Calabria: un confronto tra Regione ed imprenditori del gioco

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Non si comprende la motivazione per la quale con le associazioni che assistono le imprese di gioco, e di siti di casino, e le istituzioni non si riesca ad intrattenere un confronto scorrevole e sopratutto utile per arrivare all’obbiettivo di avere un gioco sostenibile e proficuo per tutti. Non si capisce neppure se le varie Regioni abbiano preso spunto dalla latitanza del Governo centrale, che da lungo tempo effettivamente e realmente non intrattiene rapporti con il mondo del gioco e le sue imprese, prima di prendere decisioni importanti che sono andati ad impoverire sempre di più il settore ludico. Non ci si può dimenticare, infatti, la carenza assoluta di rapporti prima dell’emissione del famigerato Decreto Dignità con il divieto della pubblicità ai giochi che lo stesso contiene: nessuno della filiera o nessuna associazione è stata interpellata, nessuno ha potuto quindi contrapporre il proprio punto di vista e le esigenze delle imprese. Così il Governo ha messo in campo ciò che ha ritenuto opportuno, non tenendo conto, nel modo più assoluto, degli interessi del gioco e di quello che negativamente avrebbe potuto accadere in tutto il settore.

Allora, sicuramente (ma lo si vorrebbe anche in tempi attuali), il gioco avrebbe voluto confrontarsi con le istituzioni prima di un divieto di carattere proibizionistico come quello voluto dal vice premier del M5S che ha espresso con quel provvedimento il suo pensiero nei confronti del mondo del gioco d’azzardo (pubblico e lecito). Considerato questo discorso, si potrebbe pensare che alcune Autorità regionali abbiano preso quell’esempio per non confrontarsi anch’esse con il gioco nella gestione dei relativi territori: qui si vorrebbe parlare della Regione Calabria dove i rapporti tra le istituzioni ed il gioco sono pressoché nulli ed ormai sembra impossibile qualsiasi confronto. Si potrebbe partire dalle dichiarazioni rilasciate da un Consigliere Regionale: “La legge sul gioco va rispettata, ma sono lasciato solo in questa battaglia…” e solo queste poche parole danno il senso di quello che si è detto nelle righe precedenti. Purtroppo, si ritiene “una battaglia” qualsiasi iniziativa si debba interpretare nei confronti del gioco pubblico: e se si parte da questo concetto come si può pensare di ottenere un confronto?

Secondo il parere di Sapar, associazione sempre in prima linea per la tutela e la difesa del mondo del gioco e delle imprese che rappresenta con forza e con caparbietà da nord a sud del nostro Stivale, si ritiene che con la Regione Calabria non si riescano a fare passi in avanti per un positivo confronto: purtroppo, appare considerarsi che il gioco viaggi a braccetto con le organizzazioni mafiose e che, di conseguenza, oltre che combattere e dare battaglia a queste ultime, a pari livello si debba intervenire anche nei confronti del gioco d’azzardo. Non ci si “schioda” da questo concetto che blocca qualsiasi intervento si voglia proporre e qualsiasi confronto si voglia porre: e per questo motivo il settore ludico su quel territorio, è fermo. Ma non solo: quasi si arriva a “minacciare” Sapar dicendo che se si vuole un confronto “prima (Sapar) deve far rispettare dal gioco il distanziometro invece di fomentare le violazioni”.

Sicuramente una frase infelice, poiché chi conosce anche soltanto un poco il mondo del gioco sa quale sia la serietà di Sapar ed il suo modo di porsi a tutte le varie Amministrazioni: questa associazione “non fomenta” nessuno, nel modo più assoluto. Sapar, infatti, ha solamente sottolineato quanto l’attuale legge regionale sul gioco in territorio calabrese, considerata da quel Consigliere Regionale all’avanguardia, non raggiunga alcun obbiettivo realistico per il contrasto al gioco problematico, ma neppure una soluzione per il contrasto dell’illegalità. Ormai, è riprovato che la stessa illegalità prospera proprio dove non vi è presenza del gioco legale, che rappresenta l’offerta dei prodotti statali, e quindi leciti. Sapar, in fondo, non ha detto nulla di nuovo poiché da più parti si afferma che i famosi distanziometri non servono a nulla per quanto riguarda il disincentivare il giocatore, anzi quasi hanno l’effetto contrario: mettono ansietà ed angoscia e costringono quasi il giocatore ad inseguire ancor di più le proprie pulsioni.

In linea di massima le istituzioni, seppur da poco tempo, sembra abbiano fatto registrare una certa qual disponibilità nei confronti delle associazioni di categoria: con la Regione Calabria, purtroppo, non è così, e questo fa comprendere che in politica non può esistere alcuna consequenzialità e ciò che a volte si promette, poi non si riesce a concretizzare e risulta frutto di un mero “insieme di parole” che prima fanno balenare una sorta di unità di intenti ma che poi, anche a seguito di cambiamenti politici, svaniscono in un “nulla di fatto” che non lascia certo spazio a confronti. Nel caso della Regione Calabria, si può altresì confermare che l’attuale Legge Regionale sul gioco ha introdotto una forma di proibizionismo del tutto anacronistico che porterà in modo inevitabile ad incentivare l’illegalità su di un territorio che ha già tanti problemi.

Va effettuata una riflessione anche relativamente alle decine di migliaia di euro di multe, elevate per la presenza di slot illegali: questo conferma la presenza dell’illegalità che si dice di combattere con la Legge Regionale sul Gioco e che, invece, ha l’effetto di mettere fuori gioco soltanto le attività commerciali lecite e con le rispettive autorizzazioni. Che dire, poi, dell’applicazione del distanziometro per gli apparecchi di gioco, slot machine escluse, che non prevedono vincite in danaro come flipper, calcio-balilla o videogames? Lo stesso distanziometro risulta essere un vero e proprio autogol per il territorio calabrese: Sapar sottolinea tutte queste negatività nella Legge Regionale della Calabria esclusivamente perché l’obbiettivo di questa associazione è quello di salvaguardare gli investimenti delle piccole e medie imprese di gioco che l’Amministrazione sembra proprio aver messo nel dimenticatoio. Bisognerebbe garantire gli oltre seimila posti di lavoro che il settore ludico occupa su quel territorio, ma senza dimenticare di sostenere il contrasto al gioco problematico in piena collaborazione con i Serd che si occupano del problema, ma attraverso azioni e strategie che soddisfino le esigenze di tutti: imprese, giocatori, territorio.

Data Pubblicazione: 10 Novembre 2019 ore 12:00

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