Ancora problemi per le slot machine e le videolottery

problemi per slot machine e vlt

Nonostante la sua crisi, che sta diventando “infinita”, il settore dei giochi, compresi i migliori casino online, è uno dei primi in Italia: produce un giro di affari raddoppiato negli ultimi anni ed un gettito erariale in entrata ormai alla soglia dei 10 miliardi di euro. Ciò, secondo qualche ben informato, giustifica che questo mondo sia particolarmente “attenzionato” dal Legislatore e diventi, di conseguenza, uno degli ambiti possibili di intervento normativo: interventi che hanno come obbiettivo un ulteriore e nuovo incremento del prelievo fiscale. Inutile dire che quando lo Stato ha necessità di risorse “fresche” non vede l’ora di rivolgersi al mondo dei giochi con qualche altra “pazza tassazione” alla quale l’industria del gioco deve attenersi, anche se in questi ultimi mesi la “cosa” sta diventando veramente difficile da sostenere. Ma è già stato annunciato un aumento delle aliquote del Preu per i giochi di ultima generazione che l’anno scorso hanno determinato all’incirca la metà delle entrate statali complessive provenienti, appunto, dal gioco pubblico.

Si sta parlando delle new slot e delle Vlt: apparecchi sui quali, ancora una volta, si punta per moltiplicare i ricavi erariali derivanti dalla filiera del gioco lecito ed apparecchiature (le new slot) che si attivano tramite moneta metallica oppure con appositi strumenti di pagamento elettronici e che consentono di giocare partite per un costo non superiore ad 1 euro e con un montepremi massimo di 100 euro. Sono invece le Vlt quegli apparecchi che distribuiscono vincite in danaro con possibilità di vincita maggiori rispetto alle slot da bar, tanto da poter forse essere equiparate alle macchine ospitate nei Casinò. Entrambe le tipologie di apparecchi di gioco coinvolgono tre soggetti differenti tra loro: il concessionario, il gestore e l’esercente. Il primo vanta la titolarità del nulla osta per l’installazione, il secondo che stipula con lo stesso concessionario un contratto per le varie fasi delle operazioni di gioco ed, infine, il terzo che detiene la proprietà del locale in cui l’apparecchio di gioco viene installato connesso alla rete telematica del concessionario.

Questi i tre protagonisti della filiera che si trovano costretti ad affrontare una serie di problematiche fiscali difficilmente gestibili. Problematiche che si riferiscono all’ammortamento delle slot ed alla tassazione dei proventi che spesso e volentieri sfociano in contenziosi con l’Amministrazione Finanziaria. Tra i due problemi, senza dubbio l’ammortamento degli apparecchi è ciò che desta preoccupazione maggiore, proprio relativamente alla procedura da effettuare per ripartirne il relativo costo tra gli esercizi di vita utile degli stessi macchinari e per determinare il reddito di impresa dei singoli esercizi: impresa non facile da attuare. Quello che complica l’ammortamento delle slot è l’impossibilità di attribuire loro una specifica categoria a causa della natura “ibrida” degli apparecchi: infatti, gli stessi si suddividono tra semplici macchine e più sofisticati software. In mancanza di indicazioni normative ben precise non risulta chiaro se le Awp debbano essere inquadrate tra i beni materiali, e poi riuscire a capire tra quali in questa categoria, oppure tra beni immateriali.

Ma sarebbe anche semplice se fosse tutto qui: volendo ricondurre le videolottery tra i beni materiali, non c’è certezza di uno specifico coefficiente di ammortamento da applicare nell’attività di gestione degli apparecchi di gioco a causa del mancato aggiornamento delle linee guida contenute nelle tabelle ministeriali relative alle varie tipologie. Sembra evidente che di fronte a questo scenario, i gestori degli apparecchi di gioconel tentativo di inserire le slot nei beni materiali hanno cercato strategie variegate “seguendo astrazioni e collegamenti” con altri gruppi di beni che potrebbero essere assimilabili. Invece, per quanto riguarda le quote di l’ammortamento, alcuni hanno scelto di utilizzare quella del 20% in analogia con le macchine d’ufficio elettromeccaniche ed elettroniche, come PC e sistemi telefonici elettronici. Altri gestori hanno scelto, al contrario, di assimilare le slot non già ad un bene materiale, bensì ad un bene immateriale facendo presente che di fatto la scheda di gioco è un software che interagisce con il sistema del concessionario e consente di riprodurre gioco dal relativo videoterminale: per ciò hanno dedotto la quota di ammortamento nel limite del 50% del costo relativo.

Ovviamente, non sono mancate le contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ma perché questa volta si è voluti entrare in un argomento così specifico? Solo e semplicemente poiché quando si parla di gioco appare tutto complicato e di dubbia interpretazione: quindi, il cammino commerciale di coloro che ancora si avventurano nel “business del gioco pubblico” non è tutto fluido e senza pensieri come si vuole far apparire. Anzi: è tutto complicato, difficoltoso da gestire, bisogna conoscere leggi e contro-leggi. Oggi più che mai quando è divenuto molto difficile avere una attività ludica che possa rimanere aperta al pubblico considerate le norme in essere e che “una riserva di Stato” deve assolutamente rispettare. Quindi, non corrisponde al vero che una impresa di gioco abbia la vita spianata soltanto perché ha in mano una concessione che le consente di offrire il prodotto gioco statale al pubblico. Sembrerebbe proprio diversamente: è senza dubbio più facile per una attività illegale avere tornaconti economici “interessanti” e fare passi da gigante sul mercato che da parte del gioco lecito viene lasciato sempre più spesso in mani illecite.

Non bisogna dimenticarsi, poi, il Decreto Dignità che in ottica delle macchine di gioco di nuova generazione ha previsto una serie di misure significative. Innanzi tutto ha disposto che l’accesso a queste apparecchiature da intrattenimento per il gioco lecito venga consentito esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria con lo scopo di impedirne l’uso ai minori. A partire dal prossimo 1° gennaio 2020, quindi, verrà avviata la rimozione degli apparecchi privi di meccanismi idonei ad impedire, come detto, l’accesso ai minori, imponendo una sanzione amministrativa a chi non si adeguerà a questa nuova norma consistente in diecimila euro per ogni apparecchio. E poi dicono che la vita del concessionario, del gestore e dell’esercente del gioco pubblico sia una vita dorata… Mah, qualche perplessità onestamente si potrebbe anche avere.

Giugno 23, 2019: •
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