte dei cittadini anche per evitare che questi ultimi lo usino come “antidoto” al momento di crisi economica: ovviamente, sperando che chi non ha problemi di liquidità e non ha alcun problema economico, possa spendere qualcosa anche nel gioco, considerando che così facendo si andrebbe anche ad aiutare il bilancio dello Stato. Ma per arrivare a questo non vi è dubbio che sia indispensabile attuare le riforme del gioco che si aspettano da troppo tempo: altrimenti, si andrà incontro al rischio che l’eventuale consumo del gioco e le sue offerte possano venire scoraggiati sia dai protocolli che si devono attuare per l’emergenza sanitaria e per la sicurezza della salute, che dalle restrizioni operative che le Regioni e gli Enti locali continuano a mettere in atto nei confronti del gioco, anche durante la pandemìa. Non c’è stato, infatti, alcun passo indietro regionale post-Coronavirus: quindi, il gioco pubblico deve combattere su più fronti per sopravvivere, intrattenere e far divertire la propria utenza.

Luglio 21, 2020: •
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