I Casino terrestri italiani devono trovare subito nuove soluzioni

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Le Case da Gioco tricolore stanno passando “un brutto quarto d’ora” con uno scenario non certo radioso che li attende se non riusciranno a cambiare profondamente sia come gestione, come marketing, come risorse e come “presentazione” al pubblico, oggi completamente diverso dai “tempi d’oro” dei Casinò. Clientela più giovane e più avvezza ad un gioco innovativo, contornato dalle novità tecnologiche che si susseguono in modo vertiginoso e delle quali anche il comparto delle Case da Gioco si deve appropriare se non si vogliono seguire i percorsi del Casinò di Campione d’Italia, oppure di Saint Vincent. Esperienze, senza dubbio, “pesanti”, ma che devono servire da monito se non si vuole proseguire nelle negatività e se si desidera ricominciare a “veleggiare verso porti” che possano far uscire dalla situazione incerta in cui le nostre quattro Case da Gioco, oggi, si trovano. Quindi, i Casinò italici devono affrontare questo momento di difficoltà che sta per perdurando troppo a lungo, ricorrendo a nuove idee ed ispirandosi forse a nuovi modelli per ipotizzare scenari alternativi con riferimento a questo comparto che ha sempre rappresentato, nei “tempi andati”, lustro e prestigio per il mondo del gioco d’azzardo.

Bisogna, senza dubbio, basarsi sull’innovazione, portata sopratutto dalle piattaforme casino online, che anche questo segmento, come detto, deve “sposare”, ma senza aspettare oltre altrimenti sarà veramente troppo tardi per queste nostrane strutture alle quali bisogna prestare la massima attenzione affinché non si trovino coinvolte in situazioni come quella di Campione d’Italia che sta facendo discutere anche investitori stranieri: gli stessi che guardavano al nostro Paese come ad un esempio da seguire per quello che riguarda il gioco e che, probabilmente, ora non lo fanno più. Ora, anche se l’andamento di questo particolare segmento del gioco non ha concluso in modo negativo lo scorso 2018, non si è palesata di contro una crescita necessaria ad affrontare i consueti ed ingenti costi di gestione che le Case da Gioco italiche sono costrette a “sopportare”. É fin troppo evidente che la situazione ed il caso della Casa da Gioco di Campione d’Italia abbia rappresentato un vero e proprio shock sia a livello di settore che per l’opinione pubblica che, senz’altro, non si sarebbe mai aspettata una cosa del genere.

La chiusura ed il fallimento del Casinò campionese sono stati due eventi eclatanti, considerando che questa struttura nel 2017 aveva prodotto ricavi per oltre 90 milioni di euro: entrambe le situazioni hanno portato alla luce quanto l’attuale modello di gestione (“statale”) non sia più sostenibile: e non parliamo, poi, dell’apertura di una procedura “concorsuale” per quanto riguarda il Casinò di Saint Vincent che appare un’ulteriore conferma circa la poca sostenibilità di questo tipo di “amministrazioni” statali. Per il momento, tutto questo bailamme “settoriale” non tocca il Casinò di Sanremo che, però, è stato obbiettivo di un intervento rilevante di ristrutturazione aziendale negli scorsi anni: si può dire che si è intervenuti in quel caso per tempo e prima ancora che le “cose degenerassero”. Ma intervento vi è stato ed anche considerevole.

Tutto questo porta inevitabilmente a riflettere ed a concludere che esistono poche soluzioni per questo fenomeno: il taglio primario e drastico dei costi di gestione riguarda il personale, proseguendo con quello delle spese per il marketing, ed un aumento alquanto significativo dei ricavi come alternativa: e per raggiungere quest’ultimo obbiettivo bisognerà ”spremersi le meningi” più del consueto. Questo ultimo percorso sembrerebbe la scelta più scontata e quella che sopratutto non toccherebbe il personale: ma questo specifico mercato non offre al momento alcuna possibilità, almeno per come oggi è strutturato. Il taglio dei costi del personale, invece, appare l’unica vera ipotesi che possa far raggiungere “risultati”, fermo restando che però porta una seria conflittualità aziendale assai elevata, grande impegno e la forza di fare progetti che riguardino almeno un quinquennio. Ciò per poter arrivare ad una sorta di riorganizzazione del lavoro che non è stata mai affrontata nonostante il mercato dei casinò, negli ultimi dieci anni almeno, lo richiedesse a gran voce.

Purtroppo, però, questo ultimo percorso non è stato affrontato per una miriade di motivi, ma non certamente per una logica che il mercato senz’altro richiedeva e richiede. Ma, come per tutti i settori, anche nel comparto delle Case da Gioco non si può soltanto “usare la scure” per diminuire i costi del personale, così come non si possono azzerare gli investimenti del marketing: l’innovazione, invece, potrebbe essere la strada giusta dal punto di vista organizzativo ed anche culturale. Ma cosa si vuole significare con questo? Si vuole riportare la memoria agli anni ‘80 quando a mezzo di una forte innovazione, quella dei giochi cosiddetti “americani”, si era provveduto ad ampliare la clientela potenziale con la conseguenza pratica di un aumento dei ricavi. Ecco perché si parla di innovazione: il mercato del gioco d’azzardo è cambiato radicalmente ed oggi il volume impegnato nel gioco sfiora i 100 miliardi di euro l’anno: pare veramente impossibile che le Case da Gioco nostrane non riescano a trarre alcun beneficio da questo business che, sinceramente, è enorme e smisurato oltre ogni pensabile.

Bisogna, però, dire che l’offerta del prodotto gioco da parte dei Casinò è ancora troppo statica e quindi poco dinamica, poco flessibile ed anche costosa rispetto al gioco pubblico che come si sa ha prodotti a “basso costo”, indirizzati ad un pubblico giovane: senza dimenticarsi di internet che è sceso in campo facendo una ”concorrenza agguerrita” a tutto il resto del gioco. Certamente, combattere la rete e di conseguenza lo “stile di vita” che la stessa “impone”, è come lottare contro “i mulini a vento da parte del famigerato Don Chisciotte”: la rete coinvolge ed attrae ed a causato, “obbligando” a stare sempre connessi, parecchie problematiche a molte attività ed a molte professioni, ma che sta anche decretando la morte di tanti luoghi comuni e di tantissime abitudini. Che sia un bene od un male si vedrà un domani: il presente, per quel che riguarda il gioco dei casinò, non la ringrazia sicuramente!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 1 Marzo 2019 ore 12:00
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